ECONOMIA | lunedì 19 agosto 2019 08:39

ECONOMIA | 12 agosto 2019, 08:00

L’INTERVISTA A JEAN DONDEYNAZ, SEGRETARIO CISL VDA, SOGNARE A OCCHI APERTI UNA SOCIETA MIGLIORE

L’INTERVISTA A JEAN DONDEYNAZ, SEGRETARIO CISL VDA, SOGNARE A OCCHI APERTI UNA SOCIETA MIGLIORE

Cinquant’anni portati sportivamente da ex atleta del centro sportivo Aereonautica militare, sezione atletica leggera, ma anche da ex atleta della squadra nazionale C di Bob, dal 1991 assunto a tempo indeterminato presso il Ministero dell’Interno con assegnazione alla Questura di Aosta con qualifica amministrativo/contabile dal 2002 distaccato alla Cisl. Dal 2017 Segretario generale regionale della CISL Valle d’Aosta; dallo stesso anno membro del Consiglio generale e Comitato esecutivo della CISL Nazionale.

Tutto questo e tanto altro è Jean Dondeynaz, 50 anni compiuti a giugno, due figli e lui figlio d’arte di tanto babbo Guido prima segretario generale della Cisl VdA e poi senatore della Valle d’Aosta.

Nonostante i tanti impegni: presidente comitato regionale Federazione di Atletica leggera, presidente del comitato organizzatore Mezzaosta, amante della montagna, dello sport, delle due ruote e di tutto ciò che è innovazione.  assicura che “la CISL Valdostana gode di buona salute”.

Ovvero?

“In questi due anni abbiamo avviato una profonda, riorganizzazione interna caratterizzata da una particolare attenzione a mettere al centro della nostra azione la persona. Ci siamo concentrati maggiormente sulle funzioni e sui bisogni dei lavoratori e pensionati. Questo nuovo modello organizzativo ci ha consentito di crescere in termini di consenso”.

Quali sono i rapporti con gli altri sindacati?

“Con gli altri sindacati regionali abbiamo un buon rapporto. Si discute, si hanno anche visioni differenti, ci mancherebbe, ma al momento opportuno riusciamo sempre a giungere ad una posizione comune. La particolarità valdostana è che la nostra confederalità è a quattro CGIL,CISL SAVT,UIL anziché a tre, ne consegue che si discute un po’ di più ma si è anche più coesi”.

Siamo in piena estate e vediamo com’è così come abbiamo visto una primavera tribolata. Cosa ci riserva l’autunno?

“In realtà la tribolazione non è iniziata solo in primavera, anzi ce la portiamo dietro da alcune stagioni, con alti e bassi. Da buon ottimista, mi auguro sempre il meglio, anche se, perché non rimanga solo una speranza bisogna pensare e progettare il proprio futuro. In questo senso spero che in autunno si possa avere più serenità, stabilità politica e si inizi a riflettere concretamente su quale modello puntare a medio lungo termine. Se non si prova ad intervenire in questo senso saremo ancora una volta destinati a rincorrere, tamponare, ed inevitabilmente i problemi come la mancanza di lavoro, i giovani che abbandonano la valle, ed una popolazione che invecchia con impatto su sanità e assistenza costituiranno sempre l’ emergenza”.

C’è un’impressione diffusa che il sindacato sia, nei fatti, sottomesso alla politica anche se a parole ruggisce. Condivide?

“Direi proprio di no. Il nostro ruolo è molto complesso ed è cambiato nel corso del tempo: le strategie, quelle che vedevano il sindacato contro a prescindere, sono definitivamente tramontate. Il rapporto con la politica, per quanto mi riguarda, non è di sottomissione e non deve essere a tutti i costi pro o contro, piuttosto mi stimola il confronto costruttivo con obiettivi precisi e concreti che possano per quanto possibile migliorare la qualità di vita. Per fare ciò bisogna abbattere alcune barriere ideologiche e remare nella stessa direzione”.

E a chi dice che il sindacato non ha più capacità propositiva e di rappresentanza dei lavoratori?

“Permettetemi una battuta,  chi lo dice probabilmente è colui che l’ha persa. I lavoratori ed i pensionati sono al centro della nostra attenzione ieri come oggi . E’ forse cambiato l’approccio al sindacato alle relazioni sindacali. La disintermediazione dei corpi intermedi fortemente voluta come soluzione a tutti i problemi ha evidenziato i suoi limiti ed oggi assistiamo ad una inversione di tendenza. Sta a noi cogliere l’occasione e proporre alternative a provvedimenti legislativi che non hanno nulla a che fare con crescita e investimenti”.

Soddisfatto di come si sta chiudendo la partita Casino?

“Solo un irresponsabile potrebbe esserlo. Quando si perdono posti di lavoro non ci può essere soddisfazione, però ritengo anche nello specifico non vi fossero alternative. Il Casinò è una azienda che può ancora dare molto alla Valle, l’auspicio è che la profonda riorganizzazione possa garantire un futuro più sereno ai lavoratori coinvolti e che l’azienda riesca a riposizionarsi proficuamente nella galassia del gioco che è fortemente mutata”.

Economia, recessione, pensioni, quota 100, famiglia, giovani, ma soprattutto come ridare valore al sindacato?

“L’economia valdostana è ad un bivio, vi sono tante “buone pratiche”, vi sono aziende tecnologicamente avanzatissime, altre ben strutturate, forse però manca è una regia, un progetto economico - funzionale più aderente ai nuovi bisogni del mercato. Pensioni, quota 100, sono strettamente legate ad un ricambio generazionale, i giovani in questo senso potrebbero essere attori protagonisti del cambiamento. La famiglia ha bisogno di stabilità, servizi, tanti servizi, e conciliazione casa lavoro più sfruttabile. Non a caso stiamo studiando come CISL un approccio a 360 più integrato senza distinzioni tra i servizi offerti ammodernando la nostra azione. La valorizzazione del sindacato è essere maggiormente vicini alle persone ai lavoratori ai pensionati a chi ha bisogno, a chi soffre”.

Landini, segretario della Cgil, ha detto grossomodo che non esistono più le ragioni storiche e politiche che hanno diviso Cgil, Cisl e Uil, e aggiungo Savt. Poi perentorio ha aggiunto che l’unità va trovata adesso partendo dal basso. Condivide. E’ possibile?

“Landini ha sicuramente un suo autorevole pensiero, che non è necessariamente Il Pensiero. Le distinzioni tra organizzazioni sindacali per me rappresentano un valore aggiunto, non un ostacolo, sono invece decisamente refrattario alle omologazioni".

Ma la storia è cambiata...

"Le ragioni storiche possono anche essere venute meno, quello che resta oggi sono gli atteggiamenti ovvero le azioni quotidiane a differenziarci. Su questo bisogna ancora fare molto, non penso sia tanto una questione da affrontare dall’alto o dal basso delle organizzazioni quanto la necessità di andare per gradi prima del sindacato unico c’è un sindacato unitario con un approccio più laico e condiviso e stabile”.

E il futuro di Jean Dondeynaz è tutto nelle sue due canzoni preferite: Partirò di Andrea Boccelli e Father and Son di Cat Stevens; “Ora c'è una strada e so che devo devo andare” dice il figlio al padre.

piero.minuzzo@gmail.com

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