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Chez Nous | 24 agosto 2019, 12:00

Sanità commissariata politica sbandata: Aosta-Cuba

Sanità commissariata politica sbandata: Aosta-Cuba

Qualcuno sostiene che la democrazia, come la concepiamo noi oggi in Italia e soprattutto in Valle, funziona in base alla Rappresentanza dei cittadini. Ciò sembra escludere a priori il fattore Competenza, che è dunque secondario o ininfluente nelle nostre scelte perché il tutto avviene tramite votazione popolare, come ben sappiamo, e produce governi a tutti i livelli che sono espressione degli interessi dei singoli gruppi da essi rappresentati.

E di tutto questo a subirne le conseguenze siamo noi valdostani che una volta eletti i 35 faraoni di cartapesta ne sopportiamo i danni che provocano per incapacità e incompetenza. Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio ma di tanta erba si dovrebbe fare un falò. E scegliere l’erba da non bruciare in una situazione di aridità politica progettuale e gestionale diventa davvero difficile anche se ci sono problematiche che più di altre toccano i cittadini.

E la sanità valdostana, escluse le eccellenze che via via stanno scemando, escluso il personale che sopperisce alla mancata programmazione soprattutto nei settori più sensibili, esclusa quella forza di inerzia con la quale procede il nostro servizio sanitario sulla spinta di chi è dietro lo sportello o in ambulatorio ma che è destinata ad esaurirsi, escluso tutto questo e tanto altro il Sistema sanitario valdostano è come un barcone in mezzo al Mediterraneo dove gli occupanti (i valdostani) sono in attesa di una Ong che li porti in salvo.

Fortunatamente in Valle non si può parlare di corruzione e c’è la dimostrazione plastica che nella sanità valdostana la maggior parte sono  bravi lavoratori e professionisti competenti.

Ma sono i ‘governi’ formati da persone che non sono state scelte per le loro doti di integrità morale, di affidabilità, di imparzialità, di conoscenza dei problemi e via dicendo ma per grazia ricevuta e non per la loro competenza quale cifra selettiva. Al limite potrebbero anche essere totalmente ignoranti in materia. Ha fatto scalpore quando il giovane consigliere regionale unionista, Joel Farcoz, ha rifiutato responsabilmente l’assessorato alla Sanità perché non si sentiva all’altezza del mandato. Onore al merito.

E così l’Assessorato alla sanità della Giunta Fosson è stato affidato a chi che come nulla fudesse è passato dall’assessorato comunale alle Finanze del Comune di Aosta all’assessorato regionale ai lavori pubblici all’assessorato regionale alle Finanze all’assessorato regionale alla Sanità. In sostanza la sanità è considerata alla stregua di qualsiasi altro assessorato non capendo che la sanità si occupa di persone, di donne, di uomini, di bambini, di anziani e non di strade, ponti e case popolari. Insomma la poliedricità politica consente a chiunque di passare dall’appalto di una strada alla geriatria, dall’assegnazione di un alloggio alla pediatria, dall’inaugurazione di un ponte alla prospettiva gestionale dell’emergenza sanitaria. Anche se magari chiede maggiori risorse finanziarie ma ch non vengono concesse per una visione limitata. E torniamo al punto di partenza: un ragioniere non è detto che sappia gestire le risorse di una regione o che abbia il coraggio di compiere scelte, anche impopolari e anticlientelari per dare risposte concrete alle emergenze.

Eppure gli elettori hanno eletto alcune persone competenti per materia ma i competenti fanno ombra e quindi e meglio lasciarli nel limbo. La nostra politichetta vive di mediocrità, pensa in piccolo, si trastulla nel proprio ego comodamente seduta nel proprio oricello. E chi è fuori dal recinto di quell’immaginario quanto infausto orticello soffre, si mette in coda nelle lunghe liste d’attesa e nella loro impotenza devono chiedere il favore per ottenere un servizio che è un loro diritto. Ecco il bieco clientelismo.

Il nostro sistema di rappresentanza è inadeguato per governare la complessità che attraversiamo e di questo la politichetta non se ne rende conto.

E di questo nemmeno quello che veniva annunciato come cambiamento, la Giunta Spelgatti, è stata in grado di percepite e per questo il Commissariamento della Sanità valdostana continua indisturbato con le conseguenze che ne derivano: mancanza di programmazione, una gestione del tappa un buco per aprirne un altro, personale ‘orfano’ di direttive.

Il Commissariamento della Usl della Valle d’Aosta è anche frutto di quell’arroganza e di quella connivenza tra burocrazia e politichetta che non avendo competenze deve necessariamente lasciare mano bianca alla burocrazia.

Ora il Commissariamento prosegue per una serie di ricorsi; ma la cosa stucchevole è che chi ricorre per ricoprire il posto di Direttore dell’Usl, con l’entrata in vigore del Registro Nazionale dei Direttori delle Usl non possiederebbe il requisito dell’iscrizione al Registro medesimo. Ma questo ha poco interesse se si pensa che la politichetta, a partire dall’allora assessore signora Chantal Certan (Alpe) che gestiva la sanità nella giunta Spelgatti e ora anche se ha cambiato dicastero è ancora al Governo, non è stata in grado di risolvere la questione.

La politichetta non avendo il coraggio delle proprie scelte pilatescamente si affida e aspetta le decisioni di terzi.

E così ci sono settori sensibili della nostra sanità che vengono sguarniti per sopperire alla mancanza di risorse in altri reparti. Pediatri che mancano, servizi sotto organico, onerose consulenze esterne. Eppure che i medici andassero in pensione si sapeva ed era prevedibile. Che altri medici scelgano esperienze professionali diverse è possibile. Il centro prelievi più volte ha lavorato a scartamento ridotto perché il personale era in ferie. Ma nessuno sapeva chi e quando andava in ferie?

Manca la programmazione con buona pace dei sindacati che protestano per i ticket che fa più populismo ma non per accrescere l’efficienza in tutti i settori.

Sentenze del Consiglio di Stato consentirebbero di valorizzare tante figure professionali in organico ma nessuno ci pensa. Si chiede la disponibilità di un medico a cambiare servizio ma il suo posto non viene coperto. E si apre un altro buco. La formazione è un formaggino che piace a molti e allora avanti con i trasferimenti volontari da un servizio all’altro senza tenere conto che certi settori sensibili hanno la necessità di essere potenziati con professionalità e continuità. Per non parlare dei medici che arrivano da fuori Valle a parcella per i servizi notturni. C’è chi parla di 700 euro a notte. Ma ai medici dell’Usl che si mettono a disposizione per svolgere mansioni che non sono le loro nessun riconoscimento ma sono costretti a seguire corsi di formazione a tappe forzate senza alcun riconoscimento economico. E tutto questo con buona pace dei sindacati.

A qualcuno è sfuggito che la sanità valdostana ha imboccato la china gestionale politica già percorsa dal casino perché nessuno, la politichetta prima tra tutti, non intende essere disturbata coinvolgendo nella programmazione e nella gestione tutto il personale.

Ognuno di noi pensa e spera che il primario dell’ospedale sia il più bravo in materia, così come spera che in una scuola i docenti siano i più preparati e idonei all'insegnamento ai nostri figli. Ma non facciamo il medesimo auspicio per chi ha le redini del nostro vivere quotidiano.

Angelo Panebianco in un fondo del Corriere della Sera da titolo ‘Competenze e democrazia i politici e la cuoca di Lenin’ ha scritto: ”L’incompetenza del votante è l’inevitabile tributo da pagare per avere la democrazia e godere dei suoi vantaggi. L’incompetenza del votato, invece, è una iattura. Ci si prepara al voto in Italia in un’epoca in cui è tornato di moda demonizzare sia la democrazia rappresentativa che il professionismo politico. In nome della «vera democrazia», la democrazia diretta, e dei «diritti» del cittadino comune, conculcati dagli intrighi dei professionisti”.

E sempre Panebianco ricorda che: “Fatta la rivoluzione a Cuba, Fidel Castro doveva assegnare le cariche di governo. Chiese ai suoi se fra loro ci fosse un economista. Che Guevara, avendo capito fischi per fiaschi, avendo capito «comunista» anziché economista, rispose «io lo sono». Fidel lo nominò ministro dell’economia. E fu un disastro”.

Così in Valle d’Aosta dove la politica è commissariata e la politica sbandata.

piero.minuzzzo@gmail.com

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