CRONACA | martedì 18 giugno 2019 05:41

CRONACA | 14 giugno 2019, 12:38

Droga, estorsioni, violenza a mano armata: questa la 'malAosta' scoperta dalla Guardia di finanza

Toni e metodi da boss mafiosi intercettati dagli inquirenti; sono in corso accertamenti per verificare possibili collegamenti degli arrestati con esponenti della criminalità organizzata soprattutto campana; era infatti nel napoletano che i principali indagati si rifornivano due volte al mese di cocaina

Il tenente colonnello Francesco Caracciolo mostra la sbarra di ferro usata per intimidire un commerciante ambulante

Il tenente colonnello Francesco Caracciolo mostra la sbarra di ferro usata per intimidire un commerciante ambulante

"Quella sventata è una rete criminale che gestiva dallo spaccio di cocaina alle estorsioni ai commercianti ambulanti fino alle aggressioni a mano armata, usando aperta violenza per imporre il proprio potere. Qualcosa con cui sinceramente non pensavamo di doverci confrontare in Valle d'Aosta". Così, condividendo la preoccupazione del procuratore capo di Aosta, Paolo Fortuna, il generale della Guardia di finanza Raffaele Ditroia, comandante delle Fiamme Gialle valdostane, ha esordito questa mattina illustrando, assieme al tenente colonnello del Gruppo Aosta Francesco Caracciolo, l'operazione 'malAosta' che ha condotto a sette arresti e a una denuncia a piede libero.

I dettagli del blitz, compiuto tra mercoledì 12 e giovedì 13 giugno:  i finanzieri hanno sequestrato circa 150 grammi di cocaina e le manette sono scattate ai polsi di Raffaele D'Agostino e Caterina Battaglia, coppia residente nel quartiere Cogne ad Aosta, in una palazzina Erp a pochi metri di distanza dal condominio popolare dove nel febbraio scorso la polizia arrestò tre persone per spaccio di stupefacenti nell'operazione 'Bravi ragazzi'. "Questo è un altro aspetto della vicenda che ci inquieta e non poco - ha detto Caracciolo - su cui occorre una seria riflessione di tipo sociale". Sono anche in corso accertamenti per verificare possibili collegamenti di D'Agostino e Battaglia con esponenti della criminalità organizzata, soprattutto campana; era infatti nel napoletano che i due si rifornivano due volte al mese di cocaina e loro stessi vantavano 'parentele' e legami con camorristi. Diverse decine i consumatori accertati, 'clienti' del sodalizio criminale, "quasi tutti di fascia sociale medio-bassa", precisano gli inquirenti.

Con un provvedimento di 'fermo di indiziato di delitto' disposto dai pm Luca Ceccanti e Francesco Pizzato, coordinati dal procuratore capo Fortuna in carcere sono poi finiti Francesco Battaglia per il reato di porto di arma da fuoco e concorso in spaccio di sostanze stupefacenti, Antonio D'Agostino, Marino D'Agostino, Giuseppe Caponetti, Albert Bushaj (già coinvolto in altre inchieste per cessione di droga e conosciuto come l''avvocato'), tutti per spaccio di sostanze stupefacenti. Per la detenzione di alcune armi rinvenute nelle perquisizioni della notte scorsa è stato denunciato a piede libero l'aostano Gaetano Nicotera, già condannato in primo grado nel 2018 a tre anni di carcere per spaccio di droga al quartiere Cogne.

Tra le armi sequestrate quattro coltelli a serramanico, tre coltelli da alpinismo, una balestra, un taser, un proiettile calibro 308 e un machete lungo oltre 40 centimetri, "rinvenuto a bordo di un'auto e quindi, ancora una volta, nella immediata disponibilità e conseguentemente idoneo ad arrecare offesa" si legge nell'ordinanza di custodia. "Manca una pistola di cui durante le intercettazioni abbiamo persino udito il classico rumore di scarrellamento - ha precisato Caracciolo - che era custodita da Francesco Battaglia ma che non abbiamo trovato, purtroppo".

Nel corso delle indagini sono poi emersi altri aspetti come l'uso e il porto di armi, dai coltelli "spesso portati sulla persona o sui mezzi di trasporto, ma anche armi improprie, come un tubo di ferro lungo oltre un metro, con una rudimentale impugnatura e un grosso bullone in punta per aumentarne la capacità offensiva". Un secondo evento è "l'intrecciarsi dell'indagine per spaccio con la brutale rissa scatenata a marzo scorso sempre nella stessa zona del quartiere Cogne, nel corso della quale diverse persone rimasero ferite e furono inoltre uditi colpi di armi da fuoco, allo stato non individuate".

Infine è stato messo in luce "il racket dei camioncini, vale a dire la spartizione delle piazzole di sosta tra diversi soggetti, che stabilivano in modo categorico a quali venditori ambulanti assegnare lo spazio in cambio di prodotti alimentare od ortofrutticoli". Mostrando una sbarra di ferro con la quale venivano intimiditi gli ambulanti 'restii' a sottomettersi, il tenente colonnello ha insisito sulla "inquietante pericolosità" degli arrestati, pronti a minacciare di morte ("se non ti togli di qui ti butto di sotto con il tuo camioncino...") le loro vittime.

"La disinvoltura con la quale i D'Agostino e altri indagati portavano e mostravano le armi forse finora non era stata riscontrata in indagini per droga in Valle d'Aosta", ha ribadito il generale Ditroia.

La rissa a mano armata al quartiere Cogne di Aosta

Un episodio a sé stante ma indicativo della pericolosità dei soggetti coinvolti, quello della rissa notturna avvenuta nel marzo scorso al quartiere Cogne di Aosta. Sta tutto nelle testimonianze di alcuni presenti (tra i quali pregiudicati e tossicodipendenti): "Mattia (Omissis) riferiva di essere stato appena aggredito con una spranga di ferro da Raffaele D'Agostino e da (omissis) - si legge in un verbale di interrogatorio testimone riportato nell'ordinanza di custodia cautelare -  (...) mio fratello (Omissis) partiva a forte velocità in retromarcia e mi riferiva che Raffaele D'Agostino aveva estratto una pistola dalla tasca; poi incrociavamo in via Monte Grivola all'altezza della Banca Sella la Passat condotta da Raffaele D'Agostino accompagnato da un altro soggetto...ci bloccava il passaggio e scendeva puntandoci una pistola ed esplodendo un colpo nella nostra direzione, senza colpirci o ferirci".

Racconto confermato in toto da altri testimoni e dallo stesso D'Agostino che parlando con una persona di quell'episodio afferma, si legge nell'intercettazione  ambientale, "l'altro giorno ho sparato addosso...ho sparato a quattro, cinque di loro (...) i botti non li hanno trovati (riferendosi alle indagini delle Forze dell'ordine sulla rissa ndr) perchè io ho sparato con la 38 (si tratta di una pistola Browning ndr), non è che io ho sparato con  la pistola a caricatore, gli ho sparato con la 38...".

E poi, con tono da 'boss' consumato: "Mi sto facendo vedere poco, non mi posso far vedere per di qua...se mi trovavano la polvere da sparo addosso mi arrestavano...".

I possibili collegamenti con la criminalità organizzata

Millanterie, mezze verità, o sussistono realmente stretti rapporti tra gli arrestati ed esponenti della camorra e della 'ndrangheta? "Stiamo verificando, ma prendiamo la cosa con le pinze", spiega il tenente colonnello Francesco Caracciolo. In effetti dovranno essere trovati riscontri alle asserzioni di Raffaele D'Agostino quando afferma, intercettato, di aver trovato posti sicuri "a quanta gente calabrese giù a Milano, io ho altri posti che ho fatto mettere calabresi che ho fatto mangiare a casa mia...", o quando assicura che "sono andato giù a Napoli, sono andato giù a Napoli... " e a chi gli chiede com'è andata a finire una certa faccenda nel capoluogo campano risponde "come doveva finire, 'due morti e poi ce ne siamo venuti su' (...) quando uno si dissocia è pentito al paese nostro...".

Le 'sentinelle' al Quartiere Cogne

In perfetto stile camorristico, il sodalizio criminale avrebbe trasformato zone del quartiere Cogne come vere e proprie 'piazze di spaccio' con tanto di 'sentinelle' all'ingresso per controllare il via vai degli acquirenti della droga ma anche di persone 'sospette' e appartenenti alle Forze dell'ordine. Metodologie divenute note  con serie tv come Gomorra e prima ancora grazie a numerose inchieste giornalistiche sulla criminalità organizzata. "Ma fino ad oggi impensabili ad Aosta" affermano preoccupati gli investigatori delle Fiamme Gialle.

patrizio gabetti

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