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CRONACA | 15 luglio 2019, 11:43

"Disoccupato dormivo in auto, ora lotto per riavere la mia famiglia"

L'odissea di un operaio aostano che durante la causa di separazione ha sofferto l'allontanamento dei figli e ha dovuto lasciare la propria abitazione

"Disoccupato dormivo in auto, ora lotto per riavere la mia famiglia"

"Lotto per amore dei miei figli, per il rispetto dei miei diritti e per il mio buon nome". figli". Così Luciano, (nome di fantasia), operaio aostano che fino a sabato scorso e da diverso tempo dormiva in auto perchè il giudice, durante la causa di separazione tuttora in corso, aveva deciso di assegnare la casa Erp, acquistata e di proprietà familiare, alla moglie e di mettere lui fuori dalla porta. Una vicenda 'a senso unico' quella di Luciano, dove fino ad oggi pare vi sia stato un solo colpevole: lui e solo lui. "Colpevole su base indiziaria e univoca, non su prove certe" ironizza l'uomo. "Lo scorso novembre io e mia moglie eravamo in piena causa di separazione e i servizi sociali hanno deciso di allontanare da casa i nostri due figli minori, uno dei quali afflitto da disabilità psichica, sostenendo che assistevano a troppe e violente liti domestiche".

Fattti duramente contestati da Luciano: "Io in quel periodo lavoravo in montagna, i contatti con  mia moglie erano minimi, mi chiedo come avremmo potuto trovare il tempo di litigare con così tanta frequenza come sostenuto dalle assistenti sociali. E poi stiamo parlando di un alloggio di edilizia residenziale popolare, che è assegnato sempre a un nucleo, non a un singolo componente".

I servizi però non cedono e la moglie di Luciano a dicembre viene trasferita in una residenza protetta con i figli minori e lui si trova a vivere nella casa di famiglia con il figlio 18enne.

"Fino a quando, nell'ultima udienza di separazione, il giudice del tribunale di Aosta ha sentenziato che io da quella casa dovevo andarmene entro tre mesi, consegnando le chiavi a mia moglie". Rapporti di assistenti sociali parlano genericamente di presunte violenze che sarebbero state commesse da Luciano verso i suoi familiari: "Cose che non sono mai avvenute ma prese per oro colato, evidentemente, dal tribunale"; afferma l'aostano. I giorni passano, Luciano è operaio stagionale e quando arriva la primavera si ritrova senza lavoro e in cerca spasmodica di un alloggio. Non trova né l'uno né l'altro e finisce per ritrovarsi fuori casa, costretto a vivere in auto. Dorme sui sedili posteriori, si rade guardandosi nello specchietto retrovisore. Cerca un contatto con i figli, ma è difficile perchè le condizioni, o meglio i paletti, posti dalle assistenti sociali sono strettissime; in più lui passa le giornate a cercare casa e lavoro: quest'ultimo lo trova lo scorso 28 giugno, in un'impresa edile. "Un primo, importante passo per tornare a vivere e riconquistare i miei figli l'avevo fatto - racconta  - adesso serviva un alloggio...". E l'alloggio è arrivato proprio ieri, domenica 14 luglio, quando il proprietario di un'abitazione ad Aosta ha firmato il contratto di affitto e gli ha consegnato le chiavi.

"Mi sembra quasi un sogno tornare a dormire in un letto vero; potermi fare una doccia quando voglio, prepararmi da mangiare...adesso so che la possibilità di ricongiungermi ai miei figli è più concreta". Lui sostiene, contrariamente a quanto verbalizzato dai servizi sociali, che i suoi figli gli sono sempre stati vicini e credono in lui. Assistito dall'avvocato Francesco Valentini, membro dell'Associazione genitori separati per la tutela dei minori, Luciano si prepara ora a incontrare "al più presto" il giudice e le assistenti sociali. La sua vita sta cambiando. 

red. cro.

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