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ATTUALITÀ POLITICA | 23 febbraio 2019, 15:25

Daria Pulz scrive al Prefetto Fosson questioni Geenna

Daria Pulz scrive al Prefetto Fosson questioni Geenna

Caro Presidente con funzioni prefettizie,

mi permetto di dirle che Lei mi ricorda quella tipologia di alunni ligi al dovere che si sentono rassicurati dall’aver svolto tutti i compiti a casa, senza però averne colti il senso e l’occasione per imparare davvero.

Il compito a casa che lei ha svolto egregiamente è stato quello di trasmettere qualche carta al Ministero dell’Interno.

Ma, dottor Fosson, Lei non è un allievo e nemmeno un passacarte: Lei è il nostro Prefetto.

Ed è proprio perché mi sono impegnata a capire la normativa - pur non avendo una formazione giuridica specifica, ma forte del fatto di aver passato la mia vita a studiare – che ora resto basita per la superficialità, giuridica e anche politica, della sua risposta, a fronte non certo di accuse da parte mia di inadempienza o irregolarità, bensì di preoccupante lentezza di azione.

Forse avrei in effetti dovuto, per essere capita, parlarle in inglese, come al fine di evitare le incomprensioni sul security manager.

Rispetto a una situazione così grave e inedita nelle sue dimensioni, come quella che nostro malgrado stiamo vivendo in Valle d’Aosta, mi aspettavo una reazione e un’azione più forti, un comportamento proattivo più efficace. Avrei voluto rinvenire in Lei anche una maggiore capacità comunicativa rispetto alla popolazione valdostana, senz’altro più consapevole dei politici e quindi giustamente preoccupata e desiderosa di spiegazioni, trasparenza, linearità.

Con questo suo nascondersi dietro accuse di ignoranza e battute, quelle sì molto rapide, temiamo che ci sia - oltre alla mancanza di finesse, aplomb e scarso rispetto della donna che caratterizza l’ingessato mondo politico valdostano - un’estrema debolezza politica appunto.

Nel suo discorso di insediamento con l’avvio del nuovo governo, Lei in qualità di Presidente della Regione ha ampiamente parlato di dialogo e collaborazione con tutte le forze politiche. Fin da subito, però, questo dialogo si è di fatto rivelato un monologo, da parte sua ma anche di alcuni dei suoi assessori. Mi viene spesso da chiedermi che cosa intendiate per dialogo: a chi vi pone dei legittimi interrogativi, nella sua funzione ispettiva riconosciuta ai Consiglieri regionali, vi permettete di rispondere - tra l’altro a chi come me si impegna da sempre a fare del rigore il suo metodo - che si fa becera politica e che si vogliono diffondere informazioni devianti. Viene il dubbio che per voi il dialogo siano gli applausi registrati e mandati a loop.

Può anche darsi che sia umanamente troppo pesante, oltre che politicamente conflittuale, gestire i due ruoli che lo Statuto Speciale le affida di Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta con funzioni prefettizie. Lo spiegava già John Locke nel XVII secolo inaugurando la teoria della limitazione dei poteri, della separazione tra di essi, nonché del diritto di Resistenza. In attesa che si possa affrontare apertamente questa problematica – dopo oltre 70 anni di Autonomia che si sta quest’anno per festeggiare, senza la nostra presenza, in un clima davvero mesto - mi permetto di chiedere al Prefetto: come mai il Ministero dell’Interno dà senza indugio il via libera al Prefetto di Reggio Calabria per l’attività ispettiva antimafia nel comune di San Giorgio Morgeto e a Lei no? Chi o che cosa sta rallentando la procedura? E questo cumulo di funzioni, con i potenziali conflitti di interesse che si porta dietro, può in qualche modo influire?

Queste domande, dottor Fosson, non nascono solo dalla mia mente abituata a vivere di dubbi e interrogativi: se le stanno ponendo in tantissimi perché – come recita l’art. 54 della Costituzione - “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Stiamo infatti parlando di ndrangheta, di indagati e arrestati tra consiglieri ed ex assessori per reati associativi di stampo mafioso, di affari loschi, di infiltrazioni negli organi istituzionali, di voti di dubbia provenienza che delegittimano l’intero Consiglio regionale, di scioglimento di Consigli comunali, in sintesi di rapporti molto ambigui tra mafia e politica.

Forse, caro Prefetto/Presidente, sarebbe il caso di essere più seri e trasparenti, precisi nelle risposte, capaci di prendere in mano la difficile situazione.

Mi permetto di dirle che rivestire le massime cariche regionali implica il saper indicare ai cittadini valdostani la via per una coraggiosa presa di coscienza collettiva di quale humus abbia favorito tutto ciò e di come costruire una vera svolta, tutti insieme nel reciproco rispetto.

Con i sensi della nostra più alta considerazione

Daria Pulz

Per Ambiente, Diritti, Uguaglianza Valle d’Aosta

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