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CULTURA | 04 agosto 2019, 17:00

La Valle d’Aosta celebra la Madonna delle Nevi con le processioni ai santuari mariani in alta quota

In Italia si contano 152 chiese, santuari, basiliche minori con il titolo di Madonna della Neve, ogni regione ne possiede, fra quelle dove ne abbondano di più: in Valle d’Aosta una ventina

Santuario di Machaby Arnad

Santuario di Machaby Arnad

Nel IV secolo, quando la Chiesa era imbevuta di eresia ariana, la Madonna fece sentire la sua presenza a Roma. Il Vicario di Cristo era in quel tempo Liberio, il Papa che cedette agli errori di Ario, come la maggioranza dei vescovi di allora. Non si trattò di semplice debolezza, ma di vero e proprio assenso all’errore. Il beato cardinal John Henry Newman afferma che «la caduta di Liberio è un fatto storico» (Arians of the Fourth Century, Londra 1876, p. 464). Soltanto alcuni vescovi, puniti con scomuniche ed esili, resistettero: sant’Atanasio, sant’Eusebio di Vercelli, san Lucifero di Cagliari, san Dionigi di Milano, sant’Ilario di Poitiers.

Una lunga e amabile Storia soprannaturale che intreccia le attenzioni e le cure di Maria Santissima alle terre cattoliche: Ella fa guardia e scudo non solo ai fedeli (siano essi buoni o meno), ma anche ai pastori (siano essi buoni o meno ).

Si rinnova il 5 agosto, la festa nei santuari valdostani in quota, dove si venera la Madonna delle Nevi

Le celebrazioni più significative sono organizzate anche quest'anno sulle sponde del lago Miserin, a Champorcher, al santuario di Cuney (Nus),  a quello di Breuil-Cervinia, di Verdonaz (Oyace) e nel villaggio di Munhes a Issime; luoghi dove centinaia di fedeli, residenti e turisti, si incontrano a circa 2.500 metri di quota per  onorare la Madonna delle nevi, pregandola di vegliare sullo stato della montagna nella prossima stagione invernale.

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Un evento turistico-religioso

L'evento è sempre seguito anche da una folla di curiosi e villeggianti, ma mantiene un sapore antico, ricordando che, nonostante il progresso tecnologico, l'uomo si trova ancora in posizione precaria di fronte alla potenza della natura. Per i champorchereins la campana della parrocchiale di San Nicola è suonata oggi alle tre del mattino. Dopo un‘ora, alle quattro, i fedeli si sono ritrovati sul piazzale della chiesa, le fiaccole accese e, nuovamente al suono della grande campana che segna i momenti salienti della comunità, si sono avviati verso il Miserin. Precede la Croce e la campanella che ininterrottamente viene suonata durante la processione. Alle 8.30 tutti in cappella per la Messa, il momento forse più commovente della giornata. Un rito 'uguale e diverso' per ogni santuario.

Al Santuario arrivano di di buon'ora anche i fedeli delle valli adiacenti: da Cogne, dalla Val Soana e da Fénis. Quindi il pranzo in comune, da sempre, anche nei periodi di maggiori ristrettezze: é uso che durante la festa della Madonna delle Nevi vengano consumati e offerti ad amici e conoscenti i cibi più prelibati confezionati appositamente per l‘occasione: insaccati, formaggi, dolci, carni e liquori.

Nel pomeriggio, ultimo avvenimento prima del ritorno, si svolge la vendita all‘incanto degli oggetti e dei prodotti offerti il cui ricavato é destinato alla parrocchia per la gestione della cappella: é il momento in cui ci si può imbattere in vere opere d‘arte. La processione rientra in chiesa verso le 18.30 e, nell‘ultimo tratto, si aggregano anche le persone che per motivi di età e salute non hanno potuto raggiungere il lago.

pi.mi.

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