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Chez Nous | 29 ottobre 2019, 05:00

75 parole

75 parole

“I gruppi regionali Lega Vallée d’Aoste, Mouv’ e il Consigliere Restano hanno, come si sa, presentato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente Fosson a causa della sua inadeguatezza politica espressa nella conduzione e nell'indirizzo amministrativo del governo regionale.

In queste ore voci di corridoio vedrebbero la Lega alla guida di un ipotetico ribaltone. Nulla di più sbagliato! La Lega vuole tornare al governo della Regione ma vuole tornarci con la legittimazione delle urne”.

Il diktat, è del Commissario della Lega Vallée d’Aoste, Marialice Boldi, che gela così le velleità di chi pensa di poter aprire una nuova stagione politica percorrendo la strada di una riconciliazione con la Lega. Di più, è certo che in alternativa alle elezioni anticipate la Lega, in caso di rimpasto della maggioranza, mette sul tavolo Nicoletta Spelgatti alla presidenza della Giunta. Nessun  unionista lo può accettare e grandi difficoltà avrebbero pure Uvp e Alpe che hanno mandato a casa la signora Spelgatti.

Se lo stato dell’arte sta nelle 75 parole della signora Boldi è chiaro che non ci sono via di uscita. O meglio, la via d’uscita potrebbero essere le elezioni anticipate ma la paura fa 90. L’Umbria insegna. L’Umbria insegna ma non  abbastanza. La Lega è un monolite impossibile da scalfire; inutile pensare a qualche defezione tra i sette consiglieri; inutile pensare, per il momento, a Stefano Aggravi o a Roberto Luboz per progettare un ribaltone.

L’Umbria ha anche insegnato che se non si va sul territorio, se non si incontrano gli elettori, se non si dicono le cose chiare, se non si danno possibile soluzione ai problemi, se non si guarda ai quindicenni e ai sedicenni che più di altri hanno bisogno di avere indicazioni e prospettive, si lascia spazio agli incantatori di serpenti e ai venditori di illusioni.

L’Umbria insegna. Ha fatto più comizi Salvini (quasi 60) che Zingaretti e Di Maio messi assieme. E questo la dice lunga sull’importanza dei contatti con gli elettori.

In Valle più nessuno fa comizi; più nessuno organizza gazebo per parlare con i cittadini, più nessuno cerca di capire cosa si aspettano i valdostani.

Dopo un anno di attività il bilancio della Giunta Giunta Fosson presenta più ombre che luci. Basti ricordare le sollecitazioni di Confindustria sul Def che presenta lacune nelle politiche per la ricerca, per i giovani. Andare al voto in queste condizioni significa dare spazio alla destra, ai fascisti e ai peggio ancora.

L’Umbria insegna che le furbate, le politiche senza anima, dei calcoli e delle convenienze non pagano. Accordi e accrocchi opportunistici castigano chi li propone. L’Umbria insegna. Per la prima volta nella storia “la rossa” nella mani della destra del Carroccio. Una consegna che presenta percentuali schiaccianti: il 36,95% della Lega, il 10,4% di Fratelli d’Italia, il 5,5% di Forza Italia. In caduta libera il Pd, al suo minimo storico con il 22,3%, ma anche peggio i Cinque stelle, fermi al 7,4%.

La Valle d’Aosta ha imboccato la medesima strada dell’Umbria che porta alla vittoria chi urla più forte. Peggio ancora in Valle c’è chi oltre a non parlare c’è chi non governa come dovrebbe. E all’orizzonte si profilano ombre lunghe di probabili imminenti scossoni che porteranno la Valle nel caos.

piero.minuzzo@gmail.com

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