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FEDE E RELIGIONI | 17 gennaio 2019, 09:30

PAPA: Cristiani uniti nel sostegno ai più deboli

PAPA: Cristiani uniti nel sostegno ai più deboli

«Nell’affermazione della vera giustizia e nel sostegno dei più deboli», occorrono «risposte concrete, appropriate ed efficaci» mediante «una comune e concorde testimonianza»: lo chiede Papa Francesco a tutti i cristiani in vista della Settimana di preghiera per l’unità che inizia il 18 gennaio. Tre giorni prima, al termine dell’udienza generale di mercoledì 16, il Pontefice ha ricordato ai fedeli presenti nell’aula Paolo VI l’appuntamento di venerdì prossimo, con la celebrazione dei vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura, che inaugura l’ottavario ecumenico incentrato quest’anno sul tema “Cercate di essere veramente giusti”.

«Siamo chiamati a pregare — ha ribadito in proposito Francesco — affinché tutti i cristiani tornino a essere un’unica famiglia, coerenti con la volontà divina che vuole “che tutti siano una sola cosa” (Giovanni 17, 21)». Del resto, ha aggiunto, «l’ecumenismo non è una cosa opzionale».

In precedenza proseguendo le catechesi sul Padre nostro il Papa aveva commentato il brano della lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8, 14-16) nel quale — ha fatto notare — «la preghiera sembra voler arrivare all’essenziale, fino a concentrarsi in una sola parola: Abbà, Padre».

E poiché, ha aggiunto il Papa, «è raro che nel Nuovo Testamento le espressioni aramaiche non vengano tradotte in greco» bisogna supporre «che in queste parole aramaiche sia rimasta come “registrata” la voce di Gesù stesso: hanno rispettato l’idioma di Gesù».

E così «nella prima parola del “Padre nostro” troviamo subito la radicale novità della preghiera cristiana».Del resto, ha chiarito Francesco, «non si tratta solo di usare un simbolo — in questo caso, la figura del padre — da legare al mistero di Dio», quanto piuttosto «di avere tutto il mondo di Gesù travasato nel proprio cuore». Perché, ha assicurato il Pontefice, «se compiamo questa operazione, possiamo pregare con verità il “Padre nostro”».

Infatti «dire Abbà è qualcosa di molto più intimo»; significa chiamare Dio “Papà, Babbo”, il che permette — ha sottolineato Francesco — di avere con il Signore «un rapporto come quello di un bambino con il suo papà».

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