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CRONACA | 23 gennaio 2019, 23:30

Con operazione Geenna smantellata presunta ‘ndrina valdostana - I nomi dei 17 arrestati

La Dda di Torino e i carabinieri di Aosta accusano: nella Petite Patrie scambio illecito tra malavita calabrese e politica; sostegno elettorale in cambio di svariati aiuti a livello amministrativo

Con operazione Geenna smantellata presunta ‘ndrina valdostana - I nomi dei 17 arrestati

In cambio dei voti ricevuti alle elezioni comunali prima e regionali poi, avrebbe aiutato alcuni ndranghetisti tenendoli costantemente informati su attività amministrative riservate e intervenendo in ambiti lavorativi e politici. E' questa l'accusa infamante dalla quale deve difendersi Marco Sorbara, 51 anni, consigliere regionale dell’Uv, già assessore comunale di Aosta alle Politiche sociali, finito in manette all'alba di mercoledì nell'ambito della operazione Geenna della Dda di Torino e dei carabinieri di Aosta. Un fulmine a ciel sereno: martedì mattina Sorbara organizzava con alcuni ragazzi in un bar del capuologo uno dei tanti eventi ludico-sportivi che era solito promuovere con grande entusiasmo: meno di 24 ore dopo varcava la soglia di una cella d'isolamento.

Con lui (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa) sono state arrestati altri 16 personaggi, uno residente a San Luca in Calabria, tre in Piemonte e 11 in Valle tra i quali il 39enne compagno di partito Nicola Prettico, consigliere comunale di Aosta e dipendente del Casino de la Vallée di Saint-Vincent (entrambi nell'immagine a lato), considerato un diretto affiliato alla presunta 'ndrina. In carcere sono finiti anche Monica Carcea, 45 anni, originaria di Nova Milanese e assessore alla Programmazione al Comune di Saint-Pierre (concorso esterno in associazione mafiosa) e un noto avvocato del foro di Torino, Carlo Maria Romeo, legale difensore di imputati in quasi tutti i più importanti processi di criminalità organizzata celebrati a Torino (e secondo gli inquirenti implicato in traffici di cocaina). Secondo gli inquirenti a capo della 'ndrina ci sarebbe Marco Di Donato, artigiano edile residente in Valle, poi a seguire il 61enne Bruno Nirta e Antonio 'Tonino' Raso, titolare della nota pizzeria La Rotonda di Aosta. E poi: Roberto Alex Di Donato, 41 anni, elettricista, Vincenzo Argirò, 62 anni, nato a Locri (Reggio Calabria) e residente a Caselle Torinese (Torino); Francesco D'Agostino (58), nato a Polistena (Reggio Calabria) e residente a Caselle Torinese (Torino); Roberto Fabiani (46), nato a Chiaromonte (Potenza) e residente a Piossasco (Torino); Salvatore Filice (52) nato a Petilia Policastro (Crotone) e residente ad Aosta; Alessandro Giachino (40), dipendente del Casino di Saint-Vincent, nato ad Aosta e residente ad Aymavilles (Aosta); Francesco Mammoliti (48), nato a Opladen (Germania) e residente a Saint-Vincent (Aosta); Rocco Rodi (45) nato a Locri (Reggio Calabria) e residente a Bovalino (Reggio Calabria); Bruno Trunfio (49) nato a Chivasso (Torino), già detenuto nella casa circondariale di Genova.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, tentato scambio elettorale politico-mafioso, estorsione tentata e consumata, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e ricettazione di armi e favoreggiamento personale.

Quanto basta per qualificare come un vero e proprio ‘tsunami’ la nuova inchiesta giudiziaria che scuote il mondo della politica valdostana e della quale ancora non si conoscono i dettagli né i possibili sviluppi.  

L'avvio delle indagini

Gli arresti di ieri sono la prima fase operativa di un'inchiesta avviata nel 2014 e che nel corso di quattro anni ha consentito agli investigatori di poter ipotizzare l’esistenza di un sodalizio ‘ndranghetista operante in Valle e riconducibile alla cosca Nirta-Scalzone di San Luca (Reggio Calabria).

Secondo le prime risultanze dell'inchiesta, come ha spiegato in conferenza stampa il procuratore vicario di Torino, Paolo Borgna, sarebbe emersa“l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti tra la Spagna e l’Italia”.

Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e accertamenti documentali, gli investigatori avrebbero scoperto interferenze della 'ndrina nella politica locale, sostenendo la candidatura di Prettico per farlo eleggere al consiglio comunale di Aosta, con la convinzione di ricevere vantaggi dagli stessi in virtù dei ruoli politici ricoperti;

Sempre gli affiliati alla 'ndrina hanno tentato di avvicinare il candidato sindaco, Fuvlvio Centoz, per uno scambio elettorale, tramite Antonio Raso nel 2015, in piena campagna elettorale.

Dall'indagine è poi emerso anche un traffico internazionale di cocaina con al vertice i fratelli Bruno e  Giuseppe Nirta, quest’ultimo assassinato in Spagna nel 2017. A tal proposito è stato rinvenuto circa mezzo chilo di cocaina nella disponibilità dell'avvocato Romeo.

Tra gli arrestati, i nomi di alcuni dei quali nono sono stati resi noti, figura Ludovico Lucarini, fabbro di Piossasco, trovato in possesso di un chilo e 200 grammi di cocaina, due pistole e diverse munizioni ad uso, secondo gli inquirenti, dei sodali in Valle (a lato i carabinieri con le armi e la droga sequestrate).

 

L’ombra della massoneria

Dagli esiti di un viaggio di Nicola Prettico a San Luca, dove il consigliere avrebbe tentato l'affiliazione in una loggia massonica, la Dda si è convinta che esponenti del ‘locale’ di Aosta abbiano “intrattenuto rapporti con esponenti di logge massoniche, organizzando riunioni anche ad Aosta. L'affiliazione alla massoneria di alcuni partecipanti del locale di Aosta rappresenta un ulteriore elemento di collegamento con esponenti che ricoprono ruoli di rilievo nel settore economico, imprenditoriale e politico sia della società civile valdostana sia al di fuori dei confini regionali”.  

Così operavano i 'sodali' della 'ndrina

Tornando ad alcuni particolari dell’indagine, i fratelli Nirta  si incontravano con i loro ‘sodali’ nella pizzeria La Rotonda di Antonio Raso (nella foto), nel bar gestito da Giuseppe Di Donato a Sarre e al bar Free Time di Aosta. Con loro c’erano anche altri due arrestati in Valle: Alessandro Giachino e Francesco Mammoliti.  La Dda ha così ricostruito i rapporti tra i Di Donato, i Nirta,  Marco Sorbara e Monica Carcea.

In particolare, ha spiegato la coordinatrice della Dda, Annamaria Loreto,  “la Carcea si rivolgeva a Di Donato, Raso e Prettico, chiedendo loro di intervenire in modo intimidatorio per comporre le tensioni dei contrasti che aveva con altri assessori della Giunta comunale”, nonché “comunicava ad alcuni appartenenti al ‘locale’ di Aosta notizie riservate in merito al rinnovo di alcuni servizi comunali affidati a soggetti privati”.

Marco Sorbara, si legge nell'ordinanza di custodia del gip, "nei confronti della 'locale' manteneva una posizione di autonomia, agendo per tornaconto personale e tuttavia con la consapevolezza di così contribuire alla permanenza ed al consolidamento del sodalizio criminoso" e inoltre “teneva costantemente informato Antonio Raso di quanto accadeva all'interno della Giunta comunale di Aosta e, in particolare, delle delibere e delle decisioni oggetto di discussione, dando corso e seguito ai suggerimenti e alle indicazioni che Raso gli comunicava; nonché interveniva, su richiesta di Raso, per risolvere problemi di varia natura in materia di lavoro e di rapporti con l'azione amministrativa del Comune”, in favore di membri della comunità calabrese residenti in Valle d’Aosta.

Secondo il gip lo scopo della 'ndrina "è chiaramente quello di prendere il potere e governare la Valle d'Aosta e, in ultima analisi, di favorire ditte e società legate o vicine all'organizzazione per ottenere lavori pubblici; in altri termini, controllare ampi settori della vita politica ed economica della Valle d'Aosta".

In questa ricerca di potere assoluto secondo i carabinieri rientrano le minacce di incendiare il ristorante La Grotta Azzurra di Aosta se il proprietario non avesse affidato i lavori di ristrutturazione ad un imprenditore 'amico' della cosca o meglio di Marco Di Donato.

patrizio gabetti

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