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FEDE E RELIGIONI | 12 febbraio 2019, 09:30

PAPA: Denunciare i casi di sfruttamento e schiavitù

PAPA: Denunciare i casi di sfruttamento e schiavitù

Tutti devono collaborare alla lotta contro il traffico di esseri umani denunciando «i casi di sfruttamento e schiavitù di uomini, donne e bambini». Lo ha chiesto il Papa al termine dell’Angelus di domenica 10 febbraio, ricordando la quinta Giornata mondiale contro la tratta di persone celebrata venerdì 8.

Un’iniziativa che «invita ad unire le forze per vincere questa sfida» ha sottolineato Francesco, ringraziando «tutti coloro che combattono su questo fronte, in particolare tante religiose», e facendo appello «specialmente ai governi, perché siano affrontate con decisione le cause di tale piaga e siano protette le vittime».

Il Pontefice ha invitato i fedeli presenti a recitare con lui una preghiera a santa Giuseppina Bakhita, patrona delle vittime della tratta di esseri umani, invocando la sua intercessione per tutti coloro «che sono intrappolati nella schiavitù» e chiedendo che «le catene della loro prigionia possano essere spezzate. Ti supplichiamo — è stata l’invocazione conclusiva — di pregare e intercedere per tutti noi: affinché non cadiamo nell’indifferenza, affinché apriamo gli occhi e possiamo guardare le miserie e le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità e della loro libertà e ascoltare il loro grido di aiuto».

In precedenza il Papa aveva dedicato la sua riflessione al brano evangelico di Luca (5, 1-11) che racconta la chiamata di Pietro, la cui risposta all’invito di Gesù — «sulla tua parola getterò le reti» — rappresenta «la risposta della fede, che anche noi siamo chiamati a dare; è l’atteggiamento di disponibilità che il Signore chiede a tutti i suoi discepoli, soprattutto a quanti hanno compiti di responsabilità nella Chiesa».

Da parte sua Gesù, con la sua «potenza», permette a Pietro di effettuare una «pesca miracolosa». Questo significa, ha osservato Francesco, che «quando ci mettiamo con generosità al suo servizio, egli compie in noi cose grandi». Così il Signore «agisce con ciascuno di noi: ci chiede di accoglierlo sulla barca della nostra vita, per ripartire con lui e solcare un nuovo mare, che si rivela carico di sorprese».

Il suo invito a «uscire nel mare aperto dell’umanità del nostro tempo, per essere testimoni di bontà e di misericordia», dà «senso nuovo alla nostra esistenza, che rischia spesso di appiattirsi su sé stessa».

Infatti «il miracolo più grande compiuto da Gesù per Simone e gli altri pescatori delusi e stanchi, non è tanto la rete piena di pesci, quanto l’averli aiutati a non cadere vittime della delusione e dello scoraggiamento di fronte alle sconfitte».

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