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Chez Nous | 13 agosto 2019, 10:00

Prefiche rossonere

Prefiche rossonere

Chi ispira la linea politica dell'Uv sicuramente non è un estimatore di Winston Churchill e chi le attua quasi sicuramente non sa chi è. Ma se sa chi è non ricorda uno dei suoi più famosi discorsi tenuto alla Camera dei Comuni nel 1940 qualche hanno prima della nascita della nostrana Uv. Disse Churchill: “Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e gli oceani; combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria. Difenderemo la nostra isola qualunque possa esserne il costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai”.

Sarebbe davvero un evento storico se Erik Lavevaz, presidente dell'Uv, oggi dicesse: “Combatteremo sui nostri laghi, combatteremo lungo i torrenti, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle nostre montagne e non ci daremo mai per vinti".

E invece l’estate rossonera passa via come nulla fudesse. Joseph Henriet, la stella polare dell’Arpitania, ha lanciato l’ipotesi “M27C” Movimento e partito politico valdostano per l'adesione alla CONFEDERAZIONE ELVETICA della VALDAOSTA e parte del CANAVESE  come 27° CANTONE.

Questo il Programma:

1- Amministrare provvisoriamente la Regione, nel migliore dei modi, in ambito statutario italiano.

2- Operare a scadenza, in ambito nazionale ed internazionale, per la costituzione e riconoscimento del nuovo Cantone.

Una proposta provocatoria caduta nel nulla anche se Guido Grimod, uno dei dirigenti unionisti più illuminati ha postato su Fb: “J'ai eu le bonheur de participer hier dans le Valais à la Fête Nationale Suisse et toujours plus je me se suis senti chez moi”.

E l’Uv tace.

Non ha ancora capito che sono sempre più numerosi  i valdostani che non si sentono più a casa loro per l’assenza dell'Uv ed i silenzi unionisti. L’attuale gruppo dirigente pensa di poter addossare le responsabilità del passato su uno o su pochi. Ma dove erano tutti gli altri?

L’UV ha una storia di 70 anni....vero! Ma se continua così sarà completamente isolata; la possibilità che si ricostruisca una nuova area autonomista senza il Leone rampante è più che probabile.

Il Leone Rampante pare aver perso denti e unghie ma rimane goloso del potere.

Ho l’impressione che l’ultimo congresso abbia eletto no una classe dirigente, ma un comitato di prefiche, le donne pagate per piangere ai funerali, ovvero di rendere tragico ciò che già lo era di per sé. Vere professioniste del lutto, queste donne.

Ma nell’Uv a tanti  sembra che non ci sia un Requiem da recitare ma una battaglia da intraprendere. Ma quei tanti sono impotenti contro l'apparato.

L’Uv non è più un movimento ma un arcipelago di interessi.

Sempre più nel mondo si stanno diffondendo nuove idee di sviluppo che sembrano dire a noi valdostani che il futuro è nelle nostre mani. Ma abbiamo le mani mozzate da politichini rossoneri che guardano solo ed esclusivamente alla sedia.

Nessun leone ha una reazione di orgoglio; tutti rassegnati all’ineluttabilità dell’incapacità. Un tempo l’Uv parlava di Nazione Valdostana e di partiti stato nazionali. Oggi tace. L’erosione dell’autonomia è senza fine, ma l’Uv tace. Non si sa dove e cosa fa l’Uv.

L’autonomismo viene cavalcato da una nuova destra competitiva al limite dello sciovinismo che rischia di far cancellare definitivamente la Regione Autonoma Valle d’Aosta.

L’Uv è uscita dalle elezioni regionali fortemente ridimensionata ma non sconfitta, però non è stata in grado di risalire la china e non è in grado di rilanciare una progettualità all’altezza delle trasformazioni e delle sfide che il populismo e il sovranismo cercano di occultare.

Ma non può farlo da sola. Ed è un grave errore se i vertici pensano di poter far da soli. Preferiscono isolarsi per non correre il rischio di dover fare i conti con chi potrebbe far loro ombra. Se l’Uv è arrivata a questo punto deve fare una sana autocritica che ancora non si esprime come dovrebbe e, come ha detto qualcuno, nello stesso tempo far lavorare quel principio di partecipazione che allarga l’orizzonte a un rilancio dell’ambizione autonomista, regionalista europeista.

La pluralità degli autonomisti non deve essere un peso da sopportare ma una risorsa da tradurre in azione e in mobilitazione.

Ma ci vuole il senso della misura e la riscoperta dei motivi che hanno portato alla nascita dell’Union Valdotaine.

Ed è dalla riscoperta di quei valori che il Popolo Valdostano deve ripartire; ripartire dal Col du Joux, come fece il 13 settembre 1990 quando oltre 200 dirigenti, iscritti e simpatizzanti dell' Union Valdotaine sono saliti su 45 delle piu' importanti e significative vette della Valle d' Aosta per celebrare i 45 anni di fondazione del Movimento.

Quella stessa data, alla sera, nelle 75 sezioni dell' Union Valdotaine, sparse in tutti i comuni della regione, si sono svolte assemblee durante le quali sono stati approvati documenti e risoluzioni sulla situazione politica regionale e le iniziative che il Movimento doveva assumere "per uscire dall' isolamento in cui e' stato relegato da Dc, Pci, Psi, Adp, Pri che hanno fatto un accordo di maggioranza per cercare di bloccare la nostra crescita" come disse il presidente dell'epoca Alexix Betemps.

Erano i tempi dele ribaltone.

Era il 13 settembre 1995 quando con un enorme falò sulla cima del monte Zerbion, a 2700 metri, la benedizione di un cippo commemorativo al Col de Joux nel comune di Saint Vincent, l'Uv di allora celebrò il il 50esimo anno di fondazione del Mouvement.

La scelta del Col du Joux fu dettata dall'opportunità per ricordare il luogo  dove si riunì per la prima volta la Jeune Vallee d' Aoste, il  movimento ispirato dall' abate Joseph-Marie Treves che semi-clandestinamente combatté il fascismo e che rivendicava per la Valle d' Aosta l' autonomia politica e una confederazione repubblicana delle regioni italiane, nel quadro più ampio di una federazione delle nazioni europee.

Oggi più nessuno si richiama a quei valori. Tutti impegnati nel ruolo di  prefiche rossonere.

piero.minuzzo@gmail.com

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