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CRONACA | 07 febbraio 2019, 09:16

I Ministeri dell’Ambiente, della Pubblica Istruzione e della Salute devono informare i consumatori sui rischi di smartphone e cellulari

I Ministeri dell’Ambiente, della Pubblica Istruzione e della Salute devono informare i consumatori sui rischi di smartphone e cellulari

Con la sentenza pronunciata dal TAR del Lazio il 13.11.2018 e pubblicata il 15.1.2019 si chiude per il Prof. Angelo Levis ed i colleghi della APPLE – “Associazione Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog “un lungo contenzioso avviato per garantire il rispetto delle norme di Legge che sanciscono il dovere delle Autorità di informare i consumatori sui pericoli dell’elettrosmog.

Per ben 15 anni questi Ministeri hanno osservato il più completo silenzio riguardo ai rischi delle “nuove” tecnologie, basate sulla trasmissione con onde radio. Ora sono stati condannati a rispettare gli obblighi imposti dalla Legge e realizzare immediatamente campagne informative capillari, entro 6 mesi. Si tratta di un’informazione da tempo dovuta e dovrà essere sincera ed esauriente, ma anche comprensibile dai consumatori, soprattutto da quelli più giovani.

I Giudici amministrativi ritengono che, attraverso tale informazione, la grande platea degli utenti potrà orientarsi con maggiore consapevolezza sul mercato.  Come Federconsumatori riteniamo che una informazione corretta sia indispensabile per affrontare i seguenti argomenti: Competenze cognitive: la ricerca scientifica sul cervello ed i meccanismi neuronali ci indica come sia impossibile pretendere un uso “sensato” degli strumenti digitali da parte di un bambino o di un adolescente. (citazione da Prof. Dr. Teuchert-Noodt, Università di Bielefeld).

Sia che ci si avvalga di collegamenti via cavo, sia che si utilizzino reti senza filo, lavorare o giocare con un mezzo di comunicazione munito di schermo richiede una competenza cognitiva sviluppata – una premessa che la scienza indipendente considera possibile solo a partire dai 13 anni di età. Pretendere a gran voce di dotare la scuola di tablets è del tutto assurdo, oltre che deleterio. Elettrosmog: smartphone, smartwatch e tutti gli altri mezzi di comunicazione mobili funzionano attraverso reti wireless. Mentre il telefono fisso e i collegamenti informatici via cavo come quelli usati per computer e laptop non hanno inquinamento elettromagnetico in radiofrequenza, cellulari, smartphone & co. emettono microonde.

Questa tecnologia è stata catalogata tra i “possibili cancerogeni” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro (IARC) appartenente all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le ricerche condotte negli ultimi tempi da scienziati indipendenti hanno portato a chiedere una riclassificazione di questo rischio, portandolo nella categoria degli “agenti cancerogeni certi”. L’Ordine dei Medici austriaco consiglia di tenere spenti questi apparecchi il più a lungo possibile e accenderli solo in caso di reale necessità.

Per valutare correttamente i rischi va tenuto conto non solo delle potenze in gioco: l’Associazione altoatesina per la bioedilizia sottolinea ad esempio l’aggressività dei segnali Wi-Fi – in casa come negli ospedali, nelle scuole e nelle case di riposo. Privacy: i media digitali si prestano molto bene a sorvegliare il consumatore, monitorando i suoi spostamenti e acquisendo ogni sorta di informazione personale. Esistono ormai molte imprese che hanno fatto della raccolta ed elaborazione di enormi volumi di dati il loro principale campo di attività.

Il fatto che tali dati possano essere usati contro chi li ha forniti non rappresenta certo solo un’audace ipotesi, visto che gli scandali a questo proposito sono all’ordine del giorno. Ciò che risulta tecnicamente possibile viene anche realizzato, tutto qui. Si sta inoltre preparando la strada al 5G, che porterà non solo un impressionante aumento del numero di antenne, ma anche la possibilità di sorvegliare in modo molto dettagliato tutti i cittadini. Trappole sociali: i media digitali permettono la manipolazione degli utilizzatori e sono addirittura programmati per creare dipendenza.

Muoversi a testa alta nei “Social Networks” è quasi impossibile per un adulto – figuriamoci per un bambino! Conviene mantenere le distanze da questi media, considerandoli solo come strumenti ed evitando ogni forma di “amicizia”. Crediamo sia importante che anche gli Assessorati locali all’Ambiente, all’Istruzione e alla Sanità si attivino in collaborazione con le Autorità nazionali per un’informazione adeguata in materia.

bruno albertinelli

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