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CULTURA | 25 gennaio 2019, 10:44

Francobollo celebrativo bicentenario Cavallini Sardi

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente. Bozzetto a cura di Angelo Merenda. Tiratura: due milioni di esemplari, fogli da quarantacinque esemplari

Francobollo celebrativo bicentenario Cavallini Sardi

Duecento anni fa, il 1° gennaio 1819, veniva messa in circolazione, nel Regno di Sardegna la prima e unica Carta bollata postale, comunemente nota come “Cavallini sardi”. Oggi, il Ministero dello Sviluppo Economico ha emesso un francobollo celebrativo del bicentenario del bicentenario della introduzione della Carta postale bollata del Regno di Sardegna, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10€.  

La vignetta riproduce, su campo rosso, una delle tre impronte riportate sulle carte postali bollate messe in circolazione nel Regno di Sardegna il 1° gennaio 1819 e in uso fino al 30 maggio 1836, differenti nel formato e nel valore in funzione della distanza e del servizio.

Completano il francobollo la leggenda “BICENTENARIO DELLA INTRODUZIONE DELLA CARTA POSTALE BOLLATA DEL REGNO DI SARDEGNA”, le date “1819-1836”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”.

L’annullo primo giorno di emissione è disponibile presso lo Spazio Filatelia di Torino.  

Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

Per l’occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 12€.

Un po’ di storia a cura di Corrado Hertel Presidente Associazione Circoli di Torino e Provincia

Duecento anni fa, il 1° gennaio 1819, veniva messa in circolazione, nel Regno di Sardegna la prima e unica Carta bollata postale, comunemente nota come “Cavallini sardi”. Restaurata la Monarchia sarda nel 1814 dopo il crollo dell’epopea napoleonica, si decise di ridare corso alle vecchie leggi postali anteriori alla dominazione francese ristampando gli Editti preesistenti. Tali leggi potevano essere valide per la società dell’epoca, ma non erano più in grado di soddisfare le necessità sociali e commerciali del paese a distanza di tempo.

Sorsero organizzazioni di “pedoni” o “corrieri” ad iniziativa privata che inoltravano la corrispondenza ai destinatari più rapidamente ed anche in misura più economica delle Regie Poste. Evidentemente lo Stato non poteva tollerare tale situazione che ledeva il monopolio postale e per porre un freno a tale abuso, il 12 agosto 1818, fu emanato un nuovo regolamento postale, che prevedeva un maggior sviluppo del servizio, una maggiore precisione, una riduzione delle tariffe e una radicale modifica al regolamento relativo alle lettere trasportate da corrieri privati.

Questo ultimo punto fu ulteriormente modificato ed il Manifesto Camerale del 7 novembre 1818 dava notizia dell’emissione della “Carta bollata postale” avente le seguenti caratteristiche: foglio del formato di circa cm. 40 x 26, piegato in due con nella prima facciata l’impronta di un genietto a cavallo con corno di posta racchiusa in una cornice diversa a seconda dei valori, impresso con inchiostro azzurro su carta con e senza filigrana. I valori erano: 15 c. rotondo per recapiti corrispondenza fino a 15 miglia (1 miglio =2.466 metri); 25 c. ovale per recapiti tra 15 e 35 miglia; 50 c. ottagonale per recapiti oltre le 35 miglia. Con l’impiego dei fogli “Cavallino” il privato poteva affidare ogni lettera ad un “corriere” o “pedone” nel pieno rispetto del monopolio postale.

Questa importante innovazione riguardava solo la parte continentale del Regno sardo (Piemonte, Savoia, Liguria e Nizzardo) poiché nell’isola di Sardegna il servizio postale interno, fino alla riforma del 1850, era a totale carico dello Stato, per cui eventuali inoltri o servizi alternativi erano del tutto tollerati perché non violavano i diritti privati. Il brevissimo tempo intercorso tra il decreto e l’emissione rese necessario mettere in circolazione i fogli con l’impronta stampata con l’inchiostro in azzurro che ebbe validità fino al 31 gennaio 1820.

Nel frattempo, dal 1° gennaio 1820 entrò in vigore, con gli stessi valori, l’emissione definitiva ma in forma di timbro a secco in rilievo impresso al torchio senza cambiare l’immagine su carta filigranata “Direzione Generale delle Regie Poste” con, al centro, lo stemma sabaudo. Questa seconda emissione ebbe validità fino al 30 maggio 1836. Dopo tale data l’uso della Carta bollata           postale andò in disuso per il miglioramento del sistema postale. I “Cavallini” possono essere considerati i precursori del biglietto postale.

L’effigie dei “Cavallini” non è caduta nell’oblio. Ancora oggi figura nell’emblema di alcune associazioni e circoli filatelici. Le stesse Poste Italiane usano una busta con, in alto a sinistra, l’effigie di un “Cavallino” in rosso con, a destra, l’annullo “Giorno di emissione” sul francobollo emesso quel giorno. 

red. spe.

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