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FEDE E RELIGIONI | 09 marzo 2019, 09:30

PAPA: Risposte concrete al grido della terra e dei poveri

PAPA: Risposte concrete al grido della terra e dei poveri

«Risposte concrete al grido della terra e al grido dei poveri»: le ha chieste Papa Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale su «Le religioni e gli obiettivi di sviluppo sostenibile», ricevuti in udienza nella mattina di venerdì 8 marzo, nella Sala Clementina.L’ampia e articolata riflessione offerta dal Pontefice ai presenti è partita dalla puntualizzazione del significato di «sviluppo», un concetto «complesso» e «spesso strumentalizzato». Per Francesco bisogna superare una volta per tutte «l’idea convenzionale» che limita lo sviluppo alla mera «crescita economica».

In realtà, ha sottolineato citando il magistero di Paolo VI, «parlare di sviluppo umano significa riferirsi a tutte le persone, non solo a pochi, e all’intera persona umana, non alla sola dimensione materiale». Questo significa che «una fruttuosa discussione sullo sviluppo dovrebbe offrire modelli praticabili di integrazione sociale e di conversione ecologica» sostenuti da «valori religiosi ed etici più profondi».Nasce da qui l’esigenza di «politiche economiche concrete che siano incentrate sulla persona e che possano promuovere un mercato e una società più umani».

Obiettivo questo che richiede l’assunzione di «impegni etici, civili e politici concreti per svilupparsi al fianco della nostra sorella terra, e non malgrado essa».In questo senso, «l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite propone di integrare tutti gli obiettivi attraverso le cinque p: persone, pianeta, prosperità, pace e partnership». Un’impostazione che il Papa ha giudicato «con favore», evidenziando come essa sia in grado di «preservare da una concezione della prosperità basata sul mito della crescita e del consumo illimitati, per la cui sostenibilità dipenderemmo solo dal progresso tecnologico». Un «approccio integrale», ha spiegato, «ci insegna che questo non è vero».

E se «è certamente necessario puntare a una serie di obiettivi di sviluppo», questo però «non è sufficiente per un ordine mondiale equo e sostenibile», perché «gli obiettivi economici e politici devono essere sostenuti da obiettivi etici, che presuppongono un cambiamento di atteggiamento». Si tratta allora di «incoraggiare e sostenere» quella «conversione ecologica» alla quale già aveva chiamato Giovanni Paolo II nel 2001, rilanciando il ruolo delle religioni e respingendo «la tentazione di cercare una risposta semplicemente tecnocratica alle sfide».

In proposito Francesco ha fatto riferimento alla situazione particolare delle popolazioni indigene, che pur rappresentando solo il 5 per cento della popolazione mondiale si prendono cura di quasi il 22 per cento della superficie terrestre, aiutando così a proteggere circa l’80 per cento della biodiversità del pianeta. In un mondo fortemente secolarizzato, ha fatto presente il Papa, «tali popolazioni ricordano a tutti la sacralità della nostra terra».

E per questo «la loro voce e le loro preoccupazioni dovrebbero essere al centro dell’attuazione dell’Agenda 2030 e al centro della ricerca di nuove strade per un futuro sostenibile. Ne discuterò — ha assicurato il Pontefice — anche con i miei fratelli vescovi al Sinodo della Regione Panamazzonica, alla fine di ottobre di quest’anno».

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