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CULTURA | 07 marzo 2019, 18:38

L’Istituto ricorda con commozione la Socia Ida Désandré, deceduta ieri all’ospedale Parini di Aosta

La Valle d'Aosta democratica e antifascista è in lutto. Ida Desandré, 96 anni, partigiana e deportata valdostana, testimone coraggiosa e instancabile degli orrori nazisti, è morta oggi all'ospedale Parini di Aosta

Ida Désandré seduta tra Italo Tibaldi a sinistra, Camillo Greggio e Mattia Alberto Ansaldi a destra, Saint-Vincent, «Giornate di studio in ricordo di Primo Levi», Saint-Vincent 15-16 ottobre 1997. Italo Tibaldi e Mattia Alberto Ansaldi furono come Lei, deportati politici nei campi di concentramento nazisti (proprietà Archivio IhrVdA, Aosta)

Ida Désandré seduta tra Italo Tibaldi a sinistra, Camillo Greggio e Mattia Alberto Ansaldi a destra, Saint-Vincent, «Giornate di studio in ricordo di Primo Levi», Saint-Vincent 15-16 ottobre 1997. Italo Tibaldi e Mattia Alberto Ansaldi furono come Lei, deportati politici nei campi di concentramento nazisti (proprietà Archivio IhrVdA, Aosta)

Nata a Saint-Christophe il 10 ottobre 1922, cresce a Vermian presso il Nonno e in seguito abita presso gli zii ad Aosta. Sposatisi nel 1942 con Giovanni Contardo, durante la Resistenza offre insieme al marito rifugio nella sua casa di Aosta a dei partigiani.

Denunciata su delazione per queste azioni, ella e il marito sono arrestati dalla Guardia nazionale repubblicana (GNR) della Rsi nel luglio del 1944. Reclusa alla caserma Cesare Battisti in un primo tempo e poi, verso la metà di agosto, alla Torre dei Balivi di Aosta insieme ad altri prigionieri e prigioniere politici. Il gruppo viene poi avviato verso Torino, alle carceri Le Nuove nel braccio tedesco.

Destinata alla deportazione in Germania, verso il 20 settembre 1944 è avviata con i compagni e le compagne al campo di transito di Bolzano-Gries da dove,  il 5 ottobre 1944, parte il convoglio dei deportati e delle deportate verso la Germania. Nel gruppo vi è anche la valdostana Zita Ghirotti, arrestata a Pont-Saint-Martin il 25 agosto 1944, il commissario di PS Camillo Renzi di stanza ad Aosta, la sua consorte Franca Scaramellino, arrestati ad Aosta il 18 agosto 1944.

Le 113 donne del convoglio sono destinate alla deportazione nel campo di concentramento nazista di Ravensbrück dove arrivano l’11 ottobre 1944, campo femminile e gli uomini al campo di concentramento di Dachau.   In seguito, è trasferita al campo di Salzgitter-Bad nella galassia concentrazionaria di Neuengamme, dove lavora duramente con le compagne nelle fabbriche belliche naziste. «Matricola intern.to 9473».

La realtà dei campi colpisce immediatamente Ida e le compagne, e imparano ben presto che solo con la solidarietà reciproca riusciranno almeno a sopravvivere. Verso il mese di aprile 1945, approssimandosi il fronte Alleato, le detenute sono avviate in una marcia della morte verso il campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove le condizioni di vita da molti mesi sono ormai nulle e nulla vi è per sostenersi.

Il 15 aprile 1945 il campo è liberato dagli Inglesi, che iniziano in mezzo a difficoltà di ogni genere l’opera di salvazione di coloro che possono ancora sopravvivere. Ida è fra questi e queste e dopo un periodo di ricovero in ospedale a Celle, riuscirà a raggiungere il Centro di raccolta di Bolzano il 9 settembre 1945 e Aosta alla fine di settembre del 1945. Il marito Giovanni Contardo anch’egli è stato deportato, in un campo di lavoro presso Lipsia ed è riuscito a tornare. Morirà di malattia nel 1971. Con lui, Ida ha i figli Lorenzo nel 1946 e Roberto nel 1947.  

Solo molto tempo dopo, verso il 1976, inizia a parlare pubblicamente della sua deportazione politica. La sua volontà di testimonianza e di riflessione si svilupperà quindi fino a pochi anni fa, incontrando, a partire dai primi anni Novanta, classi di studenti e di studentesse di ogni grado, in varie parti d’Italia, e insegnanti, partecipando a numerosi convegni ed incontri sulla deportazione, in ispecie femminile.

Ida partecipa con molta cura e attenzione a eventi e pubblicazioni. 

Invitata alla inaugurazione del nuovo memoriale di Bergen-Belsen, Ida vi reca nell’ottobre del 2007, accompagnata dal figlio Roberto. L’emozione angosciosa e i ricordi sono lì, ma trova la forza di tornarvi per la prima volta, anche se con molta fatica e dolore, di cui parlerà nei suoi resoconti. Instaura anche in questo caso un proficuo e continuativo rapporto con i ricercatori e gli storici dell’ente museo di Bergen-Belsen.

Ricordando la sua vicenda di donna nel corso di un secolo, quello del Novecento, delle guerre mondiali e delle deportazioni di massa e delle lotte e Resistenza europea per l’affermazione dei principi di libertà, uguaglianza e dello stato di diritto, l’Istituto La ringrazia per tutto quello che ha saputo dare alla comunità con generosità e assiduità, ed è vicina ai figli Soci Lorenzo e Roberto e al suo compagno Camillo Greggio.

 

 

Il Certificato Alleato rilasciato a Ida Désandré, Celle di Hannover 31 agosto 1945 (copia in Archivio IhrVdA)

red. cro.

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