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Chez Nous | 02 febbraio 2019, 12:10

Poutre e paille

Poutre e paille

Salvini segretario della Lega deve restituire 49 milioni agli italiani per avere incassato soldi senza averne diritto. E poi la fila è lunga: da Belsito a Bossi, da Bossi junior a Romeo, capogruppo al senato della Lega, e chi più se ne ricorda più ne aggiunga alla lista dei politici della Lega condannati per malefatte nell'esercizio delle loro funzioni. E poi Roberto Cognetta del Mouv.

E’ lunga la lista di chi non può infilarsi i guanti bianchi nelle mani ma che si ergono a moralizzatori della vita pubblica e che manifestano per le presunte infiltrazioni della malavita nella politica valdostana.

Mouv e Lega hanno organizzato una contro inaugurazione della Foire per non confondersi con chi a loro dire è connivente con l’ndrangheta per via dell’inchiesta in corso da parte della DDA di Torino e che ha portato all’arresto di alcuni politici.

Giusto e doveroso tenere alta la guarda contro il malaffare come da tempo chiede il consigliere regionale di Rete Alberto Bertin. Ma una cosa è tenere alta la guardia altro è sputare sentenze prima dei processi.

Sono troppi quelli che vedono la pagliuzza nell'occhio del prossimo, ma non la trave nel proprio. Il capofila dei moralisti a buon mercato, senza nulla togliere a tanti altri, è il consigliere del Mouv Roberto Cognetta che forse è approdato al movimento di Gerandin perché il movimento 5 stelle non lo avrebbe ricandidato per via di alcune pendenze fiscali e alcuni atti di pignoramento a saldo di debiti.

Lui, sempre impegnato a controllare l'operato delle controllate della Regione e fare le pulci a tutti e a tutto è uno di quelli che voit souvent la paille dans l'œil du voisin, mais jamais la poutre dans le sien propre.

Non perde occasioni per dare lezioni di onestà e capacità imprenditoriali, eppure da imprenditore quale è stato o è non ha certo brillato. Un antico adagio dice non fidarsi di chi non si fida. Dovrebbe dire se l’azienda di cui è socio, quanto meno lo era nel 2017, versa regolarmente i diritti camerali oppure dire se ha ottenuto finanziamenti europei per la realizzazione di corsi di formazione e rendere pubblici i bilanci.

Dovrebbe dire e spiegare agli elettori perché non ha versato al fisco più di 80mila euro saliti con gli accessori a oltre 122.000 euro. Per recuperare il credito l’agenzia delle Entrate si è rivolta alla Regione con il pignoramento del quinto delle indennità che percepisce.

Sbagliare è umano ma strumentalizzare fatti che coinvolgono altri politici è da geenna. Chi è già stato condannato a vario titolo non può gettare fango su chi è coinvolto in inchieste ma non è stato ancora processato né tantomeno condannato.

Tenere alta la guardia contro le infiltrazioni malavitose nella politica valdostana è giusto oltre che doveroso. Ma fino ad oggi non sono state emesse condanne nei confronti di politici o amministratore con l’accusa di associazione mafiosa o per contiguità alla criminalità organizzata.

Certo i dubbi possono anche essere leciti ma emettere sentenze prima dei processi è da giustizialisti. Soprattutto per i presuntuosi esperti di poutre e paille.

Ha detto Platone:  “Le brave persone non hanno bisogno di leggi che dicano loro di agire responsabilmente, mentre le cattive persone troveranno un modo per aggirare le leggi”.

E chi invoca elezioni anticipate per sbiancare la politica valdostana inizi a dimettersi dal Consiglio Valle così sarà possibile scioglierlo.

Comodo pontificare e mantenere la poltrona.

piero.minuzzo@gmail.com

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