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FEDE E RELIGIONI | 18 giugno 2019, 09:30

PAPA: Ricordare, riparare, ricostruire

PAPA: Ricordare, riparare, ricostruire

È cominciata dall’incontro con le famiglie che alloggiano nelle Strutture abitative d’emergenza (Sae), le cosiddette “casette” edificate alla periferia di Camerino, la visita che Papa Francesco ha compiuto domenica 16 giugno nella cittadina marchigiana duramente colpita dal terremoto del 26 ottobre 2016.

Il Pontefice ha voluto sostare in sei delle circa duecento piccole costruzioni che sorgono nella zona di Cortine, portando la sua vicinanza a persone che, oltre ad aver perso la casa e talvolta il lavoro, rischiano anche di perdere la speranza in un domani migliore. «Sono vicino a ognuno di voi» ha assicurato Francesco, aggiungendo: «Prego per voi, perché questa situazione si risolva al più presto possibile. Grazie per la vostra pazienza e per il vostro coraggio».

La sosta nelle “casette” ha preceduto il momento centrale della mattinata, la messa nella piazza antistante la cattedrale cittadina resa inagibile dal sisma. Prima di presiedere il rito, il Pontefice ha voluto sostare per lunghi istanti all’interno dell’edificio — dove è entrato con l’apposito casco bianco dei Vigili del Fuoco — deponendo un omaggio floreale dinanzi alla statua della Vergine danneggiata dal terremoto. «Sono venuto oggi semplicemente per starvi vicino; sono qui a pregare con voi Dio che si ricorda di noi, perché nessuno si scordi di chi è in difficoltà» ha detto poco dopo all’omelia della celebrazione eucaristica. «Sono passati quasi tre anni — ha ricordato — e il rischio è che, dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico, l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più.

Il Signore invece spinge a ricordare, riparare, ricostruire, e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre». Al termine della messa, dopo il saluto rivoltogli dall’arcivescovo di Camerino - San Severino Marche, monsignor Francesco Massara, il Pontefice ha introdotto la recita dell’Angelus con un pensiero rivolto ai rifugiati, in occasione della Giornata mondiale a loro dedicata dalle Nazioni Unite, invitando «tutti alla solidarietà con gli uomini, le donne e i bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali», e incoraggiando in particolare le comunità ecclesiali e civili a essere «vicine e attente alle loro necessità e alle loro sofferenze».

Quindi ha espresso la sua preoccupazione per il recente intensificarsi delle tensioni nel Golfo Persico. «Invito tutti — ha scandito — a far uso degli strumenti della diplomazia per risolvere i complessi problemi dei conflitti in Medio oriente. Rinnovo anche alla comunità internazionale un accorato appello ad impegnare ogni possibile sforzo per favorire il dialogo e la pace».

Nel primo pomeriggio, prima di ripartire in elicottero per far rientro in Vaticano, Papa Francesco ha incontrato i bambini della Prima Comunione dell’arcidiocesi radunati nella palestra del centro sportivo dell’università di Camerino. Con loro ha intessuto un piccolo dialogo, insistendo sulla necessità di rialzarsi dopo ogni caduta con l’aiuto di Gesù.

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