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FEDE E RELIGIONI | 22 ottobre 2019, 09:00

PAPA: Missionari per donare aria pura a un mondo inquinato

PAPA: Missionari per donare aria pura a un mondo inquinato

«Donare aria pura, di alta quota, a chi vive immerso nell’inquinamento del mondo»: questa è la missione secondo la suggestiva immagine evocata da Papa Francesco, che domenica 20 ottobre ha celebrato la messa nella basilica vaticana in occasione della Giornata mondiale missionaria, collocata quest’anno nel cuore del mese straordinario dedicato per volontà del Pontefice proprio all’evangelizzazione.

Commentando le letture all’omelia il Papa si è soffermato su tre parole: un sostantivo, “monte”; un verbo, “salire”; e un aggettivo, “tutti”. E così, ha spiegato, il primo termine serve a ricordare «che siamo chiamati ad avvicinarci a Dio e agli altri»: al Signore «nel silenzio, nella preghiera, prendendo le distanze dalle chiacchiere e dai pettegolezzi che inquinano»; e poi anche alle altre persone, che «dall’alto si vedono nell’insieme e si scopre che l’armonia della bellezza è data solo dall’insieme». Per apprendere, e questa è una lezione sempre attuale, «che i fratelli e le sorelle non vanno selezionati, ma abbracciati». Perché, in definitiva «la missione inizia sul monte», dove «si scopre ciò che conta».

Ed ecco allora la seconda parola approfondita dal Papa, “salire”, la quale rende evidente che «non siamo nati per stare a terra, per accontentarci di cose piatte». Di conseguenza, ha chiarito, «bisogna lasciare una vita orizzontale, lottare contro la forza di gravità dell’egoismo, compiere un esodo dal proprio io», anche se ciò «costa fatica», in quanto «è l’unico modo per vedere tutto meglio, come quando si va in montagna e solo in cima si scorge il panorama più bello». Ma l’ascensione, ha avvertito il Pontefice, non è semplice se «si è appesantiti di cose»; perciò «nella vita bisogna alleggerirsi di ciò che non serve».

E questo, ha avvertito, «è anche il segreto della missione: per partire bisogna lasciare, per annunciare bisogna rinunciare. L’annuncio credibile non è fatto di belle parole, ma di vita buona: una vita di servizio, che sa rinunciare a tante cose materiali che rendono indifferenti e chiudono in sé stessi; una vita che si stacca dalle inutilità che ingolfano il cuore e trova tempo per Dio e per gli altri». Infine la terza parola richiamata da Francesco: quel “tutti” che Dio «non si stanca di ripetere», mentre al contrario «noi siamo testardi nel ripetere “mio” e “nostro”».

Tutti, ha rilanciato Francesco, «perché nessuno è escluso dalla sua salvezza; tutti, perché il nostro cuore vada oltre le dogane umane, oltre i particolarismi». Ecco allora, ha concluso, in cosa consiste la «missione: salire sul monte a pregare per tutti e scendere dal monte per farsi dono a tutti».

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