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FEDE E RELIGIONI | 08 agosto 2019, 09:00

PAPA: Ponti di solidarietà al posto di barriere

PAPA: Ponti di solidarietà al posto di barriere

Una Chiesa che «guarda» e non «chiude gli occhi», che «accoglie», «solleva» e «accompagna», una Chiesa che crea «ponti di amicizia e di solidarietà al posto di barriere». È questa l’identità che Papa Francesco chiede a ogni cristiano di fare propria e di vivere con spirito «missionario».

Nella prima udienza generale dopo il periodo di riposo estivo, mercoledì 7 agosto nell’aula Paolo VI, il Pontefice ha ripreso le catechesi sugli Atti degli Apostoli soffermandosi sul primo racconto di guarigione del libro neotestamentario (At 3, 6). La vicenda dello storpio al quale, per la sua menomazione, è vietato entrare nel Tempio, e perciò resta alla porta ma trova attenzione negli apostoli che lo salvano «nel nome di Gesù», è, ha detto il Papa, paradigmatica dei «tanti esclusi e scartati della società» che sono costretti a mendicare attenzione e che invece devono trovare nella Chiesa uno sguardo di amore e una mano tesa.

Una Chiesa, ha detto citando la sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, «senza frontiere che si sente madre di tutti».

Quell’uomo, ha spiegato Francesco, «incontrando gli Apostoli, non trova denaro, ma trova il Nome che salva l’uomo: Gesù Cristo il Nazareno». Ecco allora il «ritratto della Chiesa» tracciato dal Pontefice: una «Chiesa povera», ha sottolineato, che ha la sua ricchezza «nella relazione con il Risorto» e che «sa guardare l’umanità in faccia», «sa prendere per mano e accompagnare per sollevare, non per condannare».

Come gli apostoli stabiliscono una relazione con il mendicante storpio — «perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione» — così anche Francesco chiede ai cristiani di fare propria «l’“arte dell’accompagnamento” che si caratterizza per la delicatezza con cui ci si accosta alla “terra sacra dell’altro”».

Una Chiesa, quindi, che, come fa Gesù con tutti noi, «sempre tende la mano, sempre cerca di sollevare, di fare in modo che la gente guarisca, che sia felice, che incontri Dio». Quella mano tesa, ha concluso, «è la mano di Gesù che tramite la nostra mano aiuta gli altri ad alzarsi».

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