Panta Rei | domenica 18 agosto 2019 18:02

Panta Rei | 13 luglio 2019, 08:00

Panta rei: La sagra dell'imbecillità e dei senza dignità

Panta rei: La sagra dell'imbecillità e dei senza dignità

Che ci si sia tutti incarogniti è un dato di fatto. D’istinto vorrei scusarmi per l'espressione, ma rido subito del mio scrupolo, con i tempi che corrono “carogna” è quasi un complimento. Ci sentiamo ben inseriti nella società se riusciamo a sembrare più furbi, più cattivi, più egoisti. Bene anche apparire trasandati e soprattutto esprimerci in modo becero e volgare, fa più “duro” e incute deferenza (da non confondere con la stima, quello è un altro mondo).

A tutti è permesso dire tutto e non voglio neppure accennare all’avvilente caos che regna sui social, ormai insulti e trivialità sono stati sdoganati anche nella televisione pubblica e sui giornali. D’altra parte se un nostro ministro passa il suo tempo ad denigrare e sbeffeggiare gli avversari con sarcastici commenti conditi di bacioni, più in mutande che in cravatta e più in spiaggia che in Parlamento, si svela l’arcano: noi italiani ci caschiamo subito, le inadeguatezze dell’uomo al potere ce lo fanno sentire uno di noi e quindi cadiamo in adorazione.

C’è però un aspetto di questa brutta svolta intellettuale che mi ha negativamente sconcertato ed è la “guerra dei bottoni” che si sta svolgendo sulle pagine di alcune testate nazionali.

Di alcuni giornali è ben noto il sostegno all’una o l’altra corrente politica e mi sta bene, la pluralità di informazione un ottimo mezzo per il lettore per valutare più oggettivamente i fatti. La tanto affermata libertà di stampa è uno dei capisaldi della democrazia e in un periodo in cui si torna a parlare di epurazioni, chiusure di giornali, allontanamento di giornalisti scomodi, questo concetto sarebbe da ribadire con forza.

Invece giornalisti di chiara fama non perdono occasione di fare oggetto di scherno e ingiurie altri giornalisti di altrettanta chiara fama, colpevoli non di scrivere falsità, ma di pensarla diversamente e di dichiararlo pubblicamente.

Accuse d’ignoranza, imbecillità (giuro, l’ho letto) e incapacità professionale sono diventati quasi un editoriale quotidiano, come se senza l’avvilimento del concorrente non ci sia visibilità.

Eppure la dignità della professione giornalistica, secondo me, dovrebbe andare oltre i rozzi comportamenti che stanno diventando la quotidianità per la maggior parte della gente e rispettare l’impegno di informare con la migliore onestà intellettuale possibile C'è una cosa che si chiama “spirito di corpo”, che non ha niente a che vedere con la goliardia o bravate del genere, ma con il piacere, l'onore di appartenere a una cerchia che presta un servizio alla società.

Uno spirito abbondantemente dimenticato dai politici, che hanno dimostrato di aver perso sia la rispettabilità che la consapevolezza del loro ruolo civico e che invece il giornalista dovrebbe conservare come un bene prezioso e di grande responsabilità.

Che, per assecondare il padrone di turno, ci si permetta di insultare e denigrare gratuitamente un collega per il semplice fatto di pensarla diversamente è cosa che riflette un declino culturale degno di una società ormai in caduta libera verso la barbarie.

Ricordate come finisce la guerra dei bottoni? Che i due ragazzi capobanda che si sono combattuti per anni, picchiati e ingiuriati a suon di bottoni estorti a mo’ di umiliazione, si ritrovano entrambi in collegio: la comunanza di disagi dovuti alla “reclusione” li rende amici, uniti contro un nemico comune, il direttore.

Con i tempi che corrono, ci sarebbe da riflettere….

panta rey

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore