Panta Rei | martedì 16 luglio 2019 07:11

Panta Rei | 26 aprile 2019, 09:30

E' TUTTO UN DEJA VU

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico (Giovanni Pascoli)

E' TUTTO UN DEJA VU

All’approcciarsi della primavera, ecco sbocciare i manifesti elettorali: sorrisi cordiali e stereotipati, pensieri invitanti dal sentore fasullo, sguardi fermi e diretti su chi osserva che richiamano il celebre “I want you”dello zio Sam, nella versione aggiornata "tu arruolati come mio elettore, poi con le promesse vediamo”.

Tutto un déjà vu. Pare di veder rifiorire una sinistra entusiasta e battagliera. Senza voler parteggiare per nessuno, quello che mi sembra positivo è che si parli di nuovo di un’opposizione, in un Paese sempre più vuoto di dialogo e contradditorio. Il PD apparentemente rinnovato si barcamena però tra contrasti interni e slogan ammuffiti e, lungi dal riacquistare affidabilità, già pare non lo ascolti più nessuno. Un altro déjà vu.

La Valle autonomista, invece, si è risvegliata all’improvviso di destra. Come conciliare i due concetti sembra un arzigogolo ma tant’è… l’idea forse tenta di raccogliere i consensi dei valdostani di tradizione e di coloro che seguono il pensiero di tendenza, il famoso colpo al cerchio e alla botte che dovrebbe garantire la poltrona.

Il teorema è “mi separo ma resto in maggioranza”. E mi chiedo quante volte nel recente passato abbiamo… déjà vu questa dichiarazione di sofferta responsabilità. Numerose come primule primaverili, sono nate nuove sigle politiche, frutto di riavvicinamenti tra chi se n’è dette di tutti i colori ma, a fronte di una paventata sparizione, preferisce tapparsi il naso, e della fantasia di altri che pensano che basti cambiare nome per non essere riconosciuti per ciò che si è.

Le primule durano il tempo di una pasqua poi spariscono, quanto dureranno i nuovi movimenti in cerca di visibilità? Mi sembra l’ennesimo déjà vu.

A proposito di Pasqua, quella appena passata è stata animata da focose polemiche: più che il messaggio di resurrezione e rinnovamento, ha tenuto banco la scena del tradimento (ma guai a chiamarlo così!..) e i richiami a Giuda si sono sprecati (ma guai a nominarlo!...).

In tema di Pasqua cristiana si è sommessamente riaffacciata la teoria possibilista secondo cui l’apostolo, sincero amico del Cristo e ben lungi dal volerlo ingannare, avrebbe in realtà assecondato gli impenetrabili piani celesti che dovevano portare alla storia che conosciamo. Vuoi vedere che anche chez nous personaggi celati, ma neppure tanto, hanno voluto realizzare insondabili trame a loro propizie?

Non sarebbe la prima volta per certi figuri, ne avremmo solo un nuovo déjà vu. Nel prosieguo delle feste primaverili ecco la Liberazione, e figurarsi se potevano mancare le dispute politiche, viste le attuali derive nostalgiche. Triste che, nei discorsi ufficiali, si siano dovuti spiegare i fondamenti e le ragioni di questa celebrazione, dovremmo averli tutti chiari.

Da noi il 25 aprile è nel cuore di tanta gente e quindi se Parigi val bene una messa, per i nostri leghisti un voto val bene un ossequio al tricolore, a dispetto dei suggerimenti del vertice : con le numerose gaffe istituzionali della presidente Spelgatti, mica si poteva rischiare un patetico déjà vu!

Ora arriva Festa dei lavoratori e lo sconforto è garantito, sono anni ormai che si trasforma nel ricordo funereo dei posti di lavoro decimati dall’interminabile crisi. Non c’è bisogno di dire che il 1° maggio 2019 sarà solo un doloroso déjà vu. Non c’è niente di nuovo oggi nel sole, anzi è sempre la solita solfa.

Poveri noi.

Panta Rey

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