ECONOMIA | lunedì 19 agosto 2019 08:35

ECONOMIA | 29 luglio 2019, 08:00

CHI GUADAGNA SULLE ESECUZIONI IMMOBILIARI?

CHI GUADAGNA SULLE ESECUZIONI IMMOBILIARI?

In preparazione del convegno che ci sarà il 6 agosto ore 21 all’auditorium di Morgex, dopo l’articolo  del 21 maggio in cui abbiamo presentato la statistica sulle esecuzioni immobiliari in VDA, www.valledaostaglocal.it/2019/07/21/leggi-notizia/argomenti/cronaca-4/articolo/in-valle-daosta-una-famiglia-ogni-55-pittima-del-recupero-crediti.html, vogliamo in questo articolo illustrare i profondi legami fra esecuzioni immobiliari e malavita in tutta l’Italia.

In tutta Italia l’accanimento di creditori e speculatori nei confronti di centinaia di migliaia di famiglie impoverite distrugge il futuro di queste ultime. Ma diventa di anno in anno sempre più evidente che, tramite la speculazione sulle case di famiglia degli impoveriti le mafie “puliscono” i soldi provenienti dai traffici illeciti.

COME FUNZIONAVANO LE ESECUZIONI IMMOBILIARI FINO AL 2015?

all’inizio degli anni 90 del secolo scorso la camorra fiutò il grosso affare delle aste immobiliari. In ampie zone della Campania iniziò ad impedire, con violenza ed intimidazioni, il decorso naturale delle aste e, dopo una serie di aste fatte andare deserte, si aggiudicava gli immobili ad un prezzo irrisorio (vile in linguaggio giuridico) Gli stessi immobili venivano poi rivenduti attraverso una rete di società e di prestanome a 3-4 volte il prezzo di aggiudicazione. Contro questo lucrosissimo malaffare, utile anche per ripulire i proventi dell'attività criminale, intervenne prima la magistratura e poi il governo, con la legge n. 203/91 del 12 luglio 1991.

In questo modo lo Stato riuscì ad arginare il fenomeno, salvaguardando gli interessi di tutti ed impedendo l’impoverimento di famiglie. Questa legge, pensata e studiata per la lotta alla criminalità organizzata, è stata poi applicata nei tribunali per le esecuzioni immobiliari che non avevano più alcuna utilità.  Ogni qualvolta i giudici ritenevano che gli interessi economici del debitore e del creditore venissero frustrati dal prezzo troppo basso di aggiudicazione dell'immobile, potevano, a discrezione, "sospendere la vendita".

Prevaleva il concetto: che il NECESSARIO processo esecutivo deve avere una sua utilità, ovverosia soddisfare il creditore e liberare il debitore dai suoi debiti.

COME FUNZIONANO OGGI LE ESECUZIONI IMMOBILIARI?

Le norme che oggi regolano il processo esecutivo (Leggi 132/2015 e 119/2016) hanno sgretolato il buon lavoro fatto negli anni Novanta del secolo scorso. Le abitazioni in cui vivono centinaia di migliaia di famiglie cadono tra le braccia di speculatori. La malavita può arrivare ad ottenere gli stessi risultati del ‘91, questa volta addirittura senza bisogno di sporcarsi le mani con altre violenze.

La Leggi del 2015 e 2016 hanno infatti ha rivoluzionato la gestione dei tempi delle esecuzioni immobiliari. Hanno indotto i tecnici a redigere perizie dell'immobile pignorato con un forte ribasso  rispetto  al  valore  di  mercato, hanno obbligato all’abbattimento del 25% del valore ad ogni asta successiva alla prima. Hanno ?forse? velocizzato le esecuzioni immobiliari, non considerando però il conseguente ed eccessivo abbattimento di valore delle case di famiglia. Hanno demolito il concetto dell’utilità del necessario processo esecutivo di cui parlavamo sopra, rimpiazzandolo con un orientamento contrario all’indispensabile equilibrio fra creditori e debitori. Si assiste sempre più spesso a situazioni in cui alle aste non vi è alcuna proposta di acquisto, almeno fino a quando il prezzo dell'immobile rimane congruo. Poi la casa viene venduta (quasi esclusivamente a speculatori che la rivenderanno moltiplicando per 3 o 4 volte quello che hanno pagato all’asta) ad un prezzo veramente irrisorio (in linguaggio giuridico: un prezzo vile). In un colpo solo la famiglia si ritrova senza casa e con ancora i debiti da saldare; si crea, soprattutto nei figli, un senso di sconfitta, un rancore, una violenza repressa che li seguirà per tutta la vita e sta permeando la nostra società. Le famiglie debitrici, oltre aver perso la casa di abitazione, restano infatti indebitate per il 60 o il 70% del loro debito.

L’EVIDENZA STATISTICA DI QUESTE AFFERRMAZIONI LA TROVATE IN https://www.glistatigenerali.com/economia-civile-solidale/le-esecuzioni-immobiliari-sono-un-fallimento-1-per-i-creditori/

Di conseguenza saranno perseguitate dal recupero crediti per tutta la vita, saranno oggettivamente spinte verso il lavoro nero e (se hanno bisogno di un prestito) verso il mercato parallelo del credito, già oggi popolato da 2 milioni di famiglie escluse dal mercato creditizio. Si sviluppa così un mercato parallelo del credito magistralmente descritto dal procuratore nazionale antimafia Roberti. Ma sarà oggetto di un altro articolo.

Il problema esiste e le conseguenze sono devastanti. Un’occasione per discuterne la darà la Biblioteca Comunale di Morgex che per martedì 6 agosto, ha organizzato presso l’Auditorium di Morgex, ha promosso una serata per la presentazione del libro IL CASO BRAMINI, Un’ingiustizia di stato.

Sarà presente Sergio Bramini, consulente Ministero per lo Sviluppo economico, sarà illustrata la Legge 11 febbraio 2019, n. 12 (norma Bramini) che ha modificato in favore delle famiglie le norme sulle esecuzioni immobiliari.

IN PREPARAZIONE DELL’APPUNTAMENTO DI MORGEX

“Bramini lei è un teatrante ballerino”

Capita raramente di trovare sintetizzato in 6 parole un concetto largamente diffuso negli strati professionali e, purtroppo, in parte della Magistratura.

Le persone che hanno subito un fallimento sono scarti umani, Come tali non meritano attenzione, anzi, proprio perché scarti umani, possono essere derisi impunemente.

“Bramini lei è un teatrante ballerino” è una fase pronunciata dal giudice delle esecuzioni del tribunale di Monza che si occupa della esecuzione immobiliare nei confronti della famiglia Bramini, mentre, accanto a Sergio, la ex moglie piangeva e singhiozzava.

Si tratta di una frase non meritevole nemmeno di essere commentata dalle persone perbene, laiche o credenti, che si ricordano gli insegnamenti di Beccaria, di Calamandrei, di Bobbio, fino ad arrivare nei giorni nostri alle parole di Papa Francesco. Se proprio ci venisse chiesto un commento, l’unico possibile sarebbe: “una risata vi seppellirà”.

Stiamo però parlando della sorte di centinaia di migliaia di famiglie, di milioni di cittadini italiani ed allora questa frase incauta (ma sintetica dello storytelling diffuso da chi ha il potere economico di ripeterlo milioni di volte fino ad arrivare a sostituire la menzogna alla realtà) diventa utile per una riflessione sui fallimenti e sulle esecuzioni immobiliari.

Dino Crivellari, importante banchiere e fondatore, soprattutto, del recupero crediti in Italia sostiene che

  • i fallimenti le difficoltà finanziarie delle famiglie e delle imprese hanno sempre costituito un fenomeno fisiologico all'interno delle società economicamente sviluppate. Negli anni prima del 2008 era stato possibile sviluppare un sistema razionale per affrontare queste difficoltà e permettere ai creditori un ragionevole recupero dei loro crediti.
  • quello che non viene capito, o forse viene capito e si fa finta di fraintendere, è che il problema dei fallimenti delle imprese e delle difficoltà finanziarie delle famiglie non è più fisiologico ma è diventato patologico. La crisi economica, ormai decennale, ha mutato tutte le caratteristiche psicologiche e sociali di chi finisce in difficoltà economiche o in fallimento.

Cerchiamo allora di spiegare il mutamento.

Non c'è forse spiegazione migliore che utilizzare le parole di un poeta, il cantautore Paolo Conte, che nella sua gioventù, svolgendo la professione di avvocato, aveva fatto anche il curatore fallimentare

I falliti e le famiglie in difficoltà fino alla grande ramazzata arrivata dall'America nel 2008 erano fondamentalmente come il gestore del bar Mocambo cantato da Paolo Conte in ben 4 canzoni

io sono quello che aveva il Mocambo,

un piccolo bar, sempre stato ignorante

ma sono un bell’uomo e poi…

so anche trattare sono sempre elegante

e tu che hai studiato

disprezzi il mio mondo e anche me

e mi guardi adesso con la fredda ironia

mentre mi sto ingegnando e tento una via

Dopo le mie vicissitudini

oggi ho ripreso con il mio bar

dopo un periodo di solitudine

il Mocambo ecco qui tutto in fior

Ora convivo con un’austriaca,

abbiamo comprato un tinello maròn

ma la sera tra noi non c’è quasi dialogo

io non parlo il tedesco, scusa, pardon,

Mocambo

serrande abbassate

pioggia sulle insegne delle notti andate

devo pensarci su pensarci su

ma dipenderà dipenderà

………………

e ricomincerà

come da un rendez-vous

parlando piano tra noi due

In questi pochi versi c'è tutto il percorso e la sociologia dei fallimenti prima del 2008.

Ascoltandoli ci ritornano spesso in mente conoscenti, anche amici, che hanno fatto questo percorso.

Coloro che fallivano, nella quasi totalità dei casi, presentavano caratteristiche comuni:

Propensione alla spesa superiore alle entrate, situazioni familiari difficili, fallimenti che duravano decenni. Infatti, il nostro uomo, elegante e dalla vita sentimentale complicata, torna a gestire per un periodo il Mocambo.

Con il 2008 cambia tutto. In questi 10 anni è scomparso il 25% della struttura produttiva italiana, gran parte con il seguito di un fallimento. Sono andati in crisi microimprese, piccole imprese, medie imprese su cui vivevano, magari da generazioni, famiglie produttrici e famiglie di lavoratori dipendenti.

Per segnalazioni o richieste di aiuto: segreteria.favordebitoris@ gmail.com

Giovanni Pastore

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