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ECONOMIA | 18 ottobre 2019, 20:40

Una regione sempre più vecchia e poco attrattiva nelle analisi della Cgil valdostana

Vilma Gaillard e Francesco Montemurro

Vilma Gaillard e Francesco Montemurro

Il Pil (prodotto interno lordo) della Valle d’Aosta, pur godendo di miglior salute rispetto d altre regioni, stenta a decollare, anzi, sembra rallenti. Secondo le stime nel 2018, con una prospettiva di crescita dello 0,9%, risulta ampiamente inferiore a quello rilevato nel 2007, prima della grande crisi, che era dell’11 a livello assoluto dell’11,4 in valori pro capite. Nel quadro generale di mancati recupero dei precedenti livelli di ricchezza, quella valdostana è stata una performance negativa, la peggiore del nord Italia. E le stime per il 2019 parlano di un ulteriore rallentamento nella crescita (+ 0,2%).

E’ quanto risulta da uno studio di analisi della situazione economica, sociale e infrastrutturale della regione che la Cgil Valle d'Aosta ha commissionato all’Ires, realizzata da Francesco Montemurro con Valerio Porporato, che traccia la situazione valdostana. Tra i principali indicatori la disoccupazione, che al secondo trimestre di quest’anno risulta del 7%, tra le più alte del nord Italia.

Anche i dati sull’occupazione, che vedono impiegate 69,1 persone ogni 100 in età lavorativa e sono in netta crescita, pongono, secondo la Cgil, degli interrogativi sulle nuove posizioni lavorative. “Sembra dai dati disponibili che l‘incremento di occupati – dice la segretaria della Cgil valdostana, Vilma Gaillard - sia avvenuto a discapito delle condizioni retributive e contrattuali.” Sono diminuite le ore lavorate e quindi sono cresciuti il part time ed il lavoro a tempo determinato, che provoca periodi di disoccupazione. Nel 2018 i lavoratori con contratto a termine erano il 18% della forza lavoro locale, contro un dato nazionale del 17.

Un aspetto che frena il potenziale produttivo della Valle d’Aosta è lo squilibrio generazionale prodotto dall’invecchiamento della popolazione e dalla scarsa attrattività per le popolazioni delle regioni vicine, mentre queste hanno attratto emigrazione dalla Valle d’Aosta. Nel periodo 1° gennaio 2015 – 31 dicembre 2018 25.018 persone hanno trasferito la loro residenza dalla nostra regione. I limiti dell’offerta formativa a livello universitario causano sia l’esodo della popolazione sia la mancanza di nuovi arrivi.

Su questo fenomeni agisce anche la persistente limitazione dell’accessibilità alla Valle d’Aosta tramite trasporto pubblico ed il costo dei pedaggi autostradali. L’indice dell’attrattività delle nostre strutture formative universitarie è il secondo più basso d’Italia, dopo quello della Basilicata. La debolezza della programmazione mostrata negli ultimi anni dai Governi regionali, infine, minano lo sviluppo socioeconomico della Valle d’Aosta.

a. bo.

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