SANITÀ, SALUTE E STARE BENE | domenica 17 novembre 2019 15:36

SANITÀ, SALUTE E STARE BENE | 20 ottobre 2019, 18:00

Creme solari, la Spagna ritira i prodotti bocciati dal test. E in Italia?

Arriva dalla Spagna la svolta nella vicenda degli spray solari che non garantiscono la protezione dichiarata in etichetta. Lo stesso problema che avevamo riscontrato nell'ultimo test. Nuove analisi di laboratorio effettuate dall'autorità spagnola confermano la non conformità dei solari segnalati e i produttori stanno procedendo al loro ritiro. È ora che anche il Ministero della Salute riveda la sua posizione e, nel caso, disponga il ritiro dal mercato italiano.

Creme solari, la Spagna ritira i prodotti bocciati dal test. E in Italia?

Sono passati oltre tre mesi dalla nostra richiesta al Ministero della Salute al quale avevamo segnalato due prodotti che, nel corso dei nostri test, avevano rilevato un fattore protettivo inferiore a quello dichiarato in etichetta. Ora dalla Spagna arriva un elemento di svolta. L'AEMPS, l'autorità spagnola interpellata dall'associazione di consumatori OCU con cui collaboriamo, ha effettuato nuove analisi sui prodotti segnalati dai colleghi spagnoli, riscontrando valori di SPF inferiori a quelli dichiarati dai produttori e confermando, così, anche quanto rilevato dai nostri test. Le aziende segnalate in ambito spagnolo (Isdin e Babaria) stanno ritirando i prodotti, paradossalmente proprio in un momento in cui - dopo l'estate - la vendita di prodotti solari registra un calo fisiologico. Alla luce dei nuovi risultati ci aspettiamo che il prodotto Isdin, venduto anche in Italia, venga ritirato anche qui e abbiamo scritto nuovamente al Ministero della Salute, chiedendo che vengano effettuate indagini indipendenti anche sull'altro prodotto che non aveva superato i nostri test, il Rilastil - Baby transparent spray wet skin 200 ml da noi segnalato e testato in due laboratori diversi e che ne venga disposto, nel caso, il ritiro dal mercato

Tutti i dettagli del test sui solari 

Ricordiamo com'erano andate le cose. I risultati dell'ultimo test sulle creme solari con fattore Spf 50+ acquistate tra discount, farmacie e supermercati erano stati in linea di massima rassicuranti: quasi tutti rispettavano il grado di protezione riportato in etichetta. Facevano eccezione due prodotti, che sono stati bocciati e che abbiamo provveduto a segnalare al Ministero della Salute chiedendone il ritiro dal mercato, parliamo di Rilastil Baby transparent spray wet skin e di Isdin Transparent spray wet skin. Vediamo perché. 

  • Rilastil - Baby transparent spray wet skin 200 ml
    Le nostre prime prove di laboratorio hanno dimostrato che la protezione dichiarata in etichetta (Spf 50+, altissima protezione) non corrisponde a quella reale. Contrariamente a quanto riportato sulla confezione, infatti, i test di laboratorio hanno rilevato un Spf pari a 20,9: parliamo quindi di una protezione media. Come previsto dal nostro protocollo, prima della pubblicazione del test abbiamo inviato i risultati delle prove a Rilastil. Successivamente alla stampa della rivista InSalute di giugno, abbiamo ricevuto dal produttore prove di laboratorio che confermavano il livello di protezione dichiarato. Abbiamo quindi ripetuto le analisi su un altro prodotto appartenente allo stesso lotto, questa volta presso un altro laboratorio indipendente. Le nuove prove hanno avvalorato i risultati iniziali: l'Spf rilevato in queste seconde analisi è stato ancora più basso, pari a 16,3. Rilastil Baby transparent spray wet skin non protegge quanto dichiara in etichetta, né dai raggi Uvb né dai raggi Uva. 
  • Isdin - Transparent spray wet skin 200 ml
    Anche in questo caso, il test di laboratorio ha confermato che la protezione reale del prodotto Isdin Transparent spray wet skin è di gran lunga più bassa rispetto a quella indicata in etichetta. Nelle nostre prove abbiamo infatti rilevato un Spf pari a 16,5, contrariamente al fattore 50+ riportato in etichetta. Prima della pubblicazione dell'articolo sulla rivista InSalute di giugno, Isdin ci ha comunicato che il campione da noi testato non apparteneva a un lotto di prodotti venduti in Italia. Si trattava infatti di un campione acquistato in Spagna, dal momento che il test è stato eseguito in collaborazione con altre associazioni di consumatori europee. Quindi abbiamo deciso di acquistare dei nuovi campioni in Italia per sottoporli a ulteriori prove di laboratorio. Anche questo secondo test ha avvalorato i nostri primi risultati: questa volta l'Spf misurato è stato pari a 14,1, quindi il prodotto non garantisce la protezione dichiarata in etichetta (50+), né dai raggi Uvb né dai raggi Uva. 

Soprattutto in casi come questi, il rischio scottature può essere alto, a maggior ragione perché chi acquista questo tipo di prodotti è convinto di poter contare su un fattore di protezione altissimo e sul fatto che sono indicati per i bambini. 

Cosa è successo dopo la pubblicazione dei risultati

Il nostro studio sui prodotti solari è un’indagine internazionale svolta in collaborazione con altre organizzazioni di consumatori europee tra cui quella belga (Test Achats), spagnola (OCU) e portoghese (DECO) che, come abbiamo fatto noi, hanno segnalato alle relative autorità nazionali competenti responsabili della sicurezza dei prodotti cosmetici in commercio la non conformità dei propri prodotti. Riguardo alla situazione spagnola, inizialmente (luglio 2019) l'autorità nazionale competente in materia di cosmetici AEMPS aveva dichiarato corrette le analisi condotte nel nostro test, ma allo stesso tempo aveva ritenuto validi gli studi presentati da Isdin, concludendo che il prodotto era sicuro e che la non corrispondenza tra i risultati (quelli di OCU e quelli di Isdin) fosse da ricondurre a una ipotetica variabilità dei metodi di analisi dello standard ISO (come sostenuto anche dalla stessa azienda Isdin) e alla mancanza di segnalazioni di effetti sui consumatori nell’ambito della cosmetovigilanza (sistema di segnalazione a disposizione dei consumatori per riportare effetti indesiderabili derivanti dall’utilizzo dei cosmetici, ma sconosciuto per la maggior parte delle persone).

La risposta del Ministero della Salute

Le altre autorità nazionali competenti in materia di cosmetici, interpellate dalle associazioni che hanno eseguito il test in collaborazione con noi, si erano più o meno adeguate alla posizione espressa dall’autorità spagnola. In particolare, a seguito alla nostra segnalazione, il Ministero della Salute ci aveva richiesto i rapporti di prova completi delle analisi svolte dai laboratori da noi incaricati, ma solo in riferimento al prodotto Rilastil (prodotto in Italia) e, successivamente, ci comunicava di non avere motivo di intervento perché, a seguito di un’istruttoria tecnica, non erano emerse evidenze di possibili e immediati rischi per la salute umana in associazione all’utilizzo del prodotto in questione. Alla nostra richiesta di ulteriori informazioni per comprendere meglio i motivi di tale decisione e ci era stato risposto che le nostre analisi (indipendenti ed eseguite presso due laboratori diversi) erano da ritenersi corrette, così come quella fornita dal produttore di Rilastil. Stando a quanto dichiarato dal Ministero, il problema della discrepanza tra i nostri risultati e quelli del produttore risiederebbe, quindi, nell’incertezza dei metodi standard applicati.

Inoltre, sempre secondo il Ministero, la mancanza di casistica nel sistema di cosmetovigilanza su effetti indesiderabili derivanti dall’uso del prodotto sarebbe un elemento di prova di sicurezza del prodotto Rilastil. La posizione del Ministero della Salute corrisponde a quella espressa inizialmente dall’autorità spagnola AEMPS (di cui abbiamo parlato sopra), per cui ribadiamo il nostro disaccordo e le nostre perplessità sulle motivazioni alla base di tali decisioni. Riteniamo che i metodi di analisi dello standard ISO in uso siano affidabili e non consideriamo accettabile fare riferimento alla mancanza di segnalazioni nel sistema di cosmetovigilanza in relazione al prodotto Rilastil, poiché si tratta di un mezzo di segnalazione non utilizzato correntemente dai consumatori per informare l’autorità competente di potenziali effetti indesiderati.

La svolta in Spagna

A distanza di mesi (Ottobre 2019), però, l’AEMPS pubblica ufficialmente una nuova opinione relativa, questa volta, ai risultati di proprie analisi condotte in maniera indipendente sui solari segnalati da OCU (tra cui anche il prodotto Isdin) che, al contrario di quanto affermato inizialmente, non rispecchiano il fattore di protezione molto alta 50+ dichiarato in etichetta, come dimostrato dalle nostre analisi. I prodotti interessati (Isdin e Babaria) sono al momento oggetto di ritiro dal mercato. Alla luce dei nuovi risultati diffusi dall'autorità spagnola, riteniamo quindi che il Ministero della Salute debba effettuare delle proprie analisi per verificare la conformità del prodotto Rilastil, oggetto (insieme a Isdin) della nostra segnalazione. Riteniamo che le autorità debbano procedere con delle indagini indipendenti presso laboratori accreditati prima di poter dichiarare un prodotto sicuro, soprattutto a fronte di prove di laboratorio di terze parti (le nostre) che sollevano un problema di sicurezza per i cittadini. La nostra attività non si ferma, continueremo a investigare con lo scopo di tutelare la salute di tutti.

Protezione dai raggi Uvb e Uva

Cosa sono i raggi Uvb e i raggi Uva e perché è importante proteggersi?

  • I raggi Uvb sono responsabili della produzione di melanina e degli eritemi. La protezione dai raggi Uvb è indicata dall’Spf, ovvero il numero riportato in etichetta (in questo caso 50+). È possibile scegliere il grado di protezione in base a diversi fattori come ad esempio il fototipo della pelle, ma nei nostri test abbiamo scoperto che non sempre l'Spf dichiarato corrisponde a quello reale.
  • I raggi Uva, invece, sono quelli che penetrano più in profondità e causano l’invecchiamento precoce della pelle. La protezione dai raggi Uva è indicata in etichetta semplicemente da un bollo apposto dal produttore, che di fatto si fa garante che quel prodotto protegge da questi raggi. L'utilizzatore non sa però qual è il grado di efficacia reale di questo tipo di protezione.  

L'elevata esposizione a entrambi costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori della pelle. 

Una raccomandazione europea chiede che ci sia un certo equilibrio tra i due tipi di potere schermante e che la protezione contro i raggi Uva sia almeno un terzo dell’Spf dichiarato in etichetta. Abbiamo quindi misurato, oltre alla corrispondenza tra Spf dichiarato e Spf reale, anche che ci sia il giusto rapporto tra Uvb e Uva. Rilastil e Isdin non sono risultati conformi.

INCI creme solari per bambini, quali sono da evitare?

Altro punto importante, soprattutto quando la crema è destinata a proteggere i bambini, è che non ci siano ingredienti critici, come fragranze allergizzanti o sostanze che possono disturbare l’equilibrio ormonale del nostro organismo (interferenti endocrini). Non a caso abbiamo premiato due prodotti che non soltanto proteggono in maniera adeguata e rispettano il fattore Spf dichiarato, ma sono anche particolarmente curati nelle formulazioni, perché privi di tutti gli ingredienti dubbi. La buona notizia, comunque, è che negli ultimi anni abbiamo notato un miglioramento nelle composizioni della maggior parte dei prodotti solari per bambini, ma alcune eccezioni rimangono. I due prodotti bocciati, per esempio, oltre a non proteggere quanto dovrebbero, contengono anche sostanze che sconsigliamo. Rilastil, così come altri prodotti testati come Bilboa, Chicco, Coop e Uriage, contiene il filtro solare ethylhexyl methoxycinnamate, che è un potenziale interferente endocrino. Isdin contiene invece cyclopentasiloxane, un ingrediente che, secondo il comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori, non è raccomandato proprio nei solari in formulazione spray.

red. cro - altroconsumo

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