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ECONOMIA | 23 luglio 2019, 05:00

Una cappa di 60 tonnellate bloccherà i fumi della Cogne Acciai Speciali

Una cappa di 60 tonnellate bloccherà i fumi della Cogne Acciai Speciali

“Si tratta di un progetto importantissimo che traduce l’impegno continuo e costante della Cogne Acciai Speciali verso la riduzione dell’impatto ambientale, attraverso l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili”. Claudia Sacchetto, responsabile Ambiente dell’azienda spiega l’investimento di 5 milioni di investimento messo in campo dall’azienda Marzorati per abbattere le emissioni diffuse del convertitore AOD.

Infatti, l’intervento che richiederà 231 giorni di lavoro, oltre 150 persone interne ed esterne coinvolte, 60 tonnellate di struttura sospese a 15 metri di altezza su una superficie equivalente a 2,5 campi da tennis, una cappa bloccherà i fumi.

L’obiettivo dell’investimento che, è bene evidenziarlo, non ha nessun impatto produttivo - prosegue Claudia Sacchetto - è quello di intercettare le emissioni fuggitive del convertitore AOD e ridurre quindi a zero la fuoriuscita di fumo da questo impianto, per migliorare ulteriormente la qualità dell’aria dentro e fuori dallo stabilimento”. In base al calendario stilato dai tecnici le attività di montaggio si concluderanno tra il 12 e il 16 agosto, compresi i test a freddo, in modo da consentire ai 170 lavoratori dei reparti Acciaieria, Colata Continua e parco Gestione Materie Prime di tornare dalle ferie e riprendere l’attività il 19 agosto, mentre le fasi di smantellamento del cantiere termineranno la settimana successiva.

Dal punto di vista tecnico, la CAS si è fatta supportare da uno dei più importanti studi professionali internazionali, con significative esperienze maturate in progetti analoghi, “anche se – evidenzia l’ing. Matteo Diani, direttore Impianti e Manutenzione della CAS – ogni sistema di aspirazione deve essere pensato, progettato e costruito sulla tipicità del contesto in cui deve operare.

Lo studio dei fumi emessi dall’impianto in questione è infatti solo il punto di partenza dell’analisi che è stata portata avanti per costruire il modello numerico utilizzato per l’elaborazione del progetto. Il modello ha dovuto tenere conto, tra gli altri, degli ostacoli interni che il fumo può incontrare prima di raggiungere la cappa di aspirazione, dei cambi di pressione che caratterizzano le stagioni climatiche, dei venti e delle temperature a cui il forno stesso opera.

Come è facile immaginare, le difficoltà di questo investimento non sono però state solo progettuali. Infatti, per poter appoggiare sulle colonne una cappa da 60 tonnellate rispetto alle 30 precedenti, la Cas ha dovuto rinforzare e modificare significativamente le strutture preesistenti.

“Inoltre – aggiunge il tecnico - i vincoli normativi aeroportuali, inizialmente risolvibili ma poi risultati insuperabili, ci hanno costretto a concepire un diverso sistema di montaggio, potendo contare su una gru alta 51 metri anziché 200, con un importante aggravio di costi”.

Sforzo che si è tradotto nei mesi scorsi anche nella maggiore produzione di acciaio rispetto a quella abituale, per un valore di circa 16 milioni di euro, così da consentire ai reparti a valle di essere alimentati anche con i forni fusori fermi.

red. eco.

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