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FEDE E RELIGIONI | 17 giugno 2019, 09:30

Nella politica l’amore del prossimo è di casa

Nella politica l’amore del prossimo è di casa

"L’amore del prossimo in politica deve stare di casa»: sono parole di don Luigi Sturzo quelle citate da Papa Francesco nel messaggio ai partecipanti al convegno internazionale che si svolge a Caltagirone fino a domenica 16 giugno nel centenario dell’appello “A tutti gli uomini liberi e forti” lanciato dal sacerdote siciliano il 18 gennaio 1919.Per il Pontefice si tratta «di un anniversario importante per la storia d’Italia e d’Europa» per poter rilanciare il valore e l’attualità dei dodici punti che costituivano il programma dell’appello e riaffermarne «la praticabilità tra la gente, attraverso un nuovo dialogo culturale e sociale che sia ispirato, oggi come ieri, “ai saldi principi del cristianesimo”».

Dopo aver incoraggiato i congressisti a diffondere la «cultura dell’incontro e del dialogo» che tanto gli sta a cuore, il Papa sottolinea come per don Sturzo «il compito di informare cristianamente la vita sociale e politica» appartenga «soprattutto ai laici cristiani che, attraverso il proprio impegno e nella libertà che loro compete in tale ambito, attuano gli insegnamenti sociali della Chiesa, elaborando una sintesi creativa tra fede e storia che trova il suo fulcro nell’amore naturale vivificato dalla grazia divina».

«Luigi Sturzo, prima che statista, politico, sociologo e poliedrico letterato — sottolinea il Pontefice — era un sacerdote obbediente alla Chiesa, un uomo di Dio che ha lottato strenuamente per difendere e incarnare gli insegnamenti evangelici», Polemizzando «con quanti sostenevano un dualismo tra etica e politica, tra Vangelo e società umana e limitavano la legge dell’amore alla vita privata», il prete di Caltagirone legava la «moralizzazione della vita pubblica» con «una concezione religiosa della vita, da cui deriva il senso della responsabilità morale e della solidarietà sociale. L’amore è per lui — spiega il Papa — il vero vincolo sociale, il motivo ispiratore di tutta la sua attività». Infatti, «in modo assai originale, cercò di realizzare una “ortoprassi” cristiana della politica, basata su un corretto rapporto fra etica e vita teologale, tra dimensione spirituale e dimensione sociale».

Da qui l’appello del Pontefice affinché l’insegnamento e la testimonianza di fede di don Sturzo non vengano dimenticati soprattutto oggi «in un tempo in cui è richiesto alla politica di essere lungimirante per affrontare la grave crisi antropologica».

E in tale contesto «vanno dunque richiamati i punti-cardine dell’antropologia sociale sturziana: il primato della persona sulla società, della società sullo Stato e della morale sulla politica; la centralità della famiglia; la difesa della proprietà con la sua funzione sociale come esigenza di libertà; l’importanza del lavoro come diritto e dovere di ogni uomo; la costruzione di una pace giusta attraverso la creazione di una vera comunità internazionale».

Del resto, conclude il Papa, «questi valori si basano sul presupposto che il cristianesimo è un messaggio di salvezza che si incarna nella storia, che si rivolge a tutto l’uomo e deve influire positivamente sulla vita morale sia privata che pubblica».

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