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Consiglio Valle | 27 gennaio 2019, 10:00

CALABRISELLA, QUANNU A 'LLU MURU I PANNI TU SPANNIVI...

Guai fare di tutta l'erba un fascio: se i voti calabresi movimentabili da alcuni protagonisti dell'ultima inchiesta giudiziaria sono solo tra i 300 e i 400 mentre i calabresi residenti sono 33 mila, qualcosa vorrà dire.

CALABRISELLA, QUANNU A 'LLU MURU I PANNI TU SPANNIVI...

CARA: centro di accoglienza richiedenti asilo. Per decenni la Valle d'Aosta è stata come un centro di accoglienza per intere generazioni di immigrati e tra questi di molti calabresi. San Giorgio Morgeto, Melito Porto Salvo, San Luca, Petilia Policastro, un elenco infinito di paesi di emigrazione quasi forzata per un posto di lavoro, per rivendicare il diritto alla dignità umana. E la Valle ne ha tratto vantaggio.

Cantieri edili, infrastrutture transfrontaliere, la Cogne acciai speciali, l'agricoltura e gli orti che risorgevano in piccoli e colorati appezzamenti di terra che nessuno più coltivava. L'integrazione con la comunità valdostana ospitante, dopo i due conflitti mondiali, è stata una sorta di work in progress al punto che molti calabresi, specie i più piccoli, sono riusciti a parlare il patois anche meglio di molti autoctoni, in particolare nei paesi della cintura di Aosta.

E i calabresi si sono mescolati con la restante popolazione condividendone riti e linguaggi, dando luogo anche ad una sorta di meticciato positivo, apportando nuova linfa ad un popolo che rischiava l'asfissia e lo spopolamento della montagna.

E i calabresi con il loro duro lavoro, integrandosi senza dimenticare le loro radici, hanno saputo contribuire alla produzione della ricchezza regionale, quel PIL (prodotto interno lordo) impregnato anche del loro sudore. Certo. come ovunque accade, hanno cercato spazio anche in politica.

Il Partito Socialista negli anni 70-80 e l'U.V. dagli anni 90 hanno saputo accogliere, più che altri partiti, le loro aspirazioni a partecipare alla vita pubblica. Certo, il rischio anche di infiltrazioni della malavita organizzata e le cronache, più o meno recenti, hanno dato e danno risonanza a questi fenomeni.

E questi rischi vanno combattuti. Ma attenzione a fare di tutta l'erba un fascio. Qualcosa di nuovo è già apparso all'orizzonte. I recenti risultati elettorali in Valle stanno a dimostrare una voglia di affrancarsi da vecchi "padrinati" ormai superati e anacronistici, frutto anche di una maggiore coscienza critica acquisita.

L'elezione di un deputato, di consiglieri regionali e comunali calabresi di diverse e molteplici appartenenze politiche stanno a dimostrarlo. Ed è questa la strada da seguire per il futuro: non più ricerca di una protezione personale, ma partecipazione attiva, disinteressata e solo per il perseguimento del bene comune.

Del resto, se i voti calabresi movimentabili da alcuni protagonisti dell'ultima inchiesta giudiziaria sono solo tra i 300 e i 400 mentre i calabresi residenti sono 33 mila, qualcosa vorrà dire. Forse la vecchia politica é ormai alla frutta...secca. E il colpo di grazia potrebbe venire da una nuova legge elettorale regionale che preveda la preferena unica. 

Romano Dell'Aquila

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