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ECONOMIA | 16 settembre 2019, 10:30

Bar e ristoranti motore dell'occupazione nel settore turistico

Bar e ristoranti rappresentano quasi il 60% delle aziende del comparto iscritti, contro il 28 dell’alberghieri a dimostrazione del ruolo svolto dalle aziende che fanno riferimento, in Valle, a Confcommercio

Bar e ristoranti motore dell'occupazione nel settore turistico

Una analisi L'Osservatorio del Mercato del Lavoro dell’Ente Bilaterale del Turismo smentisce inequivocabilmente la percezione che a trainare l’industria del turismo invernale sia le località più famose. L’analisi riguarda il mercato del lavoro e della situazione economica e occupazionale regionale nell’ambito del settore turistico, limitatamente alle aziende che, avendo dipendenti, versano le quote all’Ente. Una analisi mirata ai fabbisogni formativi e alle politiche aziendali di programmazione delle attività.

Il rapporto raccoglie i dati della stagione invernale 2018/2019 e li mette a confronto con i dati della stagione invernale precedente.

Scorrendo il confronto delle due stagioni indica una variazione in negativo nel numero delle aziende iscritte all’Ente, che passa da 1061 a 1025, generando una variazione percentuale pari a -3,39%.

La concentrazione più grande di aziende si riscontra nel settore dei ristoranti, che rappresentano il 37% del totale delle aziende, quindi nel settore alberghiero raggiungendo il 28% ed infine nel settore dei bar con una percentuale pari al 22%.

Si tratta di numeri importanti che confermano come i settori di riferimento di Confcommercio rappresentino un vero e proprio traino per l’occupazione. Tuttavia, ci sono ancora margini di miglioramento, se consideriamo che per un imprenditore su 4 resta difficile reperire le figure professionali richieste.

Per quanto riguarda poi l’occupazione, ovvero il numero di dipendenti suddivisi nei vari settori, a differenza del numero di aziende che ha subito un decremento, l’occupazione è cresciuta del 2,23%; infatti il numero medio dei dipendenti dell’ultima stagione è pari a 6.381, mentre quello della stagione precedente era pari a 6.242.

Spiega l’analisi: “Ipotizziamo che, a compensazione delle aziende che hanno cessato l’attività o che l’hanno sensibilmente ridotta rinunciando ad assumere personale dipendente, le aziende con una struttura più consolidata e stabile abbiano incrementato il volume di attività e, conseguentemente, il fabbisogno di personale. Inoltre la nuova disciplina per le prestazioni di lavoro occasionali ha costretto alcune aziende ad assumere personale con contratti stagionali a termine, anziché avvalersi di prestazioni occasionali retribuite tramite voucher”.

La concentrazione più grande di lavoratori si riscontra nel settore alberghiero

Raggruppando gli alberghi, i campeggi, i rifugi alpini e altre strutture ricettive, la ricettività ha occupato 3.669 dipendenti, pari al 57% del totale degli occupati. Sommando i pubblici esercizi e le agenzie viaggi raggiungiamo 2.585 dipendenti che rappresentano il 41% del totale dei dipendenti.

Tutto questo a dimostrazione che la politica dovrebbe guardare al comparto turistico guardando con maggiore considerazione alla ristorazione, ai bar, al commercio che rappresentano una realtà consolidata e diffusa in grado di tamponare le cicliche crisi delle strutture ricettive.

red. eco.

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