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Chez Nous | 06 luglio 2019, 12:00

Noblesse & bassesse

Noblesse & bassesse

E’ passato poco più di un anno dalle lezioni regionali del 2018. Una data da ricordare perché in campagna elettorale tutte le liste, o quasi, hanno incontrato le varie associazioni professionali per capire e inserire  nei rispettivi programmi le aspettative delle varie categorie di lavoratori autonomi.

A distanza di un anno di tante richieste solo poche sono state prese in considerazione. Nessuna iniziativa è stata assunta, dai governi che si sono succeduti in quest’ultimo anno, per alcune categorie; prima fra tutte quella dei commercianti e degli esercenti.

Per altre categorie sono stati impegnati ingenti fondi; poco o nulla per il commercio. In Valle sono attive circa 3000 aziende, un migliaio ad Aosta, che occupano circa 10.000 addetti e scusate se è poco.

Eppure basterebbe davvero poco per rendere i paesi più vivibili e contrastare così lo spopolamento della montagna delle periferie e del centro di Aosta. Ovunque si registra una moria di esercizi e serrande che una dopo all’altra restano abbassate.

Non basta avere alberghi a 10 stelle se poi i paesi sono deserti per l’assenza di esercizi commerciali. Senza vita e attività commerciali il turismo muore anche se la carta vincente è il patrimonio naturalistico estivo che la Valle offre ed il domaine skiable in inverno. Ma nelle mezze stagioni se non c’è commercio tutto muore.

E’ dunque necessario trovare soluzioni comuni a una pluralità di temi che si intersecano per disegnare ambienti vivibili.  

Tanti piccoli comuni fanno grandi sforzi per mantenere la centralità nelle strategie di crescita del territorio; anche per quanto riguarda l’urbanistica e l’arredo urbano.

Tanti milioni stanziati per gli albergatori è cosa buona. Ma un albergo nel deserto non fa bene al turismo né alla comunità che vive in un paese 365 giorni all’anno. Le statiche sull’occupazione dei posti letto dicono che è davvero minimale e questo significa che per lunghi periodi dell’anno l’albergo è chiuso o è sotto utilizzato. E questo non è cosa buona.

In Valle succede che l’Adava abbia dichiarato guerra mediatica ai commercianti rivendicando primogeniture e usando toni sbeffeggianti nei confronti di chi giorno dopo giorno lavora e fatica per rendere alla comunità un servizio sociale quale è un piccolo bar e alimentari in paese o un negozio di prossimità in città.

La politica dovrebbe indicare le linee guida per poter sperimentare modalità condivise di recupero degli spazi e agire sul fronte della qualità urbana, ovvero di spazi in cui testare nuove forme e modalità di innovazione e partecipazione. In sintesi serve una rigenerazione urbana e il buon Dio sa quanto ne abbisogni Aosta.

Basta seguire l’esempio di altri grandi comuni o Regioni. La Regione dovrebbe istituire un fondo annuale per sostenere la riqualificazione degli esercizi commerciali rilancio i gli esercizi di vicinato introducendo flessibilità nelle destinazioni d’uso e tagliando gli oneri urbanistici per ristrutturazioni e recuperi, studiando anche la possibilità di destinare quote di oneri dei grandi centri al sostegno del vicinato, come fece il sindaco l’allora sindaco di Quart, Jean Barocco, con Self Sevice.

Prevedere, garantito dalla Regione, un patto con i proprietari degli immobili per ridurre gli affitti dei negozi a giovani imprenditori, con una riduzione dell’Imu a fronte dell’impegno a calmierare gli affitti per nuove attività commerciali.

Certo ci vuole fantasia per ideare nuove forme di sviluppo; coraggio per dare attuazione ai progetti; attenzione ad un settore fondamentale, sul piano sociale ed economico, come il commercio e l’attività di tanti piccoli esercenti.

Quello della desertificazione commerciale è fenomeno subdolo del quale se ne accorgono solo, ed in particolare, gli anziani e le fasce deboli. Un fenomeno che non sale agli onori della cronaca come le liste d’attesa all’ospedale, il commissariamento del casino, la quotazione in borsa di Cva o l’elezione diretta del Presidente della Regione. Ma è un fenomeno in continua crescita.

Chi ha in mano il futuro della Valle dovrebbe capire che così come senza agricoltura la Valle d’Aosta perde il suo patrimonio naturalistico, senza commercio depaupera il tessuto sociale e occupazionale con le conseguenze facilmente immaginabili.

L’obiettivo della politica dovrebbe far in modo che la bassesse diventi noblesse.

Oggi sono già in tanti a sostenere la noblesse. La politica si occupi della bassesse che è dignità e ricchezza per tutta la comunità.

piero.minuzzo@gmail.com

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