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CRONACA | 09 ottobre 2019, 09:12

Anniversario della strage e del disastro del Vajont

Ricorre oggi il 56° anniversario della tragedia del Vajont. Tra quanti parteciparono alle operazioni di soccorso, i militari dell’Esercito Italiano svolsero un ruolo di primaria importanza a sostegno della popolazione

Anniversario della strage e del disastro del Vajont

E' il 9 ottobre 1963 e sono le 22.39 quando nel neo-bacino idroelettrico artificiale del Vajont, in provincia di Belluno, si consuma una delle tragedie che hanno lasciato il segno nel nostro Paese. Dalla costa del Monte Toc si stacca una frana lunga 2 chilometri e di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e terra. In circa 20 secondi la frana arriva a valle, generando una scossa sismica e riempiendo il bacino artificiale.

La caduta della colossale frana nelle acque del sottostante bacino provoca una tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso con effetto di dilavamento delle sponde del lago. L'onda supera la diga provocando l'inondazione e la distruzione dei centri abitati del fondovalle veneto. Frana ed errori umani fanno contare 1918 morti. Da allora sono passati 56 anni ma il ricordo della catastrofe è ancora indelebile.

Per fronteggiare i danni, intervenne prontamente l’Esercito Italiano. In particolare, tra i primi soccorritori giunse la Brigata Alpina “Cadore”, che partecipò all’opera di ricerca dei dispersi con una presenza media di 2014 unità di varie armi e specialità.

Fino al 17 novembre si alternarono, in totale, 3.488 militari. Giovani militari di leva, Ufficiali e Sottufficiali per 38 giorni scavarono tra il fango, anche a mani nude, per estrarre le vittime.

Alle attività di soccorso, oltre agli alpini del 7° Reggimento, parteciparono centinaia di paracadutisti, fanti, artiglieri, genieri, trasmettitori, cavalieri ed elicotteristi e migliaia di volontari civili.

Un impegno per i quale le Bandiere del 7° Reggimento Alpini e del 6° Artiglieria da Montagna vennero decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Civile. Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1910 vittime.  Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi.

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti. La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.

red. cro.

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