Chez Nous | venerdì 22 novembre 2019 08:38

Chez Nous | 01 agosto 2019, 12:00

Concordato alla valdostana: i fornitori del casino gabbati due volte dai politichini

Abbiamo visto quante battaglie hanno fatto i 35 uomini e donne d’oro per salvaguardare i loro lauti compensi; altro che proporre un taglio dal 50 al 78% come proposto ai fornitori nel concordato. Com’è stato possibile che un’azienda considerata moribonda e macilenta, considerata un buco nero di risorse regionali (cosa che invece è provato non è mai stato versando decine di milioni nelle casse regionali) nel giro di pochissimo tempo sia tornata miracolosamente a produrre in prospettiva decine di milioni di utili

Concordato alla valdostana: i fornitori del casino gabbati due volte dai politichini

Il consigliere regionale Roberto Cognetta ha, tra le altre cose, così commentato al sito online Gioconews il voto positivo dei creditori al concordato proposto dal casinò: “In secondo luogo credo che si sia sancito un principio importante ovvero che anche in Valle d'Aosta è possibile risanare le aziende pubbliche senza continui sperperi dei soldi dei cittadini...”, Cognetta che ha una certa esperienza in ambito fallimentare visto che ha avuto o ha ancora il quinto dello stipendio pignorato, forse non si è accorto di quanto sia agghiacciante la sua affermazione.

Forse non si è reso conto che il risanamento dell’azienda lo pagheranno i creditori, fra i quali molte aziende valdostane, quindi i soldi dei cittadini di cui sopra, che pagheranno il 22% dei debiti dell’azienda al posto della Regione, socio di maggioranza.

Almeno avrebbe fatto bene a ringraziare i creditori del pacco che gli è stato confezionato.

Già, perché senza essere capitani d’industria, senza essere fini esperti di diritto fallimentare, senza essere professori universitari, senza essere consiglieri regionali, un dato è chiaro e inequivocabile, i creditori, ma non i soci del casino (quindi la Regione) pagheranno con la loro falcidia 6 milioni di euro, ESATTAMENTE la stessa cifra che già messa a bilancio i politichini si sono rifiutati di pagare per completare il risanamento delle casse aziendali.

In soldoni: i creditori dovrebbero rinunciare a parte di quanto spetta loro per i servizi prestati a favore del casino e poi partecipare da valdostani al risanamento della spa stessa.

E la politichetta dei politichi ringrazia. Abbiamo visto quante battaglie hanno fatto i 35 uomini e donne d’oro per salvaguardare i loro lauti compensi; altro che proporre un taglio dal 50 al 78% come proposto ai fornitori nel concordato. Il senso di questa cosa è oscuro, come nel 2019 possano succedere cose simili ancora di più, ma almeno ringraziare i creditori potrebbe essere un gesto elegante, in attesa che il Tribunale si esprima sulla questione.

Invece la Regione, per volere dei politichini, non rinuncerà ad un solo euro (o almeno prova) e avrà, come da previsioni, salvaguardato completamente la sua partecipazione in un’azienda sanata e senza un SOLO euro di debiti.

Quello che sembrava un percorso obbligato e ineluttabile, il concordato in continuità, forse non era la soluzione migliore come già, a dire il vero, insinuato da qualcuno, i più critici dicono invece che è stata una scelta a prescindere. Il ricorso presentato da due creditori pone molti interrogativi che ora andranno approfonditi affinché i diritti di tutti siano rispettati nel migliore dei modi e si faccia chiarezza.

Infatti, molti sono gli interrogativi che sorgono o che dovrebbero farsi sia i creditori sia i valdostani e ai quali qualcuno dovrà ora dare risposte:

·  Com’è stato possibile che un’azienda considerata moribonda e macilenta, considerata un buco nero di risorse regionali (cosa che invece è provato non è mai stato versando decine di milioni nelle casse regionali) nel giro di pochissimo tempo sia tornata miracolosamente a produrre in prospettiva decine di milioni di utili? Addirittura in grado di produrre 7 milioni di liquidità in 6 mesi come annunciato dall’AU della società Rolando? Forse non era un catorcio da rottamare ma bastava semplicemente sistemare i costi del personale? Perché la politica non ha mai voluto intervenire prima se non di fronte ad una domanda di fallimento della Procura? E’ giusto che di queste cose paghino i creditori?

·  Perché la Regione nell’autunno del 2018, con una scelta dell’epoca Aggravi, ha rinunciato a finanziare il piano di risanamento del casinò senza valutare un piano alternativo? Era proprio necessario? I numeri sembrerebbero dire proprio di no, con i residui 6 milioni di euro già stanziati allo scopo nel 2017 si sarebbe portato a compimento il processo di risanamento aziendale, infatti è evidente e di facile verifica che la falcidia proposta ai creditori è ESATTAMENTE la stessa cifra. Forse questi soldi se li vuole tenere l’Ente pubblico a discapito dei creditori continuando però a incassare tasse in forma diretta ed indiretta per svariati milioni all’anno, magari così facendosi pagare i lavori del Billia che non ha mai finito di pagare?

La legge regionale che ha previsto tali contributi, la n.7 del 2017, non è stata mai abrogata e tutti i fornitori del casino hanno fatto affidamento sul sostegno della Regione anche se i risultati economici non erano di certo esaltanti.

Perché la Regione si è rifiutata definitivamente di ottemperare ad un proprio onere, inserito in un complesso processo di risanamento accelerato poi alla fine del 2018, risanamento confermato addirittura con il piano approvato dal Tribunale e decine di professionisti? Perché il socio Regione si è rifiutato e continua a non versare gli ultimi soldi previsti da una legge regionale, producendo un danno ai creditori che si erano fidati?

La Casino de la Vallée spa è sottoposta a direzione e coordinamento della Regione, che non può di certo avvantaggiarsi rispetto ai creditori con informazioni privilegiate o, addirittura, con scelte a proprio vantaggio ma, soprattutto, ha un obbligo diretto di rifondere i debiti, cosa fra l’altro stabilita da più leggi regionali oltre che dal codice civile in tale specifico caso.

·  La legge fallimentare prevede che si debba scegliere la strada migliore per garantire ai creditori il miglior soddisfacimento, perché allora si è scelto di fare un concordato in continuità, rispetto ad altre procedure molto meno onerose e complesse, con un costo pari a circa 5.2 milioni di euro, in pratica quasi la stessa cifra che i creditori dovranno rinunciare?

Non era meglio pagare tutti i creditori con questi soldi invece che professionisti e tribunale? Ma poi, come sono stati scelti i professionisti del piano? Non era il caso di fare almeno una garetta d’appalto come previsto da una norma regionale del 2016 così da assicurarsi il miglior prezzo e magari risparmiare qualche soldo da dare ai creditori?

·  Perché la perizia che ha stabilito il valore degli immobili è l’unico passaggio del concordato che nessuno ha approfondito, tribunale compreso? Eppure è il tema fondamentale della vicenda.

Senza nulla togliere alla perizia del geometra di Courmayeur, concittadino dell’allora assessore alle Finanze, un passaggio di tale importanza andava maggiormente valutato e, soprattutto, certificato da terzi indipendenti all’azienda in fase di attestazione e verifica del commissario giudiziale.

Senza poi contare che se veramente l’hotel non vale, come valore di realizzo, più di 10 milioni di euro come indicato nel concordato, è però ampiamente capiente rispetto ai debiti residui che saranno falcidiati, quindi perché non è stato venduto? O meglio ancora perché l’attività non è stata messa in appalto recuperando qualche milione, invece dei risultati in perdita previsti nel quinquennio del concordato?

· Perché non sono state riportate le perdite degli anni pregressi nel calcolo delle tasse aumentando i costi di qualche milione a discapito sempre dei creditori?

· Che fine faranno le milionate di fondo rischi calcolati nel concordato quando non si dovessero concretizzare negativamente? Li tiene anche questi il casino o magari si pagano, come giusto che sia, i creditori? Ha un qualche senso un fondo rischi per eventuali cause con i lavoratori per un importo superiore ai 10 milioni di euro quando è stato sottoscritto un accordo sindacale e la procedura è stata chiusa presso l’ufficio provinciale del lavoro come anche messo in evidenza dal commissario fallimentare?

·  Perché i costi di un’azienda, che prevede di diminuire i propri ricavi, aumentano nei prossimi 5 anni del 2% all’anno, concretizzando maggiori costi per oltre 3 milioni di euro? Quali metodologie sono state utilizzate per il calcolo come evidenziato sempre dalla società incaricata dal commissario fallimentare? ·  Perché non è stata fatta una rettifica ai valori dei ricavi rispetto agli andamenti in forte aumento del 2019?

· Di chi è la regia di quanto sta succedendo?

·  6+5.2+10+10+4+3= quanto somma? A spanne sembra superiore ai 6 milioni di euro della falcidia dei creditori.

Queste sono solo una parte dei dubbi che sorgono dalla lettura dei documenti e che circolano tra gli addetti ai lavori.

Ma la domanda principe è quella iniziale: perché presentare un piano concordatario che paga quasi tutti i creditori con una percentuale inusualmente alta del 78%, fra l’altro a riguardo dei soli creditori chirografari, quando sembra chiaro che tutti i creditori con scelte diverse sarebbero stati pagati?

Ma, soprattutto, il creditore che ha fatto affidamento sulla Regione è giusto che rinunci ai propri crediti a vantaggio dello stesso Ente che non ha rinunciato a nulla?

Il comportamento tenuto dalla Regione è immune da critiche?

In definitiva i fornitori si sono fidati delle leggi regionali, non da ultima la risoluzione votata nel luglio del 2018 da praticamente tutto il consiglio regionale, che esplicitamente ribadiva l’impegno dell’ente pubblico a sostenere l’azienda e il suo risanamento, e quindi hanno continuato a fornire beni e servizi all’azienda per ulteriori mesi, fino a novembre, quando sul giornale hanno letto che la Giunta aveva deciso di non finanziare più il piano di risanamento e il tribunale aveva chiesto il fallimento.

Ma soprattutto, e questa è la questione chiave, è giusto che la Regione dopo questi fatti abbia deciso di non sostenere l’azienda con almeno i 6 milioni di euro addirittura già a bilancio facendoli invece pagare al centesimo ai creditori che ignari avevano sempre dato fiducia al socio? Chi paga i lavori del Billia che poi l’azienda vorrebbe tenersi? I creditori?

Il tempo ci fornirà le risposte ma, nel frattempo, avremo forse bruciato qualche milione, quasi sicuramente i 5 per la procedura concordataria, alla faccia dei creditori che si sono fidati della Regione, delle sue leggi e delle mozioni approvate in consiglio regionale.

Concordato alla valdostana: i fornitori del casino gabbati due volte dai politichini.

piero.minuzzo@gmail.com

Ti potrebbero interessare anche:

In Breve

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore