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FEDE E RELIGIONI | 14 febbraio 2019, 09:30

PAPA: Nella preghiera non c’è spazio per l’“io”

PAPA: Nella preghiera non c’è spazio per l’“io”

Nel Padre Nostro «manca la parola “io”», perché «non c’è spazio per l’individualismo nel dialogo con Dio». Lo ha sottolineato Papa Francesco all’udienza generale svoltasi mercoledì 13 febbraio, nell’Aula Paolo VI.

Continuando il ciclo di riflessioni sulla preghiera insegnata da Gesù, il Pontefice ha ricordato che «la vera preghiera è quella che si compie nel segreto della coscienza, del cuore: imperscrutabile, visibile solo a Dio». Essa «rifugge dalla falsità», perché «con Dio è impossibile fingere». Alla sua radice «c’è un dialogo silenzioso, come l’incrocio di sguardi tra due persone che si amano: l’uomo e Dio incrociano gli sguardi, e questa è preghiera. Guardare Dio e lasciarsi guardare da Dio: questo è pregare».Tuttavia, «nonostante la preghiera del discepolo sia tutta confidenziale, non scade mai nell’intimismo».

Nel segreto della coscienza, infatti, «il cristiano non lascia il mondo fuori dalla porta della sua camera» ma «porta nel cuore le persone e le situazioni». A questo proposito il Papa ha rimarcato l’assenza nel Padre Nostro della parola “io”. Gesù, ha spiegato, «insegna a pregare avendo sulle labbra anzitutto il “tu”, perché la preghiera cristiana è dialogo», e poi «passa al “noi”». Perfino «le domande più elementari dell’uomo — come quella di avere del cibo per spegnere la fame — sono tutte al plurale».

Difatti, «nella preghiera cristiana, nessuno chiede il pane per sé», ma «lo supplica per tutti, per tutti i poveri del mondo». Ecco allora «un buon insegnamento» che viene da Gesù stesso: «si prega con il tu e con il noi». Perché «non c’è preghiera elevata a Dio che non sia la preghiera di una comunità di fratelli e sorelle, il noi: siamo in comunità, siamo fratelli e sorelle, siamo un popolo che prega, “noi”».

«Nella preghiera — ha ribadito Francesco — un cristiano porta tutte le difficoltà delle persone che gli vivono accanto». E «se uno non si accorge che attorno a sé c’è tanta gente che soffre, se non si impietosisce per le lacrime dei poveri, se è assuefatto a tutto», allora significa che il suo cuore è «di pietra». Del resto, ha osservato il Papa, «Cristo non è passato indenne accanto alle miserie del mondo: ogni volta che percepiva una solitudine, un dolore del corpo o dello spirito, provava un senso forte di compassione, come le viscere di una madre». E proprio questo «sentire compassione» è «uno dei verbi-chiave del Vangelo».

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