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FEDE E RELIGIONI | 13 agosto 2019, 09:00

PAPA: Guerra e terrorismo sono la grande sconfitta umana

PAPA: Guerra e terrorismo sono la grande sconfitta umana

La guerra e il terrorismo sono «la grande sconfitta umana». Lo ha ricordato il Papa al termine dell’Angelus dell’11 agosto, in piazza San Pietro, lanciando un appello per la tutela delle vittime dei conflitti armati.

Nel sottolineare il significato del settantesimo anniversario delle Convenzioni di Ginevra, «importanti strumenti giuridici internazionali che impongono limiti all’uso della forza e sono volti alla protezione di civili e prigionieri in tempo di guerra», il Pontefice ha auspicato che questa ricorrenza possa rendere «gli Stati sempre più consapevoli della necessità imprescindibile di tutelare la vita e la dignità delle vittime dei conflitti armati».

Tutti, ha detto, «sono tenuti a osservare i limiti imposti dal diritto internazionale umanitario, proteggendo le popolazioni inermi e le strutture civili, specialmente ospedali, scuole, luoghi di culto, campi-profughi». E, ha aggiunto, «non dimentichiamo che la guerra e il terrorismo sono sempre una grave perdita per l’intera umanità». In precedenza, commentando il brano evangelico di Luca proposto dalla liturgia (12, 32-48), il Papa aveva parlato dell’importanza della «vigilanza» e aveva esortato i fedeli a «vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo».

Si tratta, ha spiegato, «di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperti con semplicità e fiducia al passaggio di Dio nella nostra vita». Inoltre, ha aggiunto, «siamo invitati a vivere una fede autentica e matura, capace di illuminare le tante “notti” della vita» con «la lampada della fede», che «richiede di essere alimentata di continuo, con l’incontro cuore a cuore con Gesù nella preghiera e nell’ascolto della sua Parola».

Francesco ha poi evidenziato che questa “lampada” «ci è affidata per il bene di tutti»: nessuno, dunque, «può ritirarsi intimisticamente nella certezza della propria salvezza, disinteressandosi degli altri». La fede autentica, infatti, «apre il cuore al prossimo e sprona verso la comunione concreta con i fratelli».Richiamando infine la parabola dei servitori che attendono il ritorno del padrone dalle nozze, il Papa ha rimarcato la necessità di essere «pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore».

Per questo occorre «camminare sulla terra» avendo «il cuore nostalgico del cielo», dove ogni uomo sarà reso partecipe della «gioia eterna del paradiso». Una gioia, ha detto il Pontefice, che nessuno può capire fino in fondo ma che si può intuire proprio grazie alla parabola evangelica: in paradiso «la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio».

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