CULTURA | lunedì 25 marzo 2019 05:24

CULTURA | 13 marzo 2019, 09:30

IL NODO GORDIANO DELLE LINGUE DA SALVARE

IL NODO GORDIANO DELLE LINGUE DA SALVARE

"Valledaostaglocal" è il titolo del giornale on line per il quale mi onoro di scrivere. Questo giornale, a mio avviso, nasce dall'esigenza di combinare due fenomeni dominanti al giorno d'oggi: da un lato la globalizzazione delle società e delle economie, dall'altro la difesa e la valorizzazione del localismo. E la lingua o meglio le lingue rappresentano il veicolo attraverso il quale questi due fenomeni si intrecciano tra di loro in maniera direi quasi esistenziale.

Questa premessa consente forse di spiegare meglio un tentativo di dibattito che, sia pure da diversi punti di vista, è emerso di recente sugli organi di stampa regionali a proposito dell'uso in Valle di alcuni dialetti, in particolare quello aspromontano calabrese, e, per altri versi, della stessa lingua francese, una volta chiamata "langue maternelle".

Ora non v'è dubbio che sia i dialetti di vario tipo e provenienza geografica, sia la lingua francese rappresentano patrimoni culturali da salvare e salvaguardare. Siamo in presenza di fatti culturali fortemente identitari che nel tempo hanno rappresentato anche veicoli di integrazione sociale sia per coloro che chiedevano accoglienza che per coloro che la concedevano, una sorta di partita doppia culturale che si è sviluppata nell'arco temporale di quasi un secolo.

E il fatto che il dialetto calabrese sia vivo anche presso le generazioni nate in Valle e che il francese vada strenuamente difeso, là dove ancora possibile, perché interconnesso ad un certo modo di intendere la valdostanità rappresentano e testimoniano l'esistenza di una comunità in divenire fatta di passato, ma anche di presente e soprattutto di futuro.

Quello che però non va sottaciuto, e che invece  è il vero problema da affrontare, è quanto l'uso di un certo dialetto da una parte e della lingua francese dall'altra abbiano influito nella gestione degli equilibri politici e di del potere in Valle.

Sciascia parlava di "professionisti dell'antimafia", come di coloro che avevano costruito la loro carriera in politica o in magistratura sulla lotta alla mafia. Ebbene, sarebbe del tutto fuori luogo parlare anche in Valle di "professionisti del dialetto calabrese" e di "professionisti della lingua francese" nella costruzione di molte fortune politiche e partitiche nella nostra regione?

E' forse questo il vero nodo gordiano che bisogna trovare il coraggio di tagliare per restituire serenità ad una comunità veramente "glocal". 

romano dell'aquila

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