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Info consumatori | 16 ottobre 2019, 17:00

Influenza, iniziate le vaccinazioni: le 7 fake news da sfatare

Molte persone sono già costrette a letto con tosse o raffreddore ancor prima dell’avvio della campagna vaccinale

Influenza, iniziate le vaccinazioni: le 7 fake news da sfatare

Le fake news sono buone alleate del virus dell’influenza e possono renderla più rischiosa. Alla  partenza della campagna vaccinale contro l’influenza – attiva da martedì 15 ottobre, al 31 dicembre  2019-ecco il “catalogo” dei pregiudizi e falsi miti in tema di vaccinazione antinfluenzale, pubblicati  sulla pagina del sito del ministero della Salute, dedicata all’epidemia stagionale.

Il primo è che l’influenza non sia una malattia seria, quindi non c’è bisogno del vaccino. Un grave  errore di valutazione. Si tratta infatti di “una malattia respiratoria che può manifestarsi in forme di  diversa gravità che, in alcuni casi, possono comportare il ricovero in ospedale e anche la morte. Più di  650 mila persone, nel mondo, muoiono ogni anno.

Alcune fasce di popolazione, come i bambini piccoli  e gli anziani, possono essere più a rischio di gravi complicanze influenzali, come polmoniti e  peggioramento delle condizioni fisiche”. Secondo pregiudizio è che ilo stesso “vaccino antinfluenzale  può far contrarre l’influenza”. Un’idea infondata visto che contiene virus inattivati; i virus, cioè, sono  stati trattati in modo tale da non essere attivi e, quindi, non possono far ammalare. 

I vaccini inattivati, somministrati per mezzo di iniezione intramuscolare, possono causare comunemente  reazioni locali come dolenzia e arrossamento nel punto di iniezione e, meno spesso, febbre, dolori  muscolari o articolari o mal di testa. C’è poi chi crede che “il vaccino antinfluenzale può causare  malattie croniche o la sindrome di Guillain-Barrè”. Secondo i dati scientifici, però, non è proprio così.

I  dati attuali indicano che i vaccini non inducono alcuna malattia cronica così come no aggravano il  decorso di quelle presenti.  Mentre i casi di sindrome di Guillain-Barrè si verificano comunemente in seguito a un’infezione  gastrointestinale o un’infezione respiratoria acuta tra cui l’influenza, per cui la vaccinazione  antinfluenzale può effettivamente ridurre il complessivo rischio, prevenendo l’influenza. Lo specifico  aumento del rischio di questa sindrome dopo la vaccinazione, infatti, è piccolo, nell’ordine di uno o due  casi aggiuntivi per milione di dosi somministrate  Altra convinzione infondata è che il vaccino non funzioni perché si è avuta l’esperienza di ammalarsi  nonostante la vaccinazione.

Il vaccino però protegge solo dall’influenza vera e propria, non dalle tante  sindromi para-influenzali che circolano. Durante la stagione influenzale sono presenti molti altri virus:  rinovirus (causa del “raffreddore comune”), virus respiratori sinciziali (causa più frequente di sindrome  respiratoria grave nella prima infanzia e importante causa di morte da patologia respiratoria nei soggetti  con 65 anni e più) ma anche i virus responsabili della cosiddetta influenza intestinale.

C’è poi chi è convito di essere immune grazie alla vaccinazione dell’anno precedente o perché ha  contratto l’infezione nella stagione passata. In realtà la protezione indotta dal vaccino comincia circa 2  settimane dopo la vaccinazione e dura per un periodo di 6/8 mesi per poi decrescere. Inoltre i ceppi virali in circolazione possono mutare, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di  ogni nuova stagione influenzale.

Molto pericolosa, poi, la convinzione che non ci si possa vaccinare in  gravidanza.

Invece la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata alle donne che si trovano nel secondo  e terzo trimestre di gravidanza, in quanto protegge sia la mamma, riducendo il rischio di ricovero  almeno del 50%, che il bambino, riducendo significativamente i casi di malattia e di otite nei primi due  mesi di vita.  Infine la dannosa convinzione che gli antibiotici possano curare l’influenza. Questi farmaci sono efficaci  solo contro malattie di origine batterica e risultano totalmente impotenti nei confronti di una malattia  virale, come l’influenza.

L’uso inappropriato di questi medicinali potrebbe, inoltre, essere  controproducente, in quanto potrebbe rendere la loro azione inefficace, qualora la loro assunzione fosse  realmente necessaria. La vaccinazione è la forma più efficace di prevenzione dell’influenza.

L’influenza ha già iniziato a colpire migliaia di italiani in anticipo rispetto all’inizio del periodo di  rilevazione dei casi, che secondo l’Iss parte dalla quarantaduesima settimana dell’anno.

bruno albertinelli

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