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Consiglio Valle | 07 febbraio 2019, 09:30

Io so che tu sai che io so

Io so che tu sai che io so

Io, persona comune del giorno d'oggi, so tutto e di più. Hanno coniato per me persino un neologismo, "tuttologo”. Basta il più piccolo sollecito e mi scateno in opinioni e giudizi, senza dubbi né scrupoli. Datemi in pasto un qualsiasi fatto di cronaca e avrete da me pareri  convinti e trancianti.

L’operazione Geenna? Ma come, non sapevate? Era evidente che c’era del marcio nella nostra isola felice, che i nostri politici sono corrotti e che i voti sono truccati.

Perché li abbiamo votati? Ah, questo non lo so. Di sicuro non per avere favori in cambio, io no. Forse altri... O forse perché siamo ingenui e ci vogliamo sperare sulle cose che ci promettono e credere in quelle belle persone che ci si presentano così seriamente.

Tu, politichino, sai che io so. Tenti di blandirmi ad ogni campagna elettorale, raccontandomi poi che tutto va bene e la Vallée è in gran forma, ma ultimamente stai un po’ tentennando. Ammetti che qualcosa è stato fatto a tua insaputa e anche che qualcosa non la sai perché non hai avuto la formazione per fare quel lavoro.

Ma tra di voi sempre lo stesso gioco: io sapevo, non sapevo, voi siete tutti  marci e noi siamo tutti angeli, cercando vecchie rivincite con il trucco dello scarica barile. E forse adesso sai anche che io so che racconti storie e non ci credo più tanto che sei così bravo e integerrimo. E allora non sai più come farmi abboccare al tuo amo.

“Io so che tu sai che io so” è un bel film degli anni 80. Parla di una coppia all’apparenza serena in cui il marito, per una serie di equivoci, si trova a scoperchiare una realtà completamente diversa, anche a causa di suoi errori, da quella che credeva essere la sua vita familiare. La moglie, nel frattempo, scopre che il coniuge conosce cose incresciose che coinvolgono sia lei che la figlia e tutto sembra precipitare.

Ma il film si chiude con i due che, come se niente fosse e quindi come se nessuno sapesse quello che sa, cercano di ripristinare un rapporto basato su più seri e solidi principi, con una recondita illusione di felicità e una patetica recita di vicendevole comprensione.

Credo, e forse temo, che lo stesso avverrà nella nostra politica. Come in momenti già passati, si troverà una quadra e su tutto si stenderà un velo pietoso. Per qualche poltrona in più i politichini passeranno sopra ai tradimenti, le offese e le accuse.

Ma a questo punto è così facile dimenticare che io so che tu sai che io so?

Panta Rey

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