ECONOMIA | giovedì 23 maggio 2019 11:50

ECONOMIA | 13 maggio 2019, 10:35

Troppo 'ricchi' per l'emergenza abitativa, troppo poveri per pagarsi un affitto

L'architetto Paolo Varetti, presidente Arer

L'architetto Paolo Varetti, presidente Arer

Sono circa 6.000 in Valle d'Aosta i nuclei familiari con reddito troppo alto per essere inserititi in un contesto di emergenza abitativa o di semplice graduatoria Erp, ma troppo basso per consentire il pagamento di un normale canone di affitto.

Il dato è emerso nelle recenti riunioni tra vertici Arer e regionali in merito al problema-casa in Valle d'Aosta, in cui è stato anche evidenziato che molte di queste 'zone grigie' di semipovertà sono registare nei paesi della Valle piuttosto che in città, ma spesso non vengono alla luce con chiarezza per eccessivo pudore: "Capita magari che famiglie in stato di necessità evitino di chiedere aiuto per vergogna -  spiega l'architetto Paolo Varetti. presidente dell'Agenzia regionale edilizia residenziale-Arer - abitano in piccole comunità dove tutti si conoscono e preferiscono celare il loro status economico di disagio, che poi regolarmente emerge quando non riescono più a far fronte ai debiti e ai costi di casa".

Una possibile soluzione sarebbe il 'social housing', ovvero una nuova tipologia di approccio all'edilizia residenziale pensata proprio per i nuclei a reddito basso ma pur sempre 'reddito'. "L'argomento sarà tema  centrale del nostro lavoro per i prossimi mesi -  sottolinea Varetti - l'ipotesi è quella di creare una rete che coinvolga anche i proprietari privati, ai quali si può prospettare la garanzia di pagamento per una locazione a tariffa 'ragionata': occorre che tutti facciano uno sforzo in tal senso, ma certo il proprietario di un alloggio dovrebbe preferire il corretto pagamento mensile di un canone basso piuttosto che avviare costose pratiche di sfratto".

E su questo tema sarà presentato venerdì 17 maggio alle 14,30, a Palazzo regionale, il simposio 'Dal Quartiere Cogne al social housing - un nuovo progetto per Aosta, pratiche virtuose dell'abitare sociale'.

"Obiettivo del Social Housing - si legge in una nota dell'architetto Sandro Sapia, curatore del convegno - non è quello di risolvere il problema casa, quanto piuttosto quello di contribuire a costruire, attraverso modalità innovative e sperimentazioni concrete, una nuova politica abitativa”.

L’idea di organizzare un Convegno sulla tematica del Social Housing nasce dalla nuova collaborazione dell’Ordine degli architetti con l’Arer: la mostra 'La città che cresce-Le quartier Cogne à Aoste' svoltasi l’inverno scorso, la consegna dei nuovi condomini realizzati al margine del quartiere Cogne con la nuova sede dell’Arer, il Contratto di quartiere sono le occasioni che hanno portato a studiare i contenuti del Convegno.

Continua Sapia: “L’Housing Sociale vuole dare risposte alle esigenze abitative, creando nel contempo spazi per la socialità e la condivisione, intraprendendo azioni di rigenerazione e riqualificazione urbana nonché di risparmio energetico.”

Non si tratta di interventi puntuali, ma di un programma che coinvolge figure professionali diverse e nello stesso complementari, comunità abitanti e istituzioni. La scala edilizia si espande per diventare progettazione e rigenerazione urbana e i progettisti non sono più solo i tecnici, ma tutte quelle professionalità che sanno rispondere alle richieste psicologiche, sanitarie, legali, economiche degli abitanti.

p.g.

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