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Chez Nous | sabato 05 gennaio 2019, 12:00

Isolazionismo alla valdostana

Isolazionismo alla valdostana

La classifica pubblicata nella tabella conferma uno dei luoghi comuni difficili da sfatare: le lauree in discipline scientifiche fanno guadagnare di più. Per capire come progettare il futuro è indispensabile conoscere il presente, analizzarlo e comprenderne le tendenze di medio lungo periodo. Sul breve infatti è pressoché impossibile incidere con scelte politiche strutturali.

Ebbene, dando una veloce lettura ai dati del report JobPricing 2017 emerge quanto la Valle d’Aosta si discosti dalla realtà del presente e di quanto sia ancora più lontana dal futuro. Se è vero, come è vero, che la ricchezza di un territorio è determinata da due fattori, PIL derivante dalle attività produttive e livello degli stipendi di chi in quel territorio vive, lavora e quindi spende, allora anche in questo caso la Valle d’Aosta ne esce con le ossa rotte.

Il turismo paga gli stipendi più bassi e precari (l’industria di contro già a partire dagli operai, paga di più con maggiori garanzie e continuità), l’imprenditoria del mondo della ricettività e del tempo libero è in difficoltà per un passato che ha visto le amministrazioni pubbliche sostituirsi ai privati e scomparire improvvisamente al momento della crisi.

Di più, da un’analisi di Confindustria Torino emerge chiaro che i luoghi in cui nel prossimo futuro ci sarà maggiore ricchezza e consumo saranno le megalopoli, ossia le città con oltre 10 milioni di abitanti.

E qui emerge non solo il problema dell’isolazionismo della Valle d’Aosta, ma di tutta l’Italia fatta di ormai troppi piccoli comuni che perseverano nel conservare la loro identità con le stesse modalità di un tempo: ogni comune deve avere il suo Consiglio comunale, la sua scuola, la sua chiesa, la sua caserma, e se è il caso può farsi supportare dalle mai estinte Province.

Ebbene, allora che fare? Siamo piccoli, puntiamo sul turismo, contiamo 74 comuni, la nostra università sforna psicologi e laureati in scienze politiche: laure brevi, neanche magistrali. Se le premesse sono vere siamo fregati. Non abbiamo ricette, ma pensiamo che tutti coloro che abbiano idee nuove fuori dai soliti schemi possano fornire il loro contributo per suggerire cure e azioni per un cambio di rotta.

Proviamo a iniziare il confronto per dare un futuro al Pays d’Aoste.

Premessa: dopo lo slogan Essere glocal - pensiero globale in una realtà locale - proviamo a tradurre in idee un pensiero forse più attuale:

Particolarismo aggregato. Se infatti non possiamo far parte di una megalopoli, quantomeno dobbiamo sfruttare il nostro particolarismo con delle aggregazioni verticali e trasversali.

Come: buttiamo via i contenuti della nostra università e con coraggio pensiamo ad una università che sia fucina di figure legate alle professionalità di cui il nostro territorio ha bisogno e che garantiscono salari più alti. Investiamo nell’industria 4.0.

Non con i soliti, inutili incontri promossi, guidati da consulenti burocrati che mai hanno fatto impresa e che da sempre vengono in Valle per dirci: avete un contesto ambientale fantastico, raccontatelo e rendetelo attraente.

Forse è il caso, più che di dare suggerimenti agli imprenditori che rischiano i propri capitali e non sono pagati dalla collettività, creare strumenti che permettano a chi lavora e investe e non a chi racconta come lavorare di estendere i periodi di stage da 6 mesi a due anni in un’alternanza scuola lavoro che segua la logica del 3 +1 (3 settimane in fabbrica e una in aula) per i diplomati che non hanno voglia di proseguire gli studi all’Università ma che abbiano il bisogno e la voglia di specializzarsi avvicinandosi al mondo del lavoro.

Potrebbe essere questo lo strumento utile per creare figure più professionalizzate e pronte ad entrare stabilmente in fabbrica e per consentire alle aziende di disporre di un bacino di candidature sul territorio di profilo più alto.

Ricordiamoci che fra 15 anni il 60% dei nostri figli faranno lavori che oggi non esistono!

piero.minuzzo@gmail.com

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