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FEDE E RELIGIONI | 16 agosto 2019, 09:00

Migranti e rifugiati messaggeri di Dio

Migranti e rifugiati messaggeri di Dio

Il ricordo di tutti coloro che hanno perso la vita nei tragici “viaggi della speranza” per fuggire da guerre, carestie e povertà è stato al centro della messa celebrata dal cardinale Marc Ouellet nella tarda serata di lunedì 12 agosto, in occasione del pellegrinaggio nazionale portoghese del migrante e del rifugiato al santuario mariano di Fátima.L’iniziativa costituisce uno dei momenti centrali della quarantasettesima settimana nazionale delle migrazioni, che si svolge da domenica 11 a domenica 18, e si inserisce nell’ambito del pellegrinaggio anniversario internazionale del mese di agosto presieduto dal prefetto della Congregazione per i vescovi.

Nella sua omelia il porporato ha parlato dei migranti e dei rifugiati come di «un popolo di esseri umani vulnerabili, scartati, maltrattati e disprezzati, come lo era il Crocifisso», e ha invitato i fedeli a pregare per loro affinché siano «confortati, consolati, sollevati» in mezzo alle tante difficoltà che costellano il percorso intrapreso. «Cari amici migranti e rifugiati — ha detto rivolgendosi direttamente a loro — possiate trovare, nelle vostre peripezie di viaggio verso la città che Dio prepara per i suoi figli, la testimonianza della carità di cristiani e non cristiani, così da conservare la speranza lungo il cammino».

Del resto, ha fatto notare il cardinale, sin dalle sue origini la Chiesa costituisce «un popolo in cammino», tante volte perseguitato e sofferente ma «accompagnato» e «protetto» da Dio, il quale ha da sempre un legame di speciale prossimità «con i più fragili». Una realtà che si realizza pienamente nel grande mistero dell’Incarnazione: «in Gesù — ha ricordato Ouellet — Dio si china e si umilia per amore, identificandosi con i più poveri tra le vittime dell’egoismo e dell’odio nel mondo». Tutto questo mostra il volto di un Dio vicino all’umanità attraverso un’alleanza di amore che spinge tutti i battezzati a «riversare sugli altri la carità gratuita», in particolare verso quelli che il Papa definisce «ultimi», ossia quanti vengono «ingannati, abbandonati, torturati, abusati e violentati».

«La vostra solidarietà con tutti loro, che si manifesta attraverso questo pellegrinaggio — ha detto il porporato ai numerosi fedeli presenti — è un segno dei tempi e un segno di Dio all’opera nella storia, Dio che rivela attraverso il suo popolo in cammino la profonda aspirazione dell’umanità che supera di fatto l’orizzonte terreno».In conclusione, il prefetto della Congregazione per i vescovi ha indirizzato parole di incoraggiamento e di speranza a coloro che vivono l’esperienza della migrazione: «Non siete — ha assicurato — solo infelici esposti a tutte le intemperie: siete messaggeri di Dio che, attraverso di voi, ricorda a tutti il destino comune dell’umanità in cammino verso la città di Dio, la Gerusalemme celeste promessa a tutti gli uomini di buona volontà».

Anche nella messa celebrata la mattina successiva il cardinale è ritornato sul dramma dei migranti, ribadendo che «siamo tutti pellegrini e mendicanti di speranza» ma anche «missionari», ed esortando a rivolgere il pensiero alla Vergine e al messaggio che scaturisce dalle apparizioni di Fátima. «Il nostro sguardo su Maria ci rende nuove creature, uomini e donne di speranza» ha affermato Ouellet, che ha chiesto a tutti i partecipanti al pellegrinaggio di «diventare apostoli attivi al servizio del Principe della Pace e di sua Madre, la Regina della Pace».

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