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FEDE E RELIGIONI | 18 gennaio 2019, 09:30

PAPA: Vincere la durezza dei cuori

PAPA: Vincere la durezza dei cuori

Dalle chiusure pusillanimi e impaurite, dall’ideologia testarda ostinata e ribelle e dalla doppia vita di compromessi tra tentazioni e seduzioni Papa Francesco ha messo in guardia, nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 17 gennaio, rilanciando l’impegno a «non scivolare verso un cuore perverso». Ma a «crescere» con la parola di Dio, aperti «all’attività dello Spirito Santo».

Per il Pontefice lo spunto per la meditazione è venuto dalla «prima lettura: l’autore della lettera agli Ebrei (3, 7-14) ci invia un messaggio: è un avvertimento, un avviso ai nostri cuori, al cuore di ognuno di noi». Un «avvertimento molto chiaro: “Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente”». «È duro — ha rilanciato il Papa — dire a una comunità cristiana “state attenti che può succedere che fra voi qualcuno abbia il pericolo di avere un cuore perverso”».

Sì, ha insistito Francesco, «siamo tutti cristiani, siamo preti, suore, vescovi» ma «tutti, tutti abbiamo questo pericolo: slittare, scivolare lentamente verso un cuore perverso». «Sono tre le parole — ha affermato il Pontefice — che possono aiutarci a vedere cosa vuol dire questo teologo che ha scritto questa lettera, cosa vuol dire a noi, cosa è un cuore perverso». «La prima parola» è «“duro”, durezza di cuore; la seconda parola che usa è “ostinazione”, è proprio “ostinazione”».

E «la terza parola “seduzione”». Dunque, «durezza, ostinazione e seduzione» sono «tre parole che possono aiutarci a vedere se il mio cuore sta scivolando verso questo che chiama il cuore perverso». Il Papa ha affrontato, anzitutto, la questione della «durezza del cuore» constatando che «Gesù aveva trovato dappertutto coloro che erano chiusi al suo messaggio». Tanto che «l’evangelista Marco in un passo dice» che Gesù è «rattristato dalla loro durezza». Ecco il «cuore duro chiuso, il cuore che ha portato a termine la sua crescita e non vuol crescere, si mette sulla difensiva, si chiude: “Ma io con le mie idee vado bene, non portatemi storie”».

In realtà, ha fatto notare il Pontefice, «la durezza del cuore può avvenire nella nostra vita per tante ragioni, tanti motivi: per esempio un forte dolore, pensiamo ai discepoli di Emmaus: erano chiusi». E «il dolore fa duro, i colpi induriscono la pelle, e questi erano chiusi e quando Gesù parlava con loro dicevano: “No, non vogliamo sapere nulla. Sì, sono state le donne, lì, ma cose di donne che parlano e chiacchierano dappertutto e no, noi ce ne andiamo lontani, è stata una sconfitta. Punto”».

In pratica i discepoli di Emmaus «hanno chiuso il cuore per non soffrire» perché «il dolore ti può far chiudere il cuore e il dolore ha tante altre cose». Ma, ha aggiunto Francesco, «anche Tommaso, l’apostolo, non voleva sapere storie: “Abbiamo visto il Signore! — “Sì, sì, sì, ma se io non tocco non credo, non ci credo”». Un discorso «chiaro» di un «cuore duro per la sofferenza». A questo proposito, ha suggerito il Papa, «possiamo domandarci: io ho il cuore duro, ho il cuore chiuso? Io lascio crescere il mio cuore? Ho paura che cresca?».

Francesco ha ricordato che «si cresce sempre con le prove, con le difficoltà, si cresce come cresciamo tutti noi da bambini: impariamo a camminare cadendo, dal gattonare al camminare quante volte siamo caduti! Ma si cresce con le difficoltà». Ecco il significato della parola «durezza». E lo stesso discorso vale per la «chiusura», che è l’atteggiamento dei «pusillanimi». E, ha affermato il Pontefice, «la pusillanimità è un atteggiamento brutto in un cristiano, gli manca il coraggio di vivere, si chiude, è pusillanime». Ed ecco la domanda che Francesco suggerisce di porre a se stessi: «Io sono pusillanime? Io ho paura di fronte alle sfide della vita? Io ho paura a crescere?». Con la certezza che «un cuore pusillanime è perverso».

«La seconda parola è “ostinazione» ha proseguito il Papa. Ripetendo le parole della lettera agli Ebrei: «Perché nessuno di voi si ostini». Francesco ha ricordato che «Dio a Ezechiele, nel capitolo 2, gli dice: il popolo al quale io ti invio è un popolo ostinato, un popolo ribelle». Sì, «ostinazione e essere ribelle vanno insieme» e sono atteggiamento propri di «coloro che» dicono «no, io credo questo e la penso così». Insomma, ha aggiunto, «sono i testardi: è la testardaggine spirituale che anche è chiusa ma nelle sue idee e le difende». È proprio «l’accusa che Stefano fa a coloro che dopo lo lapideranno: “ostinati”».

In pratica, ha insistito il Pontefice, «sono coloro che non vogliono sentire niente di diverso da quello che pensano, sono chiusi ma nel proprio pensiero e non sono aperti allo Spirito Santo: sono gli ideologi». Del resto, ha affermato Francesco, «l’ideologia è un’ostinazione». E «la parola di Dio, la grazia dello Spirito Santo non è ideologia: è vita che ti fa crescere, sempre, andare avanti e anche aprire il cuore ai segnali dello Spirito, ai segni dei tempi». Invece «l’ostinazione è anche orgoglio, è superbia». Fa nascere «quella testardaggine che fa tanto male: chiusi di cuore, duri —prima parola — sono i pusillanimi; i testardi, gli ostinati, come dice il testo sono gli ideologi».

«Ma io ho un cuore testardo?» è la domanda su cui ciascuno dovrebbe riflettere: «Io sono capace di ascoltare le altre persone e se la penso altrimenti dire “ma io la penso così”? Sono capace di dialogare?». «Gli ostinati non dialogano» ha spiegato il Papa. Non lo sanno fare «perché si difendono sempre con le idee, sono ideologi». E «le ideologie quanto male fanno al popolo di Dio, quanto male, perché chiudono l’attività dello Spirito Santo». «La terza parola è “seduzione”» ha rilanciato il Pontefice, ripetendo le parole della prima lettura: «Nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato».

E «questa è l’atteggiamento più comune» ha riconosciuto e «tutti noi sappiamo» che «la tentazione è una seduzione: Paolo dice “io sono stato sedotto dal peccato” e poi, per spiegare ai romani bene, dice “il serpente sedusse Eva”». «Il cuore debole deve accorgersene che c’è qualcuno che vuole entrare e dominare il proprio cuore» ha spiegato Francesco. «È la nostra lotta quotidiana contro le tentazioni, contro le seduzioni». Ma «il diavolo non è stupido, è molto intelligente, più di tutti i teologi: è un grande teologo il diavolo, ma senza fede, con odio». E «lui sa come entrare nel cuore della gente e come proporre le cose».

Proprio «come ha fatto con Eva». Lo «sa: è il grande seduttore». E «le nostre tentazioni — ha affermato il Papa — vengono da lì: il cuore perverso è quello che si lascia andare per la seduzione e la seduzione lo porta all’ostinazione, alla chiusura e a tante altre cose». E «cosa può succedere» quando si è «sedotti dal diavolo? Con i duri, la pusillanimità; con gli ostinati e i ribelli, l’ideologia; e con la seduzione o ti converti e cambi vita o cerchi di fare compromesso». In pratica «un po’ di qua e un po’ di là, un po’ di qua e un po’ di là: “Sì sì, io seguo il Signore, ma mi piace questa seduzione, ma un po’” e tu incominci a fare una vita cristiana doppia». È una doppia vita di compromessi dunque e, ha rilanciato il Pontefice, «per usare la parola del grande Elia al popolo di Israele: voi zoppicate dalle due gambe».

Sì, «zoppicare dalle due gambe senza averne una ferma è la vita di compromesso: “Sì, io sono cristiano, seguo il Signore, sì, ma questo lo lascio entrare”». Proprio «così sono i tiepidi, coloro che vanno sempre al compromesso: cristiani di compromesso». Ma, ha messo in guardia il Papa, «anche noi tante volte facciamo il compromesso: quando il Signore ci fa sapere la strada, anche con i comandamenti, anche con l’ispirazione dello Spirito Santo, ma a me piace questo e cerco il modo di andare per i due binari, zoppicando dalle due gambe».

In conclusione, Francesco ha riproposto le parole e il contenuto del passo odierno della lettera agli Ebrei: «Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso, un cuore duro, che ti porti alla pusillanimità; un cuore ostinato che ti porti alla ribellione, che ti porti alla ideologia; un cuore sedotto, schiavo della seduzione, che ti porti a un cristianesimo di compromesso». Per questa ragione, ha suggerito, «chiediamo allo Spirito Santo che ci illumini per non avere un cuore perverso».

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