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FEDE E RELIGIONI | 18 aprile 2019, 09:30

PAPA: Un’opera corale per la ricostruzione di Notre-Dame

PAPA: Un’opera corale per la ricostruzione di Notre-Dame

«Il lavoro di ricostruzione» della cattedrale parigina di Notre-Dame devastata dall’incendio del 15 aprile «possa essere un’opera corale, a lode e gloria di Dio»: lo ha auspicato il Papa salutando i fedeli di lingua francese presenti all’udienza generale di mercoledì 17 in piazza San Pietro.

Il Pontefice — che nel pomeriggio di martedì 16 aveva avuto una conversazione telefonica con il presidente Emmanuel Macron durante la quale aveva espresso solidarietà al popolo francese — è tornato a manifestare grande affetto e vicinanza «alla comunità diocesana di Parigi» e «a tutti i parigini».

Dicendosi «molto addolorato», Francesco ha voluto assicurare la propria vicinanza e «la gratitudine di tutta la Chiesa» in particolare a «quanti si sono prodigati, anche rischiando di persona, per salvare la Basilica».In precedenza, il Papa aveva dedicato la catechesi alle parole con cui Gesù ha pregato il Padre nei momenti di prova. Nel cuore della Settimana santa, alla vigilia del Triduo pasquale, la sua riflessione è stata ispirata dal brano biblico tratto dal Vangelo di Marco 14, 32-36a.

Attingendo anche agli altri racconti evangelici della Passione, il Pontefice si è soffermato su tre invocazioni di Cristo.

La prima — ha esordito — «avviene dopo l’Ultima cena» quando «domanda la gloria» con «una richiesta che sembra paradossale». In realtà, ha chiarito il Papa, «la gloria nella Bibbia indica il rivelarsi di Dio, è il segno distintivo della sua presenza salvatrice fra gli uomini. Ora, Gesù è Colui che manifesta in modo definitivo la presenza e la salvezza di Dio. E lo fa nella Pasqua: innalzato sulla croce, è glorificato».

Da qui l’esortazione a fare «nostra la preghiera di Gesù», chiedendo «al Padre di togliere i veli ai nostri occhi perché» Dio «a Pasqua azzera le distanze, mostrandosi nell’umiltà di un amore che domanda il nostro amore». Del resto, «la gloria di Dio è paradossale: niente applausi, niente audience. Al centro non c’è l’io, ma l’altro».Da qui la seconda invocazione di Gesù al Padre, quella rivolta nel giardino del Getsemani, per insegnare — ha detto il Papa — che «il problema più grande non è il dolore, ma come lo si affronta».

E in tale contesto occorre fare i conti con «la solitudine» che «non offre vie di uscita», mentre «la preghiera sì, perché è relazione, è affidamento». Infine c’è la richiesta di perdono sulla croce, in cui «Gesù prega per chi è stato malvagio con Lui». E così facendo, ha concluso Francesco, invita con l’esempio ad affidarsi «al Padre nelle prove» e a «trovare nell’incontro» con lui «il perdono e il coraggio di perdonare».

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