Panta Rei | martedì 23 aprile 2019 16:50

Panta Rei | 30 gennaio 2019, 09:30

La politica va valutata con la testa

La politica va valutata con la testa

PREMESSA: le riflessioni che sto per condividere con voi erano già abbozzate giorni fa, prima di inciampare nello sconforto generale per gli ultimi accadimenti malavitosi che hanno coinvolto, ahinoi, nuovamente il mondo politico valdostano.

Così ho lasciato il tutto a decantare, chiedendomi se valeva la pena di farmi tante domande sulla politica in generale, quando quella a noi più vicina sta nuovamente barcollando sotto il peso dell’ennesimo scandalo. Almeno per quello che è il mio parere un legame c’è e quindi…

Secondo me, il danno più grande che il cosiddetto populismo sta creando nella nostra società è il volerci far credere che competenza, capacità e, perché no, cultura politica siano degli optional superflui per chi deve amministrare. L'importante pare essere solo saper individuare quello che la gente vuole sentirsi dire, e soprattutto promettere, e sbandierarlo ogni tre per due come cosa fatta.

Se poi una questione non è nell'immediato sentire comune, la prassi è diventata presentarla come indispensabile, quando non addirittura un pericolo imminente, affinché la soluzione diventi una nostra priorità e chi ce la prospetta assurga a salvatore. Noi sembriamo diventati incapaci di discernere ragionevolmente tra le parole e le reali possibilità di attuazione, tra le paure indotte e i concreti pericoli. I politici che amiamo e scegliamo finiscono per essere sempre coloro che enunciando o inventando i nostri problemi si fanno percepire come uno di noi, come noi e vicino a noi.

Questa impressione ci trasforma in idolatri ciechi e sordi alla ragione e questo, per il “bencapitato”, diventa la Bengodi delle urne. Io però non voglio che chi mi governa sia come me, io voglio che sia meglio di me. Voglio che abbia il senso dello stato e delle istituzioni che il popolo, specie le nuove generazioni, sta perdendo sempre di più.

Il ministro che colleziona gaffe ignoranti, quello che stappa bottiglie in piazza ogni qual volta il governo approva una sua iniziativa, quello che dimentica di essere avvocato e svilisce le elementari norme di tutela di un arrestato, nonché quello che non sa esprimere un concetto senza fare lo spaccone ed insultare chi la pensa altrimenti, o addirittura sorridere delle minacce ai suoi avversari…questi non sono i governanti che voglio come immagine dell'Italia.

Io persona comune posso essere d'accordo che gli immigrati sono troppi, che ci vorrebbe una lezione per chi "parla troppo" dei malaffari italiani, che altri stati non sono nelle condizioni di farci la morale, ma chi siede al governo deve saper  contenere le sue opinioni nei confini della legalità, dei basilari diritti comuni e, perché no, del buon gusto e buon senso che il ruolo impone.

CONCLUSIONE: anche alla luce degli avvenimenti locali, è evidente che la politica deve cambiare, non può continuare ad agire solo con l’occhio alla poltrona e ai sondaggi. Ma soprattutto deve cambiare il nostro modo di pensare la politica, non come fonte di possibili benefici (non necessariamente “favori” poco legali) a nostro uso privilegiato, ma comunque d’interesse immediato senza valutarne le potenzialità e le conseguenze.

Dovremmo smettere di fare ottusamente da esca all’ambizione politica e imparare a scegliere chi ci governa non in base alle sue moine ma alla reale competenza e alla credibilità delle intenzioni, per il solo bene della comunità.  Non è certo facile, ma possiamo provare.

La politica è forse l’unica cosa che va valutata di testa e non di pancia. Gli appuntamenti elettorali rischiano di essere tanti, è arrivato il momento di presentarci alle urne con un po’ di ragionata responsabilità.

panta rey

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