Il rosso e il nero | giovedì 19 settembre 2019 21:50

Il rosso e il nero | 07 maggio 2019, 09:30

ALLA RICERCA DELLA PENSIONE SMARRITA

ALLA RICERCA DELLA PENSIONE SMARRITA

Cinquanta anni fa, era il 1969, fu introdotta nel nostro Paese la pensione sociale. Era destinata ai cittadini italiani con più di 65 anni di età, sprovvisti di reddito e che non potevano vantare contributi previdenziali versati in loro favore. Si concludeva così un ciclo.

Il sistema di sicurezza sociale, che garantiva prima i lavoratori dipendenti e poi quelli autonomi, si completava - grazie anche alle norme sociali della Costituzione - garantendo una pensione anche agli anziani poveri e senza lavoro.

Ora i tempi sono cambiati.

I veri poveri sono i giovani precari. Ad essi abbiamo rubato il futuro e sarebbe tempo di restituirglielo. Come? Il problema non è dato solo dalla mancanza di lavoro, ma dal fatto che, anche quando c'è, questo è precario, saltuario e discontinuo. E per questo si tratta di lavori non tali da garantire alla fine del periodo lavorativo una prestazione pensionistica degna di questo nome.

E c'entra anche il sistema previdenziale attuale, che non solo con l'introduzione del calcolo della pensione sulla base dei contributi versati (sistema contributivo in vigore dal 1996) garantisce pensioni inferiori di almeno il 25% a quelle che si percepivano col precedente sistema retributivo (pensione  calcolata sulle ultime retribuzioni percepite e non sui contributi versati), ma  ha abolito anche l'integrazione ad un importo minimo della pensione stessa.

Insomma, per i giovani di oggi, che lavorano dal 1996, la prospettiva futura  è di avere una pensione al di sotto anche della pensione minima (circa 500 euro mensili) attualmente percepita da milioni di pensionati. Di qui la necessità di introdurre una "PENSIONE DI GARANZIA", cioè una pensione minima per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996.

Si tratterebbe (e ci sono progetti di legge presentati al riguardo ma che si sono persi nei meandri dei ministeri) di un provvedimento in grado di garantire, una volta raggiunta l'età pensionabile, almeno 600 euro al mese con 20 anni di contributi versati, con un aumento ulteriore di 30 euro mensili per ogni anno di contributi versati in più oltre i 20, fino ad un massimo di 1000 euro mensili.

Sono queste le riforme da fare e non il fallimentare reddito di cittadinanza o la pensione anticipata (con quota 100) a chi ha già un lavoro garantito.

Romano Dell'Aquila

Ti potrebbero interessare anche:

In Breve

martedì 17 settembre
martedì 10 settembre
martedì 03 settembre
martedì 13 agosto
PESI E CONTRAPPESI
(h. 08:00)
martedì 06 agosto
lunedì 29 luglio
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore