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Chez Nous | 09 febbraio 2019, 12:00

Primavera valdostana

Primavera valdostana

Per la verità l’inverno non è stato così rigido da farci sospirare l’arrivo della primavera. Ma comunque i valdostani la invoca. Invocano però la primavera politica. “C’è bisogno di una ‘primavera’ i cui protagonisti siano ‘profeti di speranza, profeti di santità, che non abbiano paura di sporcarsi le mani, per lavorare e andare avanti’.

Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza venerdì mattina, 23 novembre scorsa, nella Sala Clementina, duecento partecipanti al quinto convegno nazionale “Spes contra Spem”.  Giorgio La Pira diceva che "esistono sogni che non possono essere sepolti dalle vicende della storia, perché essi superano le dolorose e contrastanti concessioni del tempo e i calcoli opportunistici di chi spesso quella storia la gestisce e la scrive. Esistono persone che incarnano in se stesse la visione di una realtà sperata, voluta, costruita, che continua a passare di mano in mano tra le generazioni e che non smette di trasmettere suggestione e fascino, perché richiama gli elementi essenziali della convivenza umana”.

Una visone quella di La Pira che non trova certo rispondenza in Valle d’Aosta. A chi abbiamo affidato le nostre speranze ha operato contro le nostre speranze. Da anni sempre i medesimi che si scambiano le poltrone. Da anni sempre gli stessi che fingono di governarci. Da anni sempre loro a reggere la coda dei soliti potenti e oggi sui social si lavano la coscienza dicendo che loro sapevano. Ma si sono guardati bene dal dirlo.

Spes contra Spem, la ‘Speranza contro ogni speranza’ è la Speranza che vince le difficoltà, che è caparbietà, che è impegno, che è metter tutto se stessi nella realizzazione di un progetto.

Ma è amaro constatare che in Valle nessuno ha un  progetto e assieme hanno affossato le nostre speranze. Più nessuno ha ideali. Più nessuno guarda fuori da Palazzo e chi è fuori dal Palazzo non guarda dentro.

(Luigi Di Maio ha detto che la Francia ha una «tradizione democratica millenaria» E quindi forse conta i millenni in un modo diverso da tutti noi)

Infatti i partiti, i movimenti, le forze politiche non esistono più. Esistono solo gli eletti che fanno il bello ed brutto tempo. L’unico impegno per chi ce l’ha è salvare la poltrona; per chi non ce l’ha è conquistarla.

E così presidenti della Regione che accettano di fare i vice presidenti del Consiglio; assessori che accettano di fare i presidenti del Consiglio; assessori e senatori che vanno a fare i Presidente della Regione; assessori che entrano ed escono dalla Giunta come entrare ed uscire da Villa Gina. Per chi non lo sapesse Villa Gina era il bordello di Aosta.

Assessori condannati che affidano incarichi legali per la tutela della dignità della Regione che loro medesimi hanno fregato. Politici in lite con la Corte dei Conti che danno lezioni di etica. Politici evasori fiscali che parlano di moralità. Tutti a salvaguardare sedia e rendita e nessuno che pensa alla Valle. Nessuno che si preoccupa e dice ai Valdostani che le casse sono vuote e dal prossimo anno saranno lacrime e sangue.

Loro hanno seppellito ogni tensione morale. Un amico mi ha scritto: Sarebbe bello un mondo dove ci fossero un po’ di ideali e di POLITICA vera e non tanta pochezza culturale. Sarebbe bello sì. Ma il fatto è che una volta conquistata la sedia perdono ogni dignità. Con i 35 consiglieri regionali non si riuscirebbe comporre una Giunta regionale in grado di fare POLITICA vera come la intende il mio amico.

La politichetta dei nostri politichini a fatica riesce a superare il perimetro di piazza Deffeyes. Di quello che succede a Roma nessuno se ne occupa. Tante Regioni italiane si sono espresse sul così detto Decreto sicurezza. La Valle d’Aosta zitta. Sacrifica gli ideali sull’altare della speranza di ottenere qualcosa da Governo centrale.

I politichini che dissertano tra loro su chi è più francofono ben si guardano dal prendere posizione sull’increscioso episodio di Di Maio e i gilet gialli francesi. Il solito amico mi ha fatto notare che il comune di Cuneo ha esposto la bandiera francese accanto a quella italiana per esprimere solidarietà alla vicina Francia. E mi ha chiesto: “Ma non ti sembra strano che una Regione che 'sarebbe' francofona come la nostra non faccia un po’ di POLITICA e non prenda le distanze da atteggiamenti aggressivi nei confronti dei nostri vicini? Basterebbe dare un segnale di conferma di buoni rapporti”.

Certo! Dovrebbe farlo. Ma il timore loro, il timore dei politichini, è che mentre vanno a recuperare una bandiera qualcuno gli porti via la sedia. Nessuno riesce a superarli in siedologia; altro che dignità e pochezza culturale. Anche i politichini anagraficamente giovani sono intellettualmentegià vecchi, sono già delle cariatidi e dei talamoni politici.

E così è che nulla si vede all’orizzonte e se qualcuno si affaccia lo fa senza alcun rapporto con il territorio. Tutto è studiato in qualche ufficio senza alcuna contezza della quotidianità. Spes contra spem; la primavera valdostana è ancora lontana e non sorgerà fino a che le cariatidi e i talamoni della politica continueranno a difendere la poltrona e gli ideali sono sopraffatti dall’arroganza, dalla prepotenza, dall’insolenza, dalla boriosità e dalla pochezza culturale.

piero.minuzo@gmail.com

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