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FEDE E RELIGIONI | 21 maggio 2019, 09:30

PAPA: Passione e urgenza della missione

PAPA: Passione e urgenza della missione

L’evangelizzazione come vocazione, perché «non c’è una scuola per diventare evangelizzatori», e il superamento di «un pericolo che torna a spuntare»: quello di «confondere evangelizzazione con proselitismo». Sono questi i due poli attorno a cui si è sviluppato il discorso di Papa Francesco ai partecipanti all’assemblea generale del Pontificio istituto missioni estere (Pime), ricevuti in Vaticano lunedì mattina, 20 maggio.

All’inizio della sua riflessione il Pontefice ha ricordato i 170 anni del Pime con la sua storia «contrassegnata da una scia luminosa di santità»: da monsignor Angelo Ramazzotti — che quand’era vescovo di Pavia raccolse un desiderio di Pio IX, coinvolgendo nella fondazione i presuli della Lombardia «sulla base del principio della corresponsabilità di tutte le diocesi per la diffusione del Vangelo ai popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo» — ai 19 martiri dell’istituto, tra cui sant’Alberico Crescitelli e i beati Giovanni Battista Mazzucconi e Mario Vergara, fino ai confessori Paolo Manna e Clemente Vismara, entrambi beati.

Quindi Francesco, ha introdotto il primo dei due temi approfonditi, arricchendo il testo preparato con considerazioni a braccio. «Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria» del Pime — ha detto — e «la sua identità più profonda. Questa missione però non vi appartiene, perché essa sgorga dalla grazia di Dio». Infatti, ha spiegato, non ci sono scuole per diventare evangelizzatori: «ci sono aiuti, ma è un’altra cosa. È una vocazione che avete da Dio. O sei evangelizzatore o non lo sei, e se tu non hai ricevuto questa grazia, questa vocazione, rimani a casa».

Riguardo al tema del proselitismo, il Pontefice ha ribadito chiaramente che «evangelizzazione è testimonianza di Gesù Cristo, morto e risorto. È Lui che attrae. È per questo che la Chiesa cresce per attrazione e non per proselitismo, come aveva detto Benedetto XVI».

Secondo Francesco «questa confusione è nata un po’ da una concezione politico-economicista dell’“evangelizzazione”, che non è più evangelizzazione». Mentre è ben più importante «la presenza concreta», quella che spinge chi incontra un missionario a domandare «perché sei così. E allora tu annunci Gesù Cristo». Del resto, evangelizzare «non è cercare nuovi soci per questa “società cattolica”» ma «è far vedere Gesù: che Lui si faccia vedere nella mia persona, nel mio comportamento; e aprire con la mia vita spazi a Gesù. Questo è evangelizzare. E questo è quello che hanno avuto nel cuore i vostri fondatori».

Infine il Papa ha esortato alla «gioia, anche nella fatica». E in proposito ha raccomandato di rileggere la Evangelii nuntiandi, «il documento pastorale più grande del dopo-Concilio» che «è ancora recente, ancora è vigente e non ha perso forza». Il giorno precedente, al Regina caeli domenicale recitato con i fedeli presenti in piazza San Pietro a mezzogiorno, il Pontefice aveva commentato il Vangelo del giorno, tratto da Giovanni (13, 34), nel quale si parla del “comandamento nuovo” dato da Gesù ai discepoli dopo aver lavato loro i piedi: «Che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Infatti, ha detto Francesco, è l’amore che «ci apre verso l’altro, diventando la base delle relazioni umane», e rende «capaci di superare le barriere delle debolezze e dei pregiudizi».

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