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Zona Franca | 09 marzo 2019, 12:41

L'OPINIONE DI GIOVANNI ALOISI: Parlare calabrese non è reato

Lettera aperta al Presidente Commissione Parlamentare Antimafia Senatore Prof. Nicola Morra

Al centro Giovanni Aloisi

Al centro Giovanni Aloisi

Egregio Senatore Morra,

Ho letto, con ritardo, il colloquio in merito alle infiltrazioni della ndrangheta che vedono coinvolti, per presunta affiliazione alla stessa, elementi della comunità valdostana di origine calabrese.

Colpisce nell'articolo l’asserzione “Molti giovani, pur essendo nati in Valle d’Aosta da genitori calabresi, continuano a parlare il dialetto aspromontano. Sono tratti identitari forti sui quali bisogna fare sempre molta attenzione” perché possono nascondere altro.

Cesare Lombroso, padre della criminologia moderna, aveva teorizzato che la degenerazione del delinquente è in diretto rapporto con le sue anomalie fisiche.

Il caso più rilevante, a riprova delle sue teorie, è quello del Brigante Giuseppe Villella poiché nel cranio dello sventurato veniva riscontrata una fossetta occipitale mediana, quindi prova certa che quel cranio è di un criminale atavico, cioè geneticamente determinato a delinquere, diffusi in Calabria e nell’Italia meridionale.

La storia invece stabilì che Giuseppe Villella non era un brigante ma un bracciante, incarcerato per un furto di due capretti e cinque ricotte.

Suvvia crede veramente che i dialetti, a questo punto non solo quello aspromontano, possano essere strumenti indicativi di potenzialità criminogene, se così fosse allora sarebbe facile debellare la criminalità organizzata.

Senatore Morra, purtroppo, non è così e non viviamo nella Città del Sole, città ideale e utopica, di Tommaso Campanella del quale Lei conosce meglio di me il pensiero e l’opera filosofica, per la sua attività di docente al Liceo B. Telesio di Cosenza.

Ci troviamo, al contrario, a fronteggiare una realtà complessa e complicata che è difficile accettare, figuriamoci a subirla e credo che l’infelice l'affermazione da Lei proferita e riportata nell'articolo non corrisponda al Suo pensiero perché, altrimenti, sarebbe incompatibile con il Suo essere educatore, giacché portatrice di un forte pregiudizio.

Senatore Morra la Valle d'Aosta è la più piccola regione d’Italia dove sono arrivate nel corso degli anni persone provenienti, non solo dalle regioni italiane, ma anche da altre nazioni con culture, usi, costumi e consuetudini diverse e differenti che si sono integrati nel tessuto sociale, decidendo di stabilirsi in questa terra.

L'immigrazione calabrese, come ben riportato nella pubblicazione “dalla Piana ai Monti”, ha avuto inizio a partire dal 1925 e nel corso degli anni il flusso considerevole di spostamenti ha fatto diventare, quella calabrese, la seconda componente della Comunità Valdostana.

La stragrande maggioranza delle persone di origine calabrese sono oneste e laboriose che hanno vissuto e vivono di lavoro, contribuendo alla crescita sociale ed economica della regione.

Le persone coinvolte sono una piccola minoranza, per queste, come per tutti i cittadini della Repubblica Italiana, vale il dettato costituzionale dell’art.27 “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso anche se per alcune di loro gli indizi sarebbero pesanti, tanto da indurre l'autorità giudiziaria ad emettere provvedimenti di restrizione delle libertà personali.

Sarà la magistratura a dirci se sono colpevoli o innocenti altre considerazioni, salvo le prese di posizione di condanna del fenomeno mafioso da parte delle istituzioni e non solo, lasciano il tempo che trovano.

Senatore Morra Lei ha scelto di stare in Calabria e di risiedere a Cosenza città natale di Giacomo Mancini che alzò la voce e la qualità del livello politico, quasi in splendida solitudine, con un costante richiamo al “garantismo” mettendo al centro la difesa dei diritti costituzionali riconosciuti a ogni cittadino di fronte alla giustizia.

Oggi Senatore la Valle d'Aosta non è più l'isola felice, ma non è neanche l'inferno per come viene descritta.

E’ una regione più debole e più fragile rispetto agli anni passati, ma con una forte cultura per la legalità e una pervicacia volontà a superare questi momenti.

Il presupposto indispensabile a ciò e che la comunità e le sue espressioni rappresentative, a qualsiasi livello di responsabilità intraprendono iniziative adeguate e agiscano con professionalità, affinché venga preservata l'immagine che ha sempre contraddistinto la Valle d'Aosta nel panorama nazionale.

In particolare la classa politica, maggioranza o minoranza che sia, trovi un terreno d’incontro su punti condivisi a salvaguardia dell’Autonomia e della Specialità ed eviti fughe in avanti con giudizi e richieste che non rispecchiano il dettato costituzionale sopra richiamato.

Si torni alla politica capace di dettare tempistiche e programmi e si torni al buon senso da parte di tutti e si superi questa fase di personalismi che ci sta conducendo al baratro.

Nella Valle d'Aosta ci si conosce quasi tutti e il punto non è chi saluti o chi incontri, ma se e con chi delinqui.

Alcuni miei amici che sanno di questa lettera a Lei indirizzata, mi hanno suggerito di lasciar stare.

A loro ho risposto, come ho fatto in passato, che non starò in silenzio perché convinto che la Valle d'Aosta ha tanti e tanti aspetti positivi che surclassano questi episodi che non vanno assolutamente sottovalutati o minimizzati, ma che non vanno neanche enfatizzati.

Ognuno di noi si impegni al meglio delle sue capacità e non trascuri o dimentichi i valori cui siamo stati educati.

Cordiali saluti.
Giovanni Domenico Aloisi

Commenta Piero Minuzzo

Caro Giovanni concordo tanto più che hai svolto diversi ruoli politici in Valle d'Aosta e ricoperto in carici di responsabilità nella sede regionale. La Calabria la conosco e mi onoro di soggiornarvi. Sarà per questo che mi preoccupa di più il fatto che sono sempre meno quelli che parlano patois e francese, che portano alla perdita della Valdostanità, che di quelli che anche in Valle mantengono viva la Calabresità; due culture che hanno dimostrato di convivere e far progredire la Petite Patrie. p.m.

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