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Il rosso e il nero | 03 gennaio 2019, 09:30

LADRI DI PENSIONE

LADRI DI PENSIONE

Più che di "ladri di merendine" (copyright Camilleri), tenuto conto anche dell'immagine riduttiva che vorrebbe darne il governo, si potrebbe parlare piuttosto di ladri di pensione. Perché il costo per i pensionati secondo la nuova legge di bilancio va ben oltre le preoccupazioni di Arpagone, l'avaro di Molière.

"I pensionati neanche se ne accorgeranno" dice il capo del governo, ma non è così e invece se ne accorgeranno, eccome se se ne accorgeranno nei tre anni che ci stanno davanti. E sì, perché i tagli previsti all'adeguamento delle pensioni superiori a 1500 euro mensili dal 2019 al 2021 sono sostanziali e si aggiungono ai tagli già effettuati dai precedenti governi.

Il principio giuridico alla base delle pensioni nel nostro sistema previdenziale  è che si tratta di "retribuzione differita" e come tale soggetta ad adeguamenti periodici al costo della vita. Ebbene questo principio è stato violato, come violato è stato anche l'articolo 3 della Costituzione, che garantisce parità di diritti (e doveri) a tutti i cittadini. Ma, visto che i nostri governanti fanno finta di non conoscere i numeri di cui si tratta, noi queste cifre le abbiamo e le riportiamo qui di seguito.

A partire dalle pensioni superiori a 2000 euro lordi mensili (1500 netti) il danno per i pensionati in tre anni sarà pari ad una somma che andrà da 322 euro e progressivamente arriverà fino a 1638 euro per le pensioni lorde pari a 6000 euro mensili.

Tutta questa operazione vampiresca costerà ai pensionati ben 3,6 miliardi di euro al lordo delle tasse (ben 2,2 miliardi netti). Non si tratta di pensioni privilegiate ma di pensioni maturate con anni di lavoro e sulle quali si sono pagate tasse che vanno dal 30% dell'importo fino al 45% per le pensioni più elevate.

Ma, si dice, bisogna  pensare anche ad integrare le pensioni minime sotto la soglia di povertà. Nessuno sostiene il contrario, ma il costo di questa operazione non può gravare solo sui pensionati, va invece ripartito sull'intera collettività attraverso il sistema fiscale pubblico.

A parte il fatto che il meccanismo previsto può comportare una ulteriore grossa diseguaglianza perché, col tempo, le pensioni al di sotto di 1500 euro mensili, che beneficiano dell'adeguamento pieno al costo della vita, potrebbero superare quelle taglieggiate e appena al di sopra di tale cifra.

In tal modo chi ha versato meno contributi si troverà a godere di una pensione superiore a quella di chi ha versato più contributi. Del resto non c'è da meravigliarsi per queste cantonate governative che meritano il ricorso alla Corte Costituzionale.

Siamo ormai in un paese dove responsabilità, merito e competenza latitano da tempo, mentre trionfano irresponsabilità, demerito e incompetenza. 

Romano Dell'Aquila

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