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Il rosso e il nero | 10 settembre 2019, 08:00

UNA SCUOLA PER POLITICI E AMMINISTRATORI

UNA SCUOLA PER POLITICI E AMMINISTRATORI

Scrive Milena Gabanelli su uno dei principali quotidiani italiani a proposito della classe dirigente: "Di fatto i criteri di scelta e di arruolamento sono sempre gli stessi: cooptazione, fedeltà, convenienza reciproca. E' una minaccia alla democrazia pretendere che siano richiesti requisiti di merito e di competenza prima di cedere le chiavi di un ministero, una Regione, un Comune?".

Se guardiamo alla composizione del nuovo Governo italiano qualche dubbio sorge spontaneo, ma se guardiamo al merito e alla competenza dei nostri governanti regionali e comunali qualche dubbio rischia di diventare certezza. Quanti nostri Comuni latitano nell'utilizzare gli avanzi di amministrazione che potrebbero essere investiti, svincolati dal blocco sulla base di recenti disposizioni normative (legge di bilancio), per rilanciare l'occupazione  e le aziende locali?

E come mai la Regione non è riuscita ad utilizzare tutte le risorse finanziarie di molti fondi europei disponibili per dare una scossa salutare alla nostra economia?

Perché la nostra Regione cresce poco e male nonostante la lodevole resistenza delle sue imprese e dei lavoratori?

Se le cose stanno così (e stanno così), vuol dire che c'è un problema enorme che si chiama formazione, merito e competenze dei nostri amministratori, della nostra burocrazia, insomma della nostra classe dirigente. E senza merito, formazione e competenze non c'è futuro per la comunità valdostana. Sarebbe allora necessario inventarsi una sorta di scuola di alta formazione amministrativa e non c'è bisogno di scomodare l'ENA francese (Scuola Nazionale di Amministrazione).

Basterebbe  mettere su una struttura permanente dove sia possibile dare contezza di contabilità e bilanci, di funzionamento della macchina amministrativa e della selezione dei suoi quadri dirigenti, di una piena conoscenza delle norme statutarie e delle sue attuazioni, di una approfondita conoscenza delle norme del Comparto Unico regionale del pubblico impiego, dei rapporti con le parti sociali (in primis i Sindacati), di sapersi confrontare con le best practices, le buone pratiche amministrative, attraverso il ricorso alle tecniche del benchmarking.

E sopratutto c'è bisogno di etica sociale nella Pubblica Amministrazione. Sembra un libro dei sogni, ma basta guardare alla nostra opaca quotidianità nella gestione della cosa pubblica per rendersi conto che un tentativo va pur fatto. Ci vuole tanto a capire che per ben amministrare non basta una pedissequa osservanza della norma (e a volte non c'è neanche quella) se non si punta anche al risultato e alla qualità dell'azione amministrativa?        

ROMANO DELL'AQUILA

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