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Chez Nous | 21 ottobre 2019, 08:00

L’ autunno caldo della politica valdostana

L’ autunno caldo della politica valdostana

Che ci faceva Carlo Marzi, segretario della Stella Alpina e assessore del Comune di Aosta, alla Leopolda? Forse Stella Alpina pernsa ad una federazione, dopo che Front Valdotain ha strizzato l'occhio al Governatore della Liguria Giovanni Toti? Con la presenza di Marzi nella Firenze renziana dove si è vista anche una folta delegazione valdostana compreso Giovanni Sandri e dopo il momentaneo accantonamento del progetto di fusione a freddo dell’Uv, Uvp e Alpe per dare vita ad un partito unico autonomista, inizia l’autunno caldo della politica valdostana.

Il progetto è comunque in congelatore e potrebbe lasciare il posto ad una Federazione di autonomisti. Un autunno caldo con il già annunciato congresso dell’Uv al quale si è aggiunta, con notevole anticipo, Rete Civica, chiave di volta del governo Fosson, che ha annunciato per il 30 novembre la convocazione dell’assemblea per verificare lo stato di attuazione degli ‘Impegni reciproci’ assunti per mandare a casa la giunta Spelgatti.

Rete Civica ha in mano il destino della Giunta Fosson che deve fare i conti con gli obiettivi di Rete Civica che non sono, in buona parte quelli degli altri partner di maggioranza. Li hanno sottoscritti per evitare lo scioglimento del Consiglio ed il ritorno anticipato alle urne. Ma a pochi piacciono. Dopo un anno di matrimonio politico alla valdostana i nodi vengono al pettine. La Giunta Fosson, fatti salvi alcuni singoli, non è in grado di affrontare con determinazione i problemi emergenti.

La giunta Fosson non è una squadra; è un insieme di singoli che viaggiano a ruota libera e ognuno rema nel proprio laghetto, alcuni con più forza altri molto blandamente. La Giunta Fosson non può più continuare facendosi forte del buon governo, della moderazione e della mediazione. Un anno di governo stampellato da Rete Civica è meno che soddisfacente. Tanta attenzione alle questioni istituzionali ma poca concentrazione sui problemi di tutti i giorni che le imprese, i lavoratori autonomi, gli anziani ed i pensionati devono affrontare nella quotidianità.

E’ inutile limare le imposte se poi le stangate arrivano dall’aumento delle materie prime, dai costi energetici e dalla burocrazia che stragola la voglia di fare. Era chiaro che per qualcuno la scelta meno peggio era trovare un’intesa con Rete Civica, ma alla luce dell’esperienza vissuta ci sono ripensamenti, dubbi, ma soprattutto sfiducia per l’inerzia del timoniere. Di più, qualcuno guarda con preoccupazione alla fine dell’inchiesta Geenna e alla chiusura di alcuni processi che potrebbero riequilibrare rappresentanze e cambiare i numeri in campo.

E quindi chiaro che questa Giunta non può continuare così com’è anche perché scade a maggio il contratto di maggioranza tra Rete Civica e il Governo Fosson. La voglia di tornare alle urne è poca. Tre quarti dei condomini del Palazzo Deffeyes sanno che dovrebbero tornare alle rispettive attività; per chi le aveva. Ma è altrettanto vero che c’è chi, pur non volendo tornare alle urne, con responsabilità dice che non si può continuare così.

E così crescono tensioni e malumori, si fanno congetture e ipotesi perché la Valle d’Aosta si merita di meglio. Le diplomazie dei vari partiti sono al lavoro per trovare soluzioni possibili ma si ipotizzano anche equilibri impossibili. La situazione politica è liquefatta; dalla crisi del 2016 ad opera traditori elettorali non si riesce a superare le frammentazioni infinite della stagione in cui si stanno dissolvendo le formazioni dei partiti tradizionali. Mancano leader carismatici e allora le truppe sono allo sbando anche se la Jeunesse Valdotaine pare essere partita alla conquista del territorio per incontrare il popolo unionista.

L’esigenza di dare dinamicità alla giunta regionale è ben più che una prospettiva; è una convinzione consolidata. Per questo circolano nomi del possibile nuovo timoniere. C’è chi guarda a Luigi Bertschy per il dinamismo, presenza sui problemi, la determinazione nell’affrontare i dossier. Di più l’assessore alle politiche del lavoro raccoglierebbe anche il consenso trasversale dai grillini a Gerandin, ma potrebbe riaprire il dialogo con la componente autonomista della Lega che in questi ultimi tempi ha qualche problema di rapporti con i leghisti ortodossi.

Per altri la possibile scelta potrebbe essere Emily Rini, presidente del Consiglio, che avrebbe anche il vantaggio di non indispettire troppo Antonio Fosson considerato che fanno parte dello stesso gruppo.

Dalla sua parte Emily Rini, ha esperienza, conoscenze, competenze e ottimi rapporti a livello nazionale frutto di un’intesa attività di pubbliche relazioni.

E ancora Albert Chatrian, assessore all’ambiente, sul quale però pesano alcune esperienze passate non soddisfacenti che rendono complicata l’eventuale scalata al secondo piano di Palazzo Deffeyes.

Ma è ancora troppo presto per parlare di successore di Antonio Fosson; per il momento si è solo al progetto di fattibilità. Fattibilità sicuramente impervia ma certamente più agevole che andare a elezioni anticipate.

piero.minuzzo@gmail.com

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