ECONOMIA | giovedì 17 gennaio 2019 04:39

ECONOMIA | lunedì 07 gennaio 2019, 09:00

Gli italiani sperano che 2019 porti cambiamento e ripresa

Gli italiani sperano che 2019 porti cambiamento e ripresa

Speranza, cambiamento e ripresa è quello che gli italiani auspicano per l’anno appena cominciato. Parole in apparenza distanti tra loro, ma che si fanno largo tra gli auspici per i prossimi dodici mesi secondo i dati del sondaggio di fine anno Coop Nomisma e le previsioni sui consumi 2019 del “Rapporto Coop”.

Sul gradino più alto del podio c’è la speranza, scelta dal 19% degli intervistati, anche se è crollata dal 34% del 2016. A soffiare sul collo della speranza c’è il cambiamento, che passa dal 14% del 2016 al 16% del 2019.  Gli italiani sembrano aver messo in soffitta il timore, che crolla dal 14% del 2016 al 4% del 2019, mentre il benessere conquista il 12% contro il 2% del 2016.

Sono gli under 35 e chi vive al Sud ad essere ottimisti e a cercare la novità. Proprio il Sud (27%) crede in un’accelerazione della nostra economia nei prossimi dodici mesi, invece Nord e Centro (20%) credono che l’Italia entrerà in recessione. Bassa la percentuale di anti-europeisti (7% a livello nazionale).

Tra attese e timori, però, gli italiani guardano anche al portafoglio e a preoccuparli è l’aumento per la spesa relativa a bollette e utenze (41%), i costi per carburante e in generale per il trasporto (31% mentre era 18% nel 2018), servizi sanitari e spese per la salute (24%, era 21% l’anno scorso). Nonostante questo, gli italiani, almeno l’83%, non rinunciano ai viaggi e all’acquisto di grandi elettrodomestici, arredamento (entrambi per il 55%).

A mettere d’accordo tutti è il cibo. Il 25% degli italiani è convinto che investirà di più nell’acquisto di prodotti a base di farina integrale, il 21% nei tradizionali e il 19% nei bio salutistici. Rallentano invece i veg (il 45% degli italiani dichiara che o non lo consumerà affatto o ne ridurrà il consumo, solo l’11% in aumento), i senza glutine e lattosio (il 47% non li consumerà o li ridurrà, solo il 10% in aumento) e i senza sale (il 29% non lo consuma o lo diminuisce, solo il 13% in aumento).

Sempre restando in tema, nel 2019 gli italiani preferiranno i ristoranti di cucina tipica e della tradizione (in aumento per il 19% e in diminuzione per il 10), facendo registrare un sorpasso nei confronti di fast food (in aumento solo per il 10% degli italiani ma in diminuzione per il 21%) e ristoranti etnici (crescono per il 9% e diminuiscono per il 15%). Per il tempo libero gli italiani prevedono di trascorrere più ore al cinema (in aumento per il 22%), di partecipare a più manifestazioni all’aperto (+19%), leggere di più (+32%) e fare anche più attività sportiva (+34%).

Speranze e prospettive che devono fare i conti con un quadro economico incerto.

Da un lato decelerazione economica e contrazione dei salari reali provocheranno una variazione del Pil inferiore all’ 1% (0,6%), dall’altro il potere d’acquisto delle famiglie potrebbe beneficiare di misure come il reddito di cittadinanza mantenendo un tasso di crescita prossimo all’1% con un ritmo superiore al Pil.

Su ritmi di poco inferiori la crescita dei consumi, comunque in calo rispetto agli andamenti 2015-2017 quando i tassi erano compresi fra l’1,5% e il 2%. Infine, guardando all’anno appena trascorso, chi sperava nel boom degli acquisti nel periodo natalizio deve purtroppo ricredersi. Contrariamente al Natale 2017 che fece chiudere l’anno con un boom inatteso di vendite, il mese di dicembre è in linea con l’andamento piatto che ha caratterizzato le vendite della grande distribuzione nel corso del 2018 e che non si discosta da quel leggero incremento già registrato nella prima parte dell’anno (+0,4%). Un segno positivo, va sottolineato, dovuto all’ulteriore crescita dei discount.

bruno albertinelli

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